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L’etica del lavoro di Bryant: quando Kobe mise in imbarazzo l’intero Team USA 2008

L’etica del lavoro di Kobe Bryant è ormai leggendaria e ufficialmente riconosciuta anche da sua maestà Michael Jordan, che in passato ha definito il #24 gialloviola l’unico degno di essere paragonato a lui, almeno dal punto di vista della dedizione e degli sforzi fatti per raggiungere l’olimpo della pallacanestro. Nel corso degli anni, sono emersi tanti aneddoti sull’etica del lavoro di Kobe, che lo hanno reso nell’immaginario collettivo il più grande “topo da palestra” nella storia della NBA. Visto il successo riscosso dalla rubrica dedicata agli esempi di iper competitività di Michael Jordan, ne inauguriamo una nuova, che si propone di far conoscere gli esempi meno conosciuti dell’etica del lavoro di Bryant.

Iniziamo da una testimonianza recente di Dwyane Wade e Chris Bosh, che lo scorso novembre, in occasione dell’ultima partita della stella dei Lakers in quel di Miami, hanno svelato il loro ricordo più particolare riguardante Kobe, che è legato all’estate del 2008. Erano passati 10 giorni da quando i Lakers avevano perso le Finals e il Team USA aveva organizzato un primo mini-camp in vista delle Olimpiadi di Pechino. «Eravamo a Las Vegas – ha raccontato Bosh – e stavamo facendo colazione prima che iniziasse il primo giorno di allenamento, quando ad un certo punto arriva Kobe con il ghiaccio sulle ginocchia e grondante di sudore. In quel momento ho pensato “sono le 8 del mattino, da dove diamine spunta questo?”».

«Ci eravamo da poco svegliati – ha continuato Wade – e lo guadavamo tutti sbalorditi. Noi stavamo ancora sbadigliando e lui aveva già fatto un workout completo. Ciò ci fece riflettere molto su quello che stavamo facendo come giocatori». «Non dimentichi mai una cosa del genere – ha aggiunto Bosh – all’inizio pensavo volesse dimostrare qualcosa, e invece stava seguendo la sua normale routine. A quel tavolo eravamo tutti giocatori di primo livello, e poi c’era Kobe, che alzava l’asticella fin dal primo giorno». In tutto ciò, Bryant non fece una piega, per lui quello che aveva fatto non era nulla di straordinario: che cosa saranno mai tre ore di allenamento prima dell’alba per inaugurare il training camp?