L’angolo di coach Baldiraghi – Le chiavi di gara 6 tra Heat e Spurs

I San Antonio Spurs sono ad una vittoria dal loro 5° titolo NBA, ma gara 6 e l’eventuale gara 7 si giocheranno a Miami e gli Heat faranno di tutto per ribaltare la situazione. Gara 5  ha seguito lo strano andamento di tutte le partite della serie: tre quarti punto a punto e poi break decisivo di una delle due squadre, in questo caso gli Spurs che “ammazzano” la partita con un devastante parziale di 21-2 a cavallo degli ultimi due quarti.

Quintetti e accoppiamenti: coach Popovich ha schierato in quintetto (per la prima volta in stagione) Ginobili e Manu ha risposto da grandissimo campione segnando 24 punti e servendo 10 assist. Dal canto suo coach Spoelstra ha confermato il quintetto di gara 4 escludendo Haslem in favore di Miller, il quale ha fatto, sin dalle prime battute, grande fatica nel contenere la verve di Ginobili (4 pt e 2 assist nelle sue prime 4 palle toccate).

Miami gioca ormai sostanzialmente con un solo lungo, schierando Lebron James da #4 e alternando Bosh e Haslem in posizione di centro (con Andersen uscito definitivamente dalle rotazioni, anche se a mio parere avrebbe potuto dare intimidazione ed energia dentro l’area degli Heat) anche quando gli Spurs alzano il loro quintetto schierando Boris Diaw al fianco di Duncan o Splitter: e proprio Diaw si è dovuto occupare per lunghi tratti di gara 5 di Lebron, facendo un buon lavoro difensivo soprattutto in fase di anticipo (anche “faccia a faccia”) e cercando di contenere di fisico le situazione di 1c1 e l’atletismo in pivot basso dell’Mvp della Lega.

Anche San Antonio abbassa sempre più spesso il suo quintetto: Duncan e Splitter non giocano praticamente più insieme e Leonard ha sempre più minuti da #4 con compiti difensivi che lo portano sulle tracce di Lebron mentre in attacco sfrutta gli spazi concessi dalla difesa di Miami (che utilizza molte rotazioni e cambi difensivi contro gli attacchi dei texani) per colpire da 3 pt dagli angoli o farsi trovare con tagli improvvisi sugli scarichi dei penetratori.

Danny Green: in questo momento è lui l’MVP delle finali! Una storia fantastica quella di questo giocatore uscito da North Carolina, scelto e immediatamente tagliato dai Cleveland Cavs e un paio di volte da San Antonio, visto in Europa con l’Olimpija Lubiana e vicino all’ingaggio da parte di Teramo, tornato alla corte di coach Popovich ed ora grandissimo protagonista di queste Finals nelle quali ha battuto il record di canestri da 3 pt realizzati in una serie finale (appartenuto a Ray Allen che lo stabilì nella stagione del titolo a Boston). Proprio i tiri da 3 pt di Green hanno fatto la differenza in gara 5: prima con 3 bombe in fila nel secondo quarto che hanno dato la prima vera scossa alla partita (+17 Spurs) e poi il canestro (meraviglioso per pulizia tecnica) del 78-74 che ha innescato il break decisivo a favore di San Antonio. Come si dice Green vede il canestro “come una vasca da bagno”: è in un momento di grande convinzione e fiducia nel suo tiro e gli serve davvero poco spazio e pochissimo tempo per mettere a posto i piedi e fare canestri difficili anche da molto lontano.

Cosa deve fare Miami? Gli Heat sono in svantaggio ma tornano sul loro campo per impattare la serie e andare a giocarsi tutto in gara 7. Coach Spoelstra dovrà, come prima cosa, trovare qualche soluzione offensiva all’ottima difesa di San Antonio, sempre attenta a riempire l’area sulle iniziative sia di James che di Wade, costringendoli a tiri difficili o contestati (proprio un paio di contropiedi mal gestiti dalle due stelle di Miami hanno consentito agli Spurs di allargare la forbice del punteggio nel terzo quarto di gara 5); dovrà inoltre capire quale quintetti schierare in quali momenti della partita: se il quintetto offensivo con i tiratori (molto gradito a Lebron che puo’ trovare scarichi sui raddoppi proposti dalla difesa di Popovich) ma che ha pagato dazio in difesa in gara 5 soprattutto su Ginobili (perché non farlo marcare proprio a James?!?) oppure se tornare ad una strutturazione più fisica e più difensiva con Haslem (e perché no Andersen?) insieme a Bosh. E poi, in attacco, sprecare meno: troppi tiri facili sbagliati, troppe occasioni buttate al vento e poca lucidità nella lettura dei miss match creati dai quintetti atipici di San Antonio. In difesa la capacità di adeguarsi agli avversari da parte degli Heat puo’ essere un fattore importante così come la scelta di utilizzare molte rotazioni e cambi difensivi: la marcatura di Green è un rebus e, in gara 5, lo è stata anche quella di Ginobili che ha “massacrato” i vari Miller, Wade e Cole. Mi aspetto una grande reazione d’orgoglio degli Heat, soprattutto mi aspetto che Lebron James si carichi la squadra sulle spalle (come fece in gare 6 di semifinale lo scorso anno a Boston) giocando un po’ di più per se stesso e per le sue iniziative personali piuttosto che per mettere in ritmo i compagni.

Cosa deve fare San Antonio? Innanzitutto fare i conti con le condizioni fisiche delle sue stelle Parker e Ginobili: Tony è infortunato alla coscia destra, è stato ben gestito da Popovich ma sicuramente si presenterà alla partita decisiva non al top della forma; Manu ha giocato una pazzesca gara 5 e la domanda è se riuscirà a giocare un’altra gara di pari (o quasi) intensità 48 ore dopo…anche perché, credo, che San Antonio farà di tutto per chiudere la serie in gara 6! Coach Popovich dovrà fare attenzione alle fiammate sul loro campo degli Heat capaci all’American Airlines Arena di momenti di esaltazione fatta di difesa dura e di contropiedi conclusi anche con tiri da 3 in transizione: Miami ha grande capacità nell’allargare il campo (anche grazie alle doti di passatore di Lebron James) e se le rotazioni degli Spurs non saranno perfette, i tiratori di Miami possono fare davvero male sul perimetro. Gli Spurs in attacco dovranno metterci la solita pazienza nell’attaccare i cambi difensivi proposti da coach Spoelstra e giocare sia con situazioni di penetro-e-scarico ed extrapass sia con palla dentro-fuori per liberare i tiratori (Green, Leonard, Neal) sulle rotazioni di Miami, spesso in ritardo soprattutto con i giocatori posizionati negli angoli.

Come già detto, penso che San Antonio voglia andare a Miami con l’intenzione di chiudere i conti in gara 6 ma i Campioni in carica sono con le spalle al muro e non credo che vorranno abdicare così facilmente: per tutti noi “malati di basket” mi auguro una gara 7, per goderci una partita in più di questa fantastica serie di finale!