Old Timers Rubriche

Old Timers: La settimana milanese di Kevin McHale

Red AuerbachQuella mattina del 1980 Red Auerbach aveva guidato ancor più nervosamente e spericolatamente del solito per raggiungere il suo ufficio al Boston Garden.

L’idea che gli frullava in mente ora era ben chiara e doveva agire in fretta.

In palio c’era il completamento del progetto di rinnovamento e di crescita dei suoi Boston Celtics.

Il piano era scattato due anni prima quando il general manager dei trifogli aveva draftato, con un’autentica magata, Larry Bird alla sesta chiamata.

Come mai colui che avrebbe poi caratterizzato la NBA negli anni del boom era stato scelto così tardi? Per una serie di considerazioni piuttosto diffuse fra gli scout che indichiamo in ordine sparso:

  • Non salta
  • Terribilmente lento
  • In difesa non tiene nessuno
  • Carattere difficile
  • Non arriva subito nei pro perché vuol giocare il suo quinto anno nella NCAA, aveva infatti un anno da recuperare per il transfer da Indiana University ad Indiana State.

Tutte obiezioni assolutamente condivisibili ma quando, dopo aver condotto Indiana State alla storica finale NCAA contro Michigan State, Bird arrivò nella NBA dimostrò che tutto ciò non contava nulla di fronte ad uno dei più grandi geni ad aver mai indossato una canottiera ed usato un pallone da basket e che la sua mancanza di atletismo era un nonnulla rispetto al suo istinto per il gioco ed alla sua capacità di migliorare chi gli stava attorno, tanto da trasformare già dal suo anno da rookie una delle peggiori squadre NBA in quella col miglior record ad Est.

Però Bird nei play off si era trovato di fronte, al secondo turno, colui che deteneva il potere nella lega che dominava grazie al suo atletismo fuori scala per quei tempi ovvero Julius Erving aka Doctor J.

Contro il suo primo passo Bird non aveva nessun scampo, Erving in quella serie play off gli prendeva regolarmente la linea di fondo ed andava regolarmente ad affondare una comoda schiacciata di fronte alla seconda peggior squadra della NBA per stoppate elargite a gara. Nessuno di quei Celtics poteva andare ad aiutare adeguatamente Bird contro le entrate del Dottore.

larry_bird_kevin_mchale_1_photofileE qui entra in gioco il genio di Red.

Si ritrovava infatti in mano la prima scelta assoluta, ereditata da uno scambio passato coi Detroit Pistons, e andava adeguatamente sfruttata.

Auerbach, dopo aver nervosamente torturato il suo immancabile sigaro Havana, decide allora di chiamare il suo collega Al Attles, da pochi giorni passato direttamente dalla panchina dei Warriors al ruolo di general manager di Golden State. Ha per lui una proposta indecente: la sua prima scelta assoluta in cambio della terza e di Robert Parish, un centro proveniente dall’oscuro college di Centenary, che nei suoi quattro anni sulla baia aveva fatto benino ma senza incantare. Eppure in quel ragazzo di 2.13 che tutti chiamavano The Chief per quell’aria seria e truce da capo indiano Red Auerbach notava un potenziale non pienamente sfruttato.

Attles, ingolosito dal poter scegliere con la prima chiamata Joe Barry Carrol, accetta senza batter ciglio.

Red si accende il sigaro e lo aspira profondamente.

Ma per completare il suo piano c’è un ultimo ostacolo da superare durante i minuti convulsi del draft. Si chiama Utah Jazz.

E se la franchigia dei Mormoni avessero avuto la sua stessa idea? Cosa fare?

Non resta che aspettare poche ore e vederlo.

*** *** ***

Arriva il draft ed Attles non fa scherzi. Con la prima chiamata seleziona Joe Barry Carroll, il grande talento proveniente da Purdue.

Tocca ai Jazz. Sono istanti lunghissimi per Auerbach.

Con la seconda chiamano Darrell Griffith, la guardia volante di Louisville, fresco Most Outstanding Player delle finali NCAA nelle quali con 23 punti aveva trascinato i Cardinals alla vittoria su UCLA.

Red tira un sospiro di sollievo. Tocca a lui.

With the third pick the Boston Celtics select Kevin McHale from University of Minnesota.

Ora, oltre al sigaro, Red può mandarsi giù anche un dito di Irish Whiskey.

Ce l’ha fatta.

Si tratta solo di accordarsi sul contratto, arte in cui Auerbach è assoluto maestro.

mchale-jumperMa chi era questo ragazzo uscito da Minnesota con 15.2 punti e 8.5 rimbalzi a partita?

Nato nel 1957, secondo di quattro fratelli, ad Hibbing nel Minnesota.

Luogo ameno fondato nel 1893 da un emigrato tedesco di nome Frans Dietrich Von Ahlen che cambiò in nome in Frank Hibbing dopo aver fatto fortuna a New York, situato nella parte ovest dello stato dove quando comincia a nevicare non smette più,  dove la temperatura media minima fra dicembre e febbraio si aggira sui -20° e dove la fonte di sostenimento per le famiglia è la miniera.

