L’attacco dei Rockets, la miglior squadra NBA del 2014 – L’angolo di coach Baldiraghi

Gli HoustonRockets di coach Kevin McHale sono la miglior squadra NBA di questo inizio 2014 e si candidano ad essere i principali antagonisti di Oklahoma City per la conquista del titolo ad ovest e di conseguenza per guadagnarsi il diritto di giocare le Finals. 

In estate l’arrivo di Dwight Howard (protagonista di una stagione fallimentare e piena di infortuni ai Los Angeles Lakers) aveva destato qualche perplessità, soprattutto perché si voleva valutare, oltre all’integrità fisica, l’efficacia dell’inserimento del centro ex Orlando in un contesto di squadra reduce da una stagione comunque positiva e di crescita, e votata in particolare ad un gioco ad alta velocità con soluzioni offensive essenzialmente perimetrali.

E invece i dubbi sull’utilità di Howard sono stati fugati: James Harden e compagni hanno metabolizzato velocemente la presenza di un centro importante, Mc Hale ha lavorato per coinvolgerlo in attacco e lo stesso Dwight (anche grazie ai consigli di Hakeem “The Dream” Olajuwon?) si è dimostrato più disponibile ed efficace rispetto all’ultima stagione losangelina.

Oltre all’inserimento di Howard e allo straordinario talento del “Barba”, è stata la crescita degli altri giocatori a fare di Houston una squadra vincente: di Beverley, ormai in pianta stabile in quintetto base al posto di Jeremy Lin (comunque sempre utile entrando dalla panchina); di Chandler Parsons e del suo pazzesco tiro da 3 pt; dell’ atipico Terrence Jones e di tutta la panchina (Montiejunas, Asik, Garcia, Hamilton e Casspi).

La forza dei Rockets è sicuramente nel sistema offensivo, nel quale coach McHale è riuscito a trovare un equilibrio qualitativamente alto tra le soluzioni interne e quelle perimetrali o in transizione, che rimangono comunque quelle più cavalcate dall’attacco texano: è chiaro che avendo Howard è necessario coinvolgerlo e mettergli la palla in mano nella metà campo offensiva, anche per averlo più motivato e attento nell’aiutare i compagni in fase difensiva.

Le idee su cui si basa l’attacco di Houston sono in particolare:

  • a difesa schierata lavori su isolamenti sia per gli 1c1 frontali degli esterni (naturalmente Harden e ultimamente sempre di più per Beverley) sia per giocate spalle a canestro per i lunghi e per gli esterni: molto coinvolto Howard con situazioni semplici che gli consentano di prendere la palla usando il fisico (lavoro di auto blocco, taglia fuori offensivo e blocco-e-giro) e senza farlo muovere troppo per il fronte d’attacco; Harden fra gli esterni è quello che più degli altri va a giocare spalle a canestro, partendo addirittura da un pick’n’roll giocato come bloccante con il playmaker, per costringere la difesa a cambiare, così da sfruttare fisico (e tecnica) in post basso contro il playmaker avversario frequentemente più piccolo di lui;
  • utilizzo dei blocchi stagger sia per liberare i tiratori in uscita (Parsons) sia per sfruttare il blocco-e-giro dei lunghi e favorire o una loro ricezione interna o una soluzione di pick’n’roll anche qui preceduta da un lavoro di handoff;
  • utilizzo, naturalmente, di situazioni di penetro-e-scarico, con il solo Howard ad occupare l’area e con 4 tiratori sul perimetro pronti a punire aiuti e rotazioni tardive.

Vediamo nello specifico alcuni movimenti estrapolati dal playbook dei Rockets:

Fig. 1

Fig. 1

GIOCO BASE
Il gioco più utilizzato da Houston prevede inizialmente uno spostamento sul lato in palleggio del playmaker; sul lato opposto triplo blocco per #3 (Parsons) che va in pivot basso magari per “rubare” un canestro o per una ricezione e 1c1 spalle a canestro

Fig. 2

Fig. 2

#2, se la palla non va in pivot basso a #3, va a giocare un pick’n’roll come bloccante con #1 e poi si allarga per ricevere e giocare 1c1 in isolamento (Harden) frontale o spalle a canestro; intanto sull’altro lato si lavora con un doppio blocco per l’uscita di un tiratore per tiro immediato da 3 pt o per un taglio a “ricciolo” in area; #1 può anche decidere di giocare 1c1 dopo il pick’n’roll. I lunghi, dopo aver bloccato, si “aprono” verso la palla per dare una ulteriore linea di passaggio

Fig. 3

Fig. 3

PALLA DENTRO A HOWARD
Come abbiamo detto, le situazioni per consentire una ricezione in pivot basso a Howard non prevedono molti movimenti; spesso, come nel caso del diagramma qui a fianco, si utilizza un semplice lavoro di blocco-e-giro: Howard blocca per l’uscita di un esterno e poi lavora con tagliafuori offensivo o autoblocco per guadagnare la migliore posizione e acquistare maggiore vantaggio contro il suo avversario per poter ricevere e attaccare il ferro 1c1

Fig. 4

Fig. 4

BLOCCHI STAGGER
Molto utilizzati i blocchi stagger, sia per sfruttare le uscite dei tiratori sia per il lavoro di blocco-e-giro per i lunghi; partenza con #1 che si sposta in palleggio e prima uscita per #3 in posizione centrale

Fig. 5

Fig. 5

si lavora poi lungo la linea di fondo per la seconda uscita, quella di #2, con il tiro immediato o l’1c1 come prima opzione e con palla dentro su blocco-e-giro di #5 o pick’n’roll su 1/4 di campo come altre possibilità.

E’ indubbio che le sorti dei Rockets passeranno per le mani di Harden e dalla sua ispirazione e dalla capacità di tutto il gruppo di essere pronto ad affrontare le durissime gare dei playoff. Alla prossima.