Lo sapevate che... Rubriche

Michael Jordan, la rivalità con Scottie Pippen e quell’unico campo in cui non poteva batterlo

Quarto appuntamento con la rubrica dedicata agli aneddoti e agli episodi meno conosciuti riguardanti Michael Jordan, che ci servono per comprendere il più possibile la psicologia di un uomo tanto vincente quanto complesso. Nelle precedenti puntate abbiamo parlato della volta in cui distrusse la fiducia di Muggsy Bogues, di quando tentò di sviluppare Kwame Brown con il suo particolarissimo modo di fare, ottenendo però l’effetto contrario, e del motivo per cui non parla più con Charles Barkley.

Uno degli aspetti di Michael che personalmente trovo tra i più interessanti, è il suo particolare rapporto con Scottie Pippen. Rapporto che si districava tra i sottili confini di amicizia e rivalità, che ha fatto la fortuna dei Chicago Bulls e la storia della NBA. Prima di entrare nel cuore della questione, c’è una premessa da fare: quanto seguirà è tutto frutto delle testimonianze di Johnny Bach, uno che la pallacanestro l’ha vista nascere, crescere ed evolvere. Dopo una breve carriera da giocatore, per quasi 20 anni ha allenato la squadra maschile della sua alma mater, la Fordham University, e per altri 30 è stato nel giro della lega, soprattutto in qualità di assistant coach, ruolo che ha ricoperto tra l’86 e il ’94 per i Bulls, salvo poi passare agli Hornets.

Quando Pippen ha fatto il suo ingresso nella NBA, era considerato un giocatore dalle qualità atletiche fuori dal comune, ma ancora lontano dall’essere completo. Nel corso degli anni, i suoi miglioramenti dal punto di vista tecnico furono però prodigiosi, ben oltre le previsioni anche dei più ottimisti. Volete sapere il motivo principale della sua grande crescita? L’essere costantemente messo alla prova da Jordan. Sì, perché quest’ultimo era ossessionato dalla competizione con Pippen: pensate che dopo gli allenamenti, spesso i due aspettavano di rimanere soli e si sfidavano in 1vs1 anche per un arco di tempo lungo tre ore. Secondo Bach, Scottie ha tratto un enorme beneficio dall’affrontare costantemente Michael, il quale lo ha davvero spinto oltre i propri limiti e lo ha reso il grande giocatore che è stato.

Dal punto di vista difensivo, in molti ritengono che Pippen sia stato il migliore di tutti i tempi. Non per Bach, che li ha visti giocare tutti i giorni: secondo l’assistant coach dei Bulls, Jordan era il difensore più forte, capace di annullare completamente il proprio avversario per tre minuti consecutivi. Fisicamente i due erano sullo stesso livello, ma la ferocia e il carattere con cui Michael era in grado di difendere erano senza eguali. Insomma, His Airness sembrerebbe che sia stato in tutto e per tutto superiore al suo leggendario compagno di squadra, ma non è così, perché c’è un particolare campo in cui ha sempre primeggiato Scottie: quello femminile. Sempre secondo Bach, l’ala dei Bulls era molto dotata in quel senso, più di Jordan, e infatti aveva sempre le ragazze più belle ad aspettarlo alla fine delle partite, ovunque si giocasse. In particolare, Madonna lo passava a prendere con una limousine (che aveva anche l’idromassaggio) ogni volta che Pippen si trovava a Los Angeles. Una volta Michael provò a dirle che lui avrebbe potuto soddisfarla meglio, ma ricevette come risposta un semplice “Non hai chance”. E questo lo faceva letteralmente impazzire: a creargli problemi non era il rifiuto della celebre cantante, di lei gli interessava poco o nulla, ma il fatto che qualcuno potesse essere migliore di lui in qualsiasi campo, anche se non direttamente collegato alla pallacanestro.