Lo sapevate che...

Michael Jordan e i 3 esempi che dimostrano la sua ipercompetitività

Michael Jordan è largamente considerato il più grande giocatore di pallacanestro di tutti i tempi. Sul campo era un vero e proprio killer, che non conosceva pietà e soprattutto che non aveva paura di prendere qualsiasi tiro, anche quelli più pesanti. Queste sono le cose principali di His Airness che tutti conoscono, ma nelle ultime settimane il nostro intento è stato quello di ricostruire un suo profilo psicologico e il suo comportamento “dietro le quinte”: qui, qui e qui potete trovare i nostri articoli precedenti a riguardo.

In particolare, stavolta ci occuperemo della sua natura ipercompetitiva, che era quella che lo portava a non avere nessun timore di esprimere le proprie opinioni in faccia alle altre persone, ma soprattutto che lo spingeva a voler primeggiare in tutto e a mettersi costantemente in competizione con chiunque avesse il coraggio di sfidarlo. Sono numerosi gli aneddoti riguardanti questo aspetto di Michael, personalmente ne ho scelti tre che reputo particolarmente significativi e allo stesso tempo piuttosto divertenti.

LA RIVINCITA CON IL COACH – L’estate del 1992 è passata alla storia della pallacanestro per la partecipazione del “Dream Team” americano alle Olimpiadi. Prima di giungere in quel di Barcellona, la squadra si è allenata a Monte Carlo. Qui, Jordan e l’allenatore della selezione statunitense, Chuck Daly, si sfidarono in una partita di golf, apparentemente amichevole, ma in realtà molto combattuta, con il coach che vinse per un colpo e promise di non giocare mai più contro l’allora stella dei Bulls. Michael, però, non era disposto ad accettare questa sua promessa, e la mattina dopo, più precisamente alle prime luci dell’alba, bussò alla porta del suo allenatore, fino a quando questo non venne ad aprire e acconsentì a disputare una rivincita. Volete sapere come andò a finire? His Airness vinse quella partita, esattamente per un colpo.

L’IMBROGLIO ALLA MAMMINA – Questo è l’episodio che ritengo più clamoroso, e anche stavolta non si tratta di vicende strettamente cestistiche o sportive. Il suo vecchio compagno, Buzz Peterson, ha raccontato questa storia, che non è mai stata confermata né smentita: una volta aveva invitato Michael a casa sua, in North Carolina, per giocare a carte con la madre. Ovviamente senza soldi, ma solo per il gusto di giocare. Quando però la signora si alzò per andare un attimo al bagno, Peterson colse Jordan mentre stava cercando di imbrogliare. Questo la dice lunga sul fatto che i soldi contino relativamente, lui vuole solo vincere, a tutti i costi.

IL PING PONG – Rod Higgins era un discreto giocatore da panchina tra la fine degli anni ’80 e l’inizio di quelli ’90. Nel 1986, la sua carriera non stava attraversando il suo momento migliore e, dopo aver giocato per quattro differenti squadre quell’anno, ha firmato un contratto di 10 giorni con i Bulls di Jordan, il quale era solo alla sua seconda stagione, ma già era il leader assoluto della franchigia e uno dei giocatori più straordinari della NBA. Un giorno, Rod e Michael giocarono a ping pong, e il primo ebbe la meglio. Inutile dire, invece, che His Airness era furioso per la sconfitta, perché perdere con Higgins non era affatto contemplato, in nessun campo. Dopo quella partita, Jordan comprò un tavolo da ping pong, tornò a casa e si allenò per mesi. Dopodiché tornò a sfidare Rod. E vinse, perché perdere è l’unica cosa che non è accettabile.