Ed in miniera lavorava papà Paul, che al mattino metteva il caschetto e scendeva nelle viscere della terra per estrarre minerali da mandare alle industri metallurgiche di Detroit e Pittsburgh.

Ma il piccolo Kev prende i geni giusti, quelli raramente mentono, da mamma Josephine che di cognome fa Starcevich, è di origine croata ed è discendente da un gigante dinarico che aveva seminato il panico fra i villaggi balcanici un paio di secoli prima.

Il ragazzino però non è troppo interessato allo sport. Preferisce divertirsi, ridere cogli amici e correre dietro le gonne delle coetanee. Gli piace l’hockey ma raggiunto il metro e novantasei centimetri gli fanno notare che in quello sport è meglio avere il baricentro più basso per aver successo. Si dedica così al basket dove ha il fatale incontro con un altro discendente della stirpe balcanica: si chiama coach Milan Knezovich ed è lui ad insegnargli tutti i segreti del piede perno e del gioco old style.

Di origine polacca è invece il suo coach negli anni da junior e senior, si chiama Terry Maciej e spesso lo richiama pubblicamente  all’ordine chiedendogli di pensare meno alle donne e più al basket.

In quel momento entra il palestra la moglie del coach.

Non esattamente una bellezza.

Ecco perché ha sposato quella donna coach! Lei pensava troppo al basket e non l’ha guardata per bene!”

Con tutta la squadra piegata dal ridere, pure coach Maciej deve capitolare e scoppia a ridere.

Però McHale, che i compagni chiamano Mucker storpiando il suffisso Mc, in campo è un fenomeno e nel suo anno da senior è Mr Basketball del Minnesota. Sin lì il reclutamento più pressante era stato quella di Utah ma durante la finale dello stato McHale segna 51 punti pur non riuscendo a portare la sua Hibbing HS al titolo.

Dopo quella finale però arriva a casa McHale l’offerta per la borsa di studio per Minnesota University.

Kev, che era un grande tifoso di Jim Brewer ed i Golden Gophers, non ci pensa due volte e firma per loro.

Re del post basso
Re del post basso

Va così al college di Minneapolis dove nel suo quadriennio arriva ad essere il secondo realizzatore e rimbalzista all time. Coi Golden Gophers non vince molto ma ha l’onore di indossare la maglia della nazionale americana ai Panamericani del 1979 dove coach Bobby Knight gli insegna come sfruttare al meglio il suo corpo nei contatti sotto canestro pur chiarendo che “figlio di puttana… non provare però ad usare questi trucchi poi contro i miei Hoosiers!”

Dovrebbe andare anche alle Olimpiadi di Mosca nel 1980 ma il boicottaggio di Jimmy Carter lo tiene a casa e McHale non le manda a dire al presidente: “Quando noi invadevamo il Vietnam i Russi venivano a giocare alle Olimpiadi, mentre noi non ci presentiamo perché i sovietici fanno lo stesso in Afghanistan… non ha senso!”

Non fa una grinza.

McHale però scopre presto che trattare il contratto con Red Auerbach è molto più complesso che un trattato sugli armamenti nucleari USA-URSS.

Il suo agente allora, con un colpo di teatro lo spedisce a Milano per giocare con l’Olimpia.

In Lombardia lo trattano da re.

Alloggiato all’Hotel Executive di Porta Garibaldi, negli allenamenti Kevin McHale impressiona tutti. “Una superstar assoluta!”, lo ricorda così Toni Cappellari, general manager del Billy Milano.

Dopo gli allenamenti poi coach Dan Peterson e Mike D’Antoni lo portano nei migliori ristoranti e locali della Milano da bere. McHale, che come abbiamo detto adora divertirsi e le belle donne, pare apprezzare parecchio ma ogni sera quando torna all’hotel si attacca al telefono con il suo agente che continua ad avere pessime notizie.

Kevin-McHaleAuerbach non si muove di un millimetro dalla sua offerta di contratto.

Nel frattempo a Boston è cominciato il training camp e Larry Bird è parecchio perplesso.

Il nuovo centro di riserva Robert Parish è in una forma fisica terribile ed arranca pietosamente nei durissimi allenamenti del sergente di ferro, nel vero senso della parola essendo un sergente dei marines, coach Bill Fitch.

Mentre la prima scelta è dispersa in Italia.

Let him eat those spaghetti” dice alla stampa coach Fitch che negli spogliatoi continua a chiamare McHale “Spaghetti Man” con malcelata seccatura.

Siamo stati dei veri signori. McHale aveva regolarmente firmato il contratto” ricorda Cappellari “ed avremmo potuto fermarlo ma quando il presidente dei Celtics capitolò dando l’ok ad Auerbach per offrire a McHale la cifra che chiedeva noi lo lasciammo andare. Era inutile tenere un giocatore scontento e comunque firmammo John Gianelli che non aveva il suo talento ma era un grande difensore ed uomo squadra”.

