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L’etica del lavoro di Bryant: quando il 17enne Kobe imbarazzò uno dei migliori difensori NBA

Dopo aver rotto il ghiaccio con la prima puntata della rubrica dedicata agli aneddoti più interessanti e meno conosciuti riguardanti l’etica del lavoro di Kobe Bryant, stavolta utilizzeremo la testimonianza diretta di Michael Cooper che alimenta la leggenda del Black Mamba.

Facciamo un salto nel passato, precisamente nel 1996. Kobe non è ancora maggiorenne, ma i Lakers avevano messo gli occhi su di lui ormai da tempo. E così Jerry West, a quel tempo general manager della franchigia, decide di organizzare un workout pre-draft con quel ragazzo di cui si parlava un gran bene e che tutti dicevano avere un bagliore speciale negli occhi.

Per testare le reali capacità di Bryant, West gli organizza una sfida 1vs1 con Michael Cooper. Sì, quel Cooper, che negli anni ’80 aveva vinto la bellezza di cinque titoli con i Lakers, affermandosi in qualità di uno dei migliori difensori perimetrali nella storia di questo gioco, il più temuto in assoluto da Larry Bird. All’epoca, Cooper si era ormai ritirato da sei anni, ma era comunque rimasto sul campo nel ruolo di assistente allenatore e quindi era in condizioni atletiche e fisiche buone per portare comunque a scuola un ragazzino.

Dopo 30 minuti di uno contro uno, West decide di aver visto abbastanza e richiama Cooper. «Madido di sudore e senza fiato», si descrive così l’assistente dei Lakers dopo essere stato messo in imbarazzo da Kobe. In una sfida a senso unico, Bryant ha prima iniziato a batterlo sistematicamente dal palleggio, dimostrando la sua esplosività, e poi, quando gli è stato richiesto di giocare in post, ha fatto di essere vedere molto più forte fisicamente di quel che poteva apparire, avendo solo 17 anni, contro un avversario completamente formato e molto più esperto. Mentre West incitava Cooper a spingere al massimo la sua difesa e ad essere più fisico, Bryant continuava a segnare senza paura.

«Non c’era paura in lui, una sfida del genere era quello che voleva. Aveva gli occhi della tigre». Sono state queste le parole che ha utilizzato Cooper quando poi negli anni ha ricordato quell’episodio. «E onestamente – ha aggiunto – credo che Jerry (West, ndr) sapesse già quanto fosse forte questo ragazzo. Lui sapeva che sarebbe diventato un uomo franchigia e un grande campione».