Lo sapevate che...

Quando Michael Jordan distrusse la carriera di Muggsy Bogues

Michael Jordan è largamente considerato il più grande giocatore di tutti i tempi, e io, come tanti della mia generazione, sono cresciuto nel suo mito, paradossalmente anche grazie a Kobe Bryant, che si è confrontato con lui per l’intera carriera. Ho sempre avuto una predilezione per i giocatori di questo stampo: in campo MJ era spietato, un vero e proprio killer, che non aveva mai paura di prendersi i suoi tiri; lo stesso si può dire di lui fuori dal campo, era per natura competitivo oltre ogni immaginazione ed era anche piuttosto stronzo (lasciatemi passare il termine, ma ritengo sia il più appropriato). Di esempi di ciò ce ne sono davvero tanti, anche se Jordan non ne ha mai confermato o smentito nemmeno uno.

Dato che ultimamente mi stanno appassionando molto le ricerche sul profilo psicologico e umano di Michael Jordan, ho deciso periodicamente di condividere con voi tutti gli aneddoti più curiosi e meno conosciuti sul conto della leggenda dei Chicago Bulls. Oggi vorrei iniziare con uno che mi ha colpito particolarmente. Si tratta di una testimonianza di Johnny Bach, uno che la pallacanestro l’ha vista nascere, crescere ed evolvere. Dopo una breve carriera da giocatore, per quasi 20 anni ha allenato la squadra maschile della sua alma mater, la Fordham University, e per altri 30 è stato nel giro della NBA, soprattutto in qualità di assistant coach, ruolo che ha ricoperto tra l’86 e il ’94 per i Bulls, salvo poi passare agli Hornets.

Fatto questo piccolo excursus, possiamo arrivare al punto. Qualche tempo fa, Bach ha svelato un retroscena molto particolare su gara 4 della serie tra Chicago e Charlotte, valida per il primo turno dei playoffs della Eastern Conference. I Bulls conducevano 2-1, ma gli Hornets non avevano alcuna intenzione di cedere il passo facilmente e dettero grande battaglia per allungare la sfida fino a gara 5. Nei secondi finali di una partita molto intensa, Larry Johnson sprecò due volte la palla per la vittoria, permettendo così agli avversari di avere la meglio con il punteggio di 85-84 e di continuare la loro corsa nella post-season.

Il retroscena, però, non riguarda Johnson, bensì Muggsy Bogues: Jordan lo aveva preso in consegna e lo aveva annullato per tutta la serie, non permettendogli mai di prendere il ritmo. E così il folletto degli Hornets non era riuscito ad incidere in nessuna delle quattro partite, tirando costantemente sotto il 50% (6 punti con 2/10 in gara 1 e addirittura soli 4 con 2/12 nella decisiva gara 4, nonostante 33 minuti di utilizzo). Insomma, per lui fu una serie infernale, e MJ infierì ulteriormente nell’ultima partita, quando gli si mise davanti, lo guardò negli occhi e gli disse “Tira, fottuto nano”. Bogues ha eseguito, ma potete immaginare com’è finita… la palla non ha trovato il fondo della retina. Stando a quanto svelato da Bach, che all’epoca era assistant coach degli Hornets, circa un anno dopo quella partita, Muggsy gli avrebbe confidato che la sfida con Jordan gli ha rovinato la carriera, perché non riusciva più a ritrovare fiducia nel suo tiro.

In verità i problemi alle ginocchia riportati nella stagione 1995-96 potrebbero essere una motivazione più credibile per spiegare il declino della carriera di Bogues, ma allo stesso tempo non bisogna mai sottovalutare l’importanza dell’aspetto psicologico in uno sport del genere, soprattutto a certi livelli. Jordan lo aveva perseguitato e umiliato in quella serie, ed è plausibile che abbia danneggiato irreparabilmente la sua autostima.