Così Muckers salta sul primo aereo e vola a Boston. Appena sbarcato lo portano in palestra, gli danno i suoi indumenti e lo buttano in campo ad allenarsi.

Nella prima partitella è nella squadra B.

Larry Bird si prende allora un tiro.

Il suo tiro. Quello che non sbaglia mai anche se non salta un foglio di giornale. Ebbene mentre sta per rilasciare la palla vede arrivare una manona bianca che lo costringe a cambiar parabola all’ultimo momento.

Sdeng! La palla va sul ferro posteriore.

Solo un colpo di fortuna del rookie” pensa Bird.

Nel secondo attacco la squadra A serve ancora Bird. Attacca uno contro uno, disorienta il suo difensore e fa partire la palla. Dal lato debole arriva un aiuto e la stessa manona prende in pieno la palla e la lancia in tribuna. La mano di McHale.

Bird è fulminato, impressionato. Capisce di aver in squadra un difensore clamoroso. In grado di dargli finalmente l’aiuto di cui necessita quando si tratta di marcare Julius Erving.

Un paio di giorni dopo la seconda svolta.

I Celtics sono in tour pre-stagionale proprio a casa di Larry Bird a Terre Haute, sede di Indiana State.

Dopo la partita tutta la squadra è sul pullman pronta a partire per Evanston ad affrontare i Chicago Bulls.

Manca solo il capitano di mille battaglie Dave Cowens.

Arriva in ritardo sul bus e chiede a coach Fitch di potergli parlare in privato. Scendono dal pullman e si appartano a parlare. Dopo qualche minuto il capitano risale e chiede di poter parlare alla squadra.

Si ritira. Non ne ha più.

Allora scendi in fretta che dobbiamo andare ad Evanston e siamo in ritardo!” è quel burlone di ML Carr ad urlare dal fondo dell’autobus ma il ritiro di Cowens produce l’ingresso di Parish, che nel frattempo aveva recuperato una buona forma, in quintetto e la promozione di McHale a sesto uomo. E con questi due incredibili difensori-stoppatori ed il loro talento sotto canestro Boston decolla.

getty-images5 MchaleMcHale in particolare è un giocatore pazzesco. In certe partite non fa mai due volte lo stesso movimento offensivo, il suo footwork è raffinatissimo e crea dei movimenti mai visti prima, ha poi braccia lunghissime… sembrano infinite e non le usa solo per stoppare ma anche per tenere ben alta la palla dopo rimbalzo offensivo, ad altezze inarrivabili per gli avversari, che restano disorientati.

E come dice in quei giorni Pat Williams, il general manager di Philadelphia  “Tutti i giocatori NBA sono terrorizzati da McHale!”

E proprio i 76ers di Dr.J sono l’obbiettivo dei Celtics.

Nei playoff dopo aver strapazzato Chicago 4-0 ritrovano i 76ers nella finale della East, un anno prima Phila aveva sculacciato i C’s ed anche nella stagione 1980-81 Erving e soci si ritrovano sopra 3 a 1.

Boston vince gara cinque mentre in gara sei, coi Celtics sopra di uno, i 76ers danno palla ad Andrew Toney, conosciuto come lo strangolatore di Boston, e la guardia di Phila va a tirare per la vittoria che significa la seconda finale NBA consecutiva.

Ma dal nulla arriva una manona bianca.

Quella di Kevin McHale.

Palla respinta e si va a gara sette.

La gara decisiva è drammatica. I Celtics accusano uno svantaggio in doppia cifra e vincono con un canestro di tabella di Larry Bird mentre l’alley hoop sulla sirena per Julius Erving vola fuori del campo riportando Boston in finale dopo cinque anni.

The Big Three (Photo by Dick Raphael/NBAE via Getty Images)
The Big Three (Photo by Dick Raphael/NBAE via Getty Images)

La finale con Houston è dura ma Boston è superiore e vince 4-2 grazie ad una grande prova di Cedric Maxwell, uno da stimolare a calci nel sedere nelle partite che non contano ma che si faceva trovare pronto nei momenti importanti.

Quattordicesimo titolo NBA per il club del Trifoglio e l’impresa di Red Aurbach di riportare al top il suo club con un paio di mosse geniali è completa.

Negli anni a seguire Kevin McHale vincerà altri due titoli NBA nel 1984 e 1986 andando a formare con Larry Bird e Robert Parish “The Big Three” la più forte frontline di sempre nella NBA prima che gli infortuni di Bird e McHale – “giocare infortunato per me significava la camera delle torture”, ricorda Mucker – lo portano al ritiro nel 1993 dopo aver solo ed esclusivamente indossato la canotta numero 32 di Boston, per poi diventare manager e coach dei Minnesota T’Wolves e degli Houston Rockets.