Lo sapevate che...

Michael Jordan, l’invidia di Clyde Drexler e la “Shrug Game”

Settimo appuntamento con la rubrica dedicata agli aneddoti e agli episodi meno conosciuti riguardanti Michael Jordan, che ci servono per comprendere il più possibile la psicologia di un uomo tanto vincente quanto complesso. Nelle precedenti puntate abbiamo parlato della volta in cui distrusse la fiducia di Muggsy Bogues, di quando tentò di sviluppare Kwame Brown con il suo particolarissimo modo di fare, ottenendo però l’effetto contrario, del motivo per cui non parla più con Charles Barkley, del suo rapporto con Scottie Pippen, dell’episodio di trash talking con Martin e della “Jordan Rules”.

Stavolta vogliamo concentrarci sulla rivalità tra MJ e Clyde Drexler, il cui rapporto era tutt’altro che idilliaco, dato che era pervaso dalla competitività e dall’invidia provata dalla stella di Portland. La quale voleva essere messo a tutti i costi sullo stesso piano del leader di Chicago, senza rendersi conto però di non poter reggere il confronto con uno dei più forti di tutti i tempi. In particolare, la sua invidia uscì fuori nel corso dell’esperienza olimpica all’interno del Dream Team americano del ’92, in cui Clyde affrontava Michael ogni volta che poteva con la massima cattiveria e voglia di batterlo.

Nel 1992, i due furono confrontati per l’intera stagione, con Sports Illustrated che addirittura considerava Drexler il rivale principale di Jordan, dedicando loro un’intera copertina prima dei playoffs. L’intento della famosa rivista americana era quello di creare una grande attenzione mediatica attorno al confronto tra questi due giocatori, con la speranza di rivivere una rivalità del calibro di quella tra Magic Johnson e Larry Bird che aveva in precedenza cambiato la storia della NBA.

Nelle Finals del ’92 i due si ritrovarono uno contro l’altro, e fu allora che Michael decise di mettere tutti a tacere e di dimostrare la sua superiorità nei confronti di Clyde. In particolare, in occasione di gara 1 His Airness ha vissuto uno di quei tanti momenti indimenticabili che hanno contraddistinto la sua carriera. Passato alla storia come “The Shrug Game” (volendo tradurre in italiano, sarebbe la partita dell’alzata di spalle), quell’incontro vide Jordan farsi beffe di Drexler sfoggiando proprio quella che era l’arma migliore del rivale, ovvero il tiro da tre punti.

Fondamentale in cui la stella dei Bulls non aveva mai primeggiato, ed infatti i Blazers speravano di costringerlo il più possibile a concludere da oltre l’arco, in modo da alzare le proprie chance di mettersi l’anello al dito. Ma Michael, che nella regular season aveva segnato solo 27 delle 100 triple tentate, nel primo tempo di gara 1 realizzò qualcosa di eccezionale: fece registrare un nuovo record delle Finals, firmando 35 dei suoi 39 punti complessivi nel solo primo tempo, mandando a bersaglio la bellezza di sei tiri dalla lunga distanza. Indimenticabile quando ad un certo punto, resosi conto della sua imbarazzante onnipotenza cestistica, alzò le spalle come a dire “che cosa posso farci se sono così forte e oggi segno triple come se fossero liberi?”

Dal canto suo, Drexler si fermò a soli 16 punti, non potendo far altro che inchinarsi al giocatore più forte di tutti i tempi. Il quale, nel post-partita, si paragonò per l’ultima volta a Clyde, che aveva segnato 114 volte da oltre l’arco in quella stagione: in particolare, disse che la stella di Portland era un miglior tiratore da tre solo perché lui aveva scelto di non esserlo. A voi le conclusioni…