Lo sapevate che...

Michael Jordan e il trash talking: ecco cosa successe quando Darrick Martin osò sbeffeggiarlo

Quinto appuntamento con la rubrica dedicata agli aneddoti e agli episodi meno conosciuti riguardanti Michael Jordan, che ci servono per comprendere il più possibile la psicologia di un uomo tanto vincente quanto complesso. Nelle precedenti puntate abbiamo parlato della volta in cui distrusse la fiducia di Muggsy Bogues, di quando tentò di sviluppare Kwame Brown con il suo particolarissimo modo di fare, ottenendo però l’effetto contrario, del motivo per cui non parla più con Charles Barkley e del suo rapporto con Scottie Pippen.

Facciamo un tuffo nel passato, fino alla stagione 1995-96, quella del debutto sul palcoscenico della NBA dei Vancouver Grizzlies. il 30 di novembre c’era grande fermento tra i tifosi della neonata franchigia: era la notte in cui Michael Jordan e i suoi Bulls avrebbero giocato l’unica partita dell’anno in Canada e, nonostante la loro squadra venisse da 13 sconfitte consecutive, l’arena era gremita, soprattutto da persone che indossavano la canotta di MJ, perché era lui la principale attrazione di quella partita.

I Grizzlies si presentarono alla sfida con il peggior record della NBA e una striscia aperta di 13 sconfitte, ma in quella notte qualcosa di magico sembrava potesse accadere. Jordan stava giocando malissimo, aveva segnato solo 10 punti con 4/15 dal campo quando è stato panchinato per gran parte del terzo quarto. A 8’35’’ dal termine, Darrick Martin realizzò la tripla che permise ai Grizzlies di portarsi avanti 75-67: a quel punto tutto sembrava essere apparecchiato per l’impresa destinata ai libri di storia, dato che la peggior squadra della lega stava per battere quella che poi sarebbe stata nominata la più forte di tutti i tempi (ricordiamo, infatti, che i Bulls del 95-96 fecero registrare un record di 72-10, tutt’ora imbattuto).

Ma a rovinare una serata fino a quel momento perfetta fu lo stesso Martin, che ebbe un’idea decisamente malsana: dopo aver segnato il canestro del +8, si voltò verso Jordan e gli urlò “Ehi, Mike! Te l’avevo detto che ti avremmo battuto!”. Non l’avesse mai fatto… A quel punto Michael, che tra l’altro non stava neanche tanto bene fisicamente, decise che non poteva farla passare liscia all’incauto Darrick e rientrò in campo per gli ultimi 6 minuti.

Quei 360 secondi furono semplicemente l’essenza di Jordan: canestri in isolamento, in fadeaway, dal post, attacchi al ferro, schiacciate. Insomma, His Airness sfoderò tutto il suo repertorio e infilò la bellezza di 19 punti: con 4’23’’ ancora da giocare, già aveva ristabilito la parità, mentre a 2’ dal termine la partita era già finita grazie al suo ennesimo canestro in fadeaway per il +6. Quando ormai i Grizzlies non avevano più speranze di conquistare il successo, Michael si avvicinò a Martin e gli disse: “Adesso puoi chiudere la bocca, piccolo uomo. Te l’avevo detto di non fare lo stronzo con me”.