Lo sapevate che...

Quando Michael Jordan illuse e umiliò costantemente il rookie Kwame Brown

Michael Jordan è largamente considerato il più grande giocatore di tutti i tempi, e io, come tanti della mia generazione, sono cresciuto nel suo mito, paradossalmente anche grazie a Kobe Bryant, che si è confrontato con lui per l’intera carriera. Ho sempre avuto una predilezione per i giocatori di questo stampo: in campo MJ era spietato, un vero e proprio killer, che non aveva mai paura di prendersi i suoi tiri; lo stesso si può dire di lui fuori dal campo, era per natura competitivo oltre ogni immaginazione ed era anche piuttosto stronzo (lasciatemi passare il termine, ma ritengo sia il più appropriato). Di esempi di ciò ce ne sono davvero tanti, anche se Jordan non ne ha mai confermato o smentito nemmeno uno.

Dato che ultimamente mi stanno appassionando molto le ricerche sul profilo psicologico e umano di Michael Jordan, ho deciso periodicamente di condividere con voi tutti gli aneddoti più curiosi e meno conosciuti sul conto della leggenda dei Chicago Bulls. La scorsa settimana abbiamo parlato di Johnny Bach e del suo racconto secondo cui MJ avrebbe distrutto la fiducia di Muggsy Bogues nel primo turno dei playoffs del 1995. Stavolta ci occuperemo dell’esperimento relativo a Kwame Brown.

Questo giocatore non penso che abbia bisogno di presentazioni, così come non è necessario dilungarsi su quella che è stata la sua carriera. Ai fini della nostra storia, è bene ricordare che nel 2001 Brown aveva appena terminato la sua avventura liceale e aveva deciso di non passare per il college basketball, dichiarandosi direttamente per il Draft. Qui è diventato il primo giocatore proveniente da una high school ad essere scelto con la #1: a selezionarlo furono i Wizards, che decisero di non ascoltare i vari campanelli d’allarme sul suo conto. Sì, perché Kwame era ben più di una semplice incognita: a 19 anni era un giocatore dominante per il livello liceale, dato che aveva un fisico che i pari età al massimo potevano cercare di contenere. Certo, la sua agilità era una qualità non indifferente, ma allo stesso tempo c’erano ancora troppi aspetti su cui lavorare per poterlo considerare un valido giocatore NBA.

Tralasciamo il fatto che alla fine si sia rivelato uno dei più grandi bust nella storia del Draft e focalizziamo la nostra attenzione su quello che è accaduto nel 2001, una volta approdato a Washington. Sapendo che avrebbe trovato Michael Jordan tra le fila dei Wizards, Kwame si aspettava di crescere tanto sotto l’ala protettiva del più grande giocatore di basket esistente. All’epoca era impossibile non tifare per una sua affermazione nella lega più competitiva del mondo: Brown era un 19enne molto sensibile e profondamente legato alla madre, che lo aveva cresciuto da sola insieme a sette fratelli. Questo perché il padre, una volta scappato di casa, era finito in carcere a vita per l’omicidio di una donna che frequentava. Insomma, l’infanzia di questo ragazzo era stata particolarmente difficile, un motivo in più per guardarlo con simpatia e sperare nel suo successo.

Un giorno Jordan decise di invitarlo a casa sua con la promessa che avrebbero lavorato insieme: sembrava aver deciso di interpretare la parte dell’idolo disposto ad aiutare un suo grande fan, e infatti disse a Kwame che avrebbe fatto tutto il possibile per renderlo una superstar. L’errore di Michael, però, fu quello di credere di poter fortificare e migliorare Brown buttandolo giù e intimandogli di rialzarsi da solo: non aveva messo in conto la natura fragile e delicata del ragazzo, che così finì per deprimersi molto presto. Di certo Jordan e compagni facevano ben poco per migliorare la situazione: His Airness lo umiliava costantemente, tanto da farlo scoppiare in lacrime davanti a tutti, e spesso superava ogni limite apostrofandolo in un modo molto poco carino (l’ultima volta che ho controllato, “dannato frocetto” è un’offesa piuttosto brutta…).

Sono diversi i pareri secondo cui MJ avrebbe svolto un ruolo principale nell’insuccesso della carriera di Brown, facendogli vivere un primo approccio infernale con la NBA, che per questioni di carattere non era pronto a sopportare. Ovviamente è esagerato e soprattutto errato scaricare tutte le colpe su Jordan, dato che Kwame purtroppo aveva dei limiti evidenti e una pressione sulle spalle che non poteva reggere, quindi è stato soprattutto un grosso errore di giudizio da parte degli scout e di chi lo ha scelto con la #1.