Lo sapevate che...

Un viaggio nell’infanzia di Vince Carter: basket, umiltà, musica e… capo banda

Qualche giorno fa mi sono imbattuto nell’immagine che potete osservare in copertina: ritrae un giovanissimo Vince Carter vestito da leader della banda musicale del suo liceo. Un semplice scherzo o c’è qualcosa in più che non so sull’adolescenza di questo grande campione? La grandezza di internet è che basta saper cercare le chiavi di parole giuste per scoprire in pochi minuti ogni risposta. Mi sono così imbattuto in diversi estratti del libro “The Vince Carter Story”, una biografia di Doug Smith rilasciata nel 2001 sull’allora stella dei Raptors, a cui mi sa proprio che vale la pena dare una lettura completa e approfondita.

E quello che ho appreso mi ha lasciato alquanto sorpreso: fin dalla tenera età, Vince era considerato uno dei maggiori talenti dell’intera nazione, soprattutto per via del suo atletismo fuori dal comune, che gli permetteva di attirare grandi attenzioni con le sue schiacciate, che i coetanei non potevano realizzare neanche nei loro sogni più profondi. Insomma, Carter era considerato una giovane stella già ai tempi del liceo, ma chi ha avuto modo di conoscerlo durante gli anni della Daytona Beach Mainland High School (Florida) ha sempre avuto stima di lui per una dote che esulava dalla pallacanestro in senso stretto: l’umiltà.

Sì, perché Vince non era uno di quei fenomeni precoci che già si sentivano delle star, firmando autografi nei corridoi dell’edificio scolastico o progettando già come spendere i soldi del primo contratto NBA. Questo per via dell’educazione impartitagli dalla sua famiglia, che lo aveva reso un ragazzo che mai avrebbe avuto la presunzione di sentirsi migliore degli altri. Nella sua visione, era un semplice liceale con delle abilità atletiche piuttosto straordinarie. In Florida tutti amavano Vince Carter, ma non solo perché aveva condotto la squadra al titolo statale ed era un talento sulla bocca dell’intera nazione, ma anche perché il contributo che dava alla scuola era enorme ed andava ben oltre la pallacanestro.

In particolare, è stato protagonista di diverse attività extrascolastiche. Era, ed è tuttora, un sassofonista di talento, infatti non era raro vederlo girare per i corridoi del liceo con il sax tra le mani, tra una lezione di musica ed un allenamento di basket: per rendere l’idea di quanto fosse capace anche in campo artistico, gli era stata offerta una borsa di studio di cui andava molto orgoglioso, ma che rifiutò perché sapeva bene che il suo futuro era la pallacanestro e non la musica.

Era anche membro della banda della scuola, anzi forse è più corretto dire che era il vero e proprio leader (e questo ci riporta alla foto di cui sopra), e nel tempo libero si dilettava a scrivere poesie. In tutto ciò, non era il classico secchione, ma tra i banchi di scuola se la cavava più che bene: aveva una media pari a B, perché sapeva che al college sarebbe poi stato importante mantenere buoni voti per giocare nella squadra. Insomma, ogni tanto è bello sapere che anche le più grandi stelle della NBA tutto sommato da ragazzi non erano poi così tanto diversi da noi.