Lonzo Ball e la scommessa Big Baller Brand | Shoe Game

Non bisogna essere necessariamente un grande fan del mondo NCAA per conoscere Lonzo Ball. La stella di UCLA è tra i candidati alle prime tre scelte del prossimo Draft NBA e di certo si tratta di un giocatore che ha fatto parlare di sé, anche solo per la sua famiglia. I fratelli LaMelo e LiAngelo sono giovanissimi talenti liceali di cui si parla un gran bene, specialmente del primo. Il padre, LaVar, è anch’esso un ex giocatore di basket collegiale e probabilmente il vero protagonista di questo articolo. LaVar infatti ha sempre dominato ogni circostanza mediatica relativa ai figli e in questi giorni ha fatto ulteriormente parlare di sé quando, insieme a Lonzo, ha deciso che lo sponsor tecnico del figlio sarà Big Baller Brand, l’azienda da lui fondata, e che la sua scarpa costerà 495 dollari. Questa decisione è il primo accenno di sliding doors che la carriera di Lonzo Ball può prendere.

Con la svolta professionistica del primo figlio, LaVar e il talentuoso Lonzo possono finalmente iniziare a parlare di soldi e accordi di sponsorizzazione. In ogni puntata di Shoe Game ripetiamo quanto al giorno d’oggi siano importanti le aziende di abbigliamento sportivo e lo streetwear in generale al giorno d’oggi, specie considerandoli legati a un preciso atleta di riferimento come è potuto essere Iverson con Reebok, LeBron James con Nike, Usain Bolt con Puma (per uscire dal basket) e via dicendo. A LaVar hanno quale cifra fosse la minima per firmare Lonzo e la sui risposta è stata “una sola: 1 miliardo di dollari in 10 anni per tutti e tre i miei figli”. Ed è proprio con questa frase che ha dato l’ultimatum a Nike, adidas, Under Armour e altri marchi. Una frase del genere equivale a entrare nelle sedi delle già citate aziende con il passamontagna e un fucile, specie considerando che UCLA ha già legami intensi con adidas, essendo uno dei college più storicamente legato al brand, e avrebbe quindi agevolato le trattative, e che Nike era fortemente interessata al giocatore, come detto da Phil Knight in persona. D’altronde cosa ci può aspettare da uno che ha dichiarato: “Ai tempi d’oro avrei distrutto Jordan in 1-contro-1 senza problemi”. Ok LaVar. Un dirigente Nike, George Raveling, anche ex allenatore collegiale, ha dichiarato che LaVar Ball rappresenta la cosa più negativa successa al basket negli ultimi 100 anni”.

I commenti di Raveling sono forti e possibilmente esgarati. Abbiamo visto cose ben peggiori e/o più tristi in NBA come la morte di Len Bias, l’omofobia di Tim Hardaway, qualsiasi cosa fatta da Donald Sterling, Anthony Bennett prima scelta assoluta, e soprattutto questo:

La svolta wannabe-gangsta di Radmanovic è responsabile di rivolte civili in tutti i continenti.

La richiesta di LaVar è senza senso per diversi motivi.

  • In primis ha preteso che Lonzo ottenesse una signature shoe fin dal suo debutto NBA, cosa che nel mercato di oggi non è concepibile. Consideriamo che gli unici ad avere una signature shoe in Nike sono LeBron, Durant, Irving e Paul George (continua anche la linea di Kobe Bryant), in adidas sono Harden e Lillard, in Jordan sono Chris Paul e Carmelo Anthony, mentre in Under Armour è Steph Curry. Tutti All-Star, tutti con solide stagioni NBA sulle spalle. Tra tutti questi, solo LeBron ha avuto una signature fin dal suo debutto, anche se non era effettivamente così: il primo modello della linea LeBron infatti non prende il suo nome, ma Air Zoom Generation. E’ stato dall’anno successivo che, vedendo anche il successo del ragazzo di Akron, Nike ha deciso di rendere le Air Zoom Generation il primo modello legato a LeBron, seguito quindi dalla Nike LeBron II.
  • LaVar ha anche detto che la signature del figlio con un grande brand non sarebbe costata meno di 200 dollari. Tutto ciò non ha senso perché una persona esterna non può, e non è in grado, di influenzare le logiche di mercato di una multinazionale, e soprattutto non è possibile decidere il prezzo di una scarpa tecnica senza considerare materiali e tecnologie implementate. Inoltre, consideriamo che tutte le signature shoe in commercio hanno prezzi ufficiali dai 110 ai 170 dollari, senza considerare tutte le possibilità di prezzi in saldo che un grande brand multinazionale, con centinaia di rivenditori, può permettersi di attuare.
  •  Il problema principale sta nel fatto che LaVar ha chiesto un miliardo di dollari (cifra che solo LeBron James ha potuto ricevere, solo nel rinnovo sottoscritto nel 2016) che includesse tutti e tre i figli sotto il nome Big Baller Brand, appunto. Diamo per sicuro il fatto che la cifra sia accettabile, non sarebbe comunque conveniente per un’azienda firmare tre giocatori potendo fare profitto con solo uno di questi. LiAngelo infatti inizierà il college l’anno prossimo (difficilmente sarà one-and-done), LaMelo invece tra tre anni e sappiamo bene come i giocatori liceali e collegiali non possano essere considerati come professionisti, motivo per cui non possono avere a che fare con contratti di sponsorizzazione fino alla firma con un agente, diventando professionisti in NBA, in D-League o in Europa.

