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L’etica del lavoro di Kobe Bryant: la pazzesca storia di un trainer del Team USA 2012

kobe bryant team usa

Dopo le puntate dedicate alle testimonianze dirette del duo Wade-Bosh e di Michael Cooper, il nostro viaggio alla scoperta degli aneddoti più interessanti e meno conosciuti riguardanti l’etica del lavoro di Kobe Bryant continua, varcando forse i confini tra mito e realtà. Stavolta, infatti, ci occupiamo di un post comparso circa due anni fa e poi rimosso sul famoso “Reddit”, in cui un utente, presentatosi come un preparatore atletico di nome Robert, ha raccontato la sua storia su Kobe, che non è mai stata né smentita né confermata. Ecco la traduzione di questo post che ha fatto parecchio discutere.

«Ero stato invitato a Las Vegas per aiutare il Team USA con la sua preparazione prima di partire per Londra, dove è poi stata vinta la medaglia d’oro. In passato avevo già lavorato con Carmelo Anthony e Dwyane Wade, ma quella fu la mia prima volta con Kobe.
Ci siamo conosciuti il giorno del primo allenamento, ad inizio luglio. Abbiamo avuto una breve conversazione sugli esercizi fisici e sugli obiettivi dell’estate, dopodiché Bryant ha voluto il mio numero e io gli ho detto che nel caso in cui avesse voluto fare del lavoro extra, avrebbe potuto contare su di me in qualsiasi momento.
La notte precedente al primo scimmage ricordo che stavo guardando “Casablanca” per la prima volta ed erano circa le 3.30 del mattino. Stavo per prendere sonno nel letto, quando ad un certo punto sento il telefono squillare. Era Kobe.
“Ehi Rob, ti disturbo?”
“Uh no, che cos’è successo?”
“Mi chiedevo se potevi aiutarmi con qualche esercizio fisico, tutto qui”.
Ho controllato il mio orologio. 4.15.
“Sì certo, ci vediamo tra poco in palestra”.
Mi ci sono voluti almeno 20 minuti per prepararmi e lasciare l’hotel. Quando sono arrivato, ho trovato Kobe sul campo di allenamento principale. Era da solo, madido di sudore. E non erano nemmeno le 5 di mattina.
Abbiamo fatto un po’ di esercizi fisici per circa un’ora e un quarto, dopodiché siamo andati in sala pesi, dove Bryant si è allenato per altri 45 minuti. Poi ci siamo salutati: lui è tornato in campo per qualche tiro, io sono tornato in albergo e sono crollato.
Alle 11 dovevo di nuovo essere in palestra. Mi sono svegliato con una sensazione di sonnolenza e praticamente con ogni effetto collaterale dovuto alla mancanza di sonno. Grazie, Kobe.
Ciò che segue, lo ricorderò sempre molto vividamente nella mia mente. Erano presenti tutti i giocatori del Team USA. LeBron James parlava con Carmelo Anthony, coach K cercava di spiegare qualcosa a Kevin Durant, mentre dalla parte destra del campo c’era Bryant, sempre da solo, che tirava jumper. Sono andato verso di lui, gli ho dato una pacca sulla spalla e gli ho detto:
“Bel lavoro stamattina”
“Huh?”
“Gli esercizi. Bel lavoro”
“Oh sì, grazie Rob. L’ho apprezzato molto”
“Poi quand’è che hai finito?”
“Finito cosa?”
“Di fare esercizio di tiro. A che ora hai finito?”
“Oh, proprio ora. Volevo fare 800 canestri, quindi sì, ho finito adesso”