Dopo tentennamenti, commenti e rifiuti, Lonzo ha quindi annunciato il suo arrivo in Big Baller Brand, il marchio del padre, mostrando in una video-presentazione su SLAM Magazine il modello a lui dedicato, le ZO2: Prime, acquistabili online su bigballerbrand.com per 495 dollari più spedizione (1000 se si prende l’edizione firmata da Lonzo). La cifra è impressionante e momentaneamente è in pre-order, motivo per cui, in base agli ordini di prenotazione, verrà prodotto una quantità definita di scarpe che verranno spedite a fine novembre.

Il modello può piacere o meno, ma resta il fatto che per questa cifra Big Baller Brand dovrà fornire un prodotto di prima qualità, dai materiali al packaging. Resta poi il fatto che BBB dovrà lottare più di altre aziende per fatturare grandi cifre. E’ vero che la famiglia Ball incasserà il 100% del ricavato dalle vendite, ma al tempo stesso dovrà sostenere costi di produzione, magazzino e spedizioni, senza parlare del marketing, delle grafiche, dei servizi fotografici, e via dicendo. Il tutto, senza avere rivenditori ufficiali ma affidandosi solo al proprio sito online, cosa molto rischiosa se il prodotto di punta è una scarpa tecnica da basket, ovvero qualcosa che necessita di essere provato in anticipo per essere sfruttato a pieno.

Big Baller Brand rischia quindi di essere l’ennesima azienda ambiziosa che rischia di schiantarsi contro un muro. Stavolta però il rischio è più grande: quello di associare l’immagine di un talento come Lonzo Ball a quella di un marchio a rischio e di un personaggio intrattabile come LaVar. Tante altre aziende che sfidano i giganti puntano su elementi peculiari e ben definiti: aziende minori come APL si concentrano sull’aspetto tecnico e su specifici elementi mediatici (come l’essere banditi dalla NBA), alcuni brand asiatici come Peak, Li-Ning e Anta si affidano a grandi budget per il marketing e a uomini immagine di rilievo come Tony Parker, Dwyane Wade, Dwight Howard e Klay Thompson, altri brand indipendenti invece, come Starbury di Stephon Marbury, puntano a un target popolare fornendo scarpe tecniche per 30 dollari.
Al momento Big Baller Brand non sembra offrire nulla di speciale: ha un uomo immagine di enorme talento ma che non ha ancora preso in mano un pallone NBA, ha un prezzo proibitivo e dal punto di vista tecnico/costruttivo sono ancora un enigma ma tendenzialmente indirizzato verso la mediocrità visto che per studiare tecnologie tecniche e manifatture di alto livello servono enormi quantità di soldi e tempo.

Solo uno dei favolosi meme che hanno riempito internet facendo ironia sulla similitudine tra le ZO2: Prime e uno dei modelli della linea Kobe

Lo stesso Marbury ha detto che gli sarebbe piaciuto collaborare con Big Baller Brand, aiutare lo sviluppo utilizzando i suoi contatti con aziende di produzione e distribuzione, LaVar però aveva altre idee dal punto di vista del marketing e ha preso un’altra strada. Non a caso Solecollector ha detto che che l’unico brand interessato a Ball era Ewing Athletics, tutte le altre hanno rifiutato, nell’ordine Nike, adidas, Under Armour, AND1, Brandblack, Anta, Li-Ning, Peak, Asics (che ora non è nel mondo del basket ma ha detto di volerci entrare).

Dopo un paio di giorni dal rilascio delle ZO2: Prime, giravano voci riguardo al fatto che BBB avesse fatturato oltre 2,5 milioni di dollari. Fatto decisamente smentito da una ricerca di nicekicks.com. Resta il fatto che quella di LaVar è un’iniziativa rischiosa quanto apprezzabile.
Ball sarà solo uno dei tanti mediocri, senza nemmeno i soldi degli sponsor, o una leggenda della pallacanestro a cui aggiungerà l’ulteriore traguardo di rivoluzionario nel mondo del marketing e dello sportswear? Tocca aspettare per dirlo, ma se Lonzo riuscirà a trascinare tutto il peso che si poggia sulle sue spalle, si guadagnerà un posto nella storia.

LiAngelo, LaVar, Lonzo e LaMelo. La Ball family e il team Big Baller Brand.