Oscar e la partita della vita: la leggenda di Caserta lotta contro il cancro

Quando si parla di Oscar Schmidt un brivido percorre la schiena degli appassionati casertani, ma anche di quelli della pallacanestro mondiale. Il leggendario giocatore brasiliano è una sorta di Michael Jordan del basket internazionale: ha giocato per ben 26 anni, mettendo a referto 49.703 punti, ben 11mila più di quelli segnati da un altro che ha scritto la storia di questo sport, ovvero Kareem Abdul-Jabbar.

Purtroppo in queste settimane il brasiliano è impegnato nella partita più importante e difficile della sua vita: un mese fa è stato operato a Sao Paulo per un tumore maligno al cervello ed attualmente è impegnato nelle sedute di chemioterapia per provare a sconfiggere la malattia. Già nel 2011 era finito sotto ai ferri per rimuovere un tumore al cervello, ma in quel caso era benigno. Tutto il mondo in questo momento fa il tifo per il 55enne, un personaggio troppo importante che il basket non si può permettere di perdere così presto.

Oscar a Caserta è probabilmente il giocatore più amato di sempre, pur non avendo partecipato alla storica conquista dello scudetto: arrivato all’ombra del PalaMaggiò nell’estate del 1982, cambia la concezione secondo cui sono gli americani i maestri assoluti della pallacanestro. Niente di più sbagliato, perché questo ragazzone brasiliano (205 cm per 110 kg), fortemente voluto dall’allora allenatore Bodgan Tanjevic, nei suoi otto anni in bianconero sbalordì non solo una città ed una nazione, ma il mondo intero.

Grazie alle sue prodezze al tiro, fu ribattezzato “Meo Santa” e guidò Caserta alla vittoria di una Coppa Italia (1988) ed a due finali scudetto (1986 e 1987), entrambe perse contro Milano. Memorabile fu la finale di Coppa delle Coppe contro il Real Madrid di Drazen Petrovic nel 1889: in quell’occasione si affrontarono le due massime espressioni del basket internazionale, con Oscar che mise a referto ben 44 punti. Purtroppo non bastarono, visto che dall’altra parte Petrovic ne segnò 62 dando la vittoria alle merengues.

Altro suo soprannome è “O Rey do triple”: qui il significato è scontato, dato che ogni volta che si alzava da oltre l’arco era una gioia per gli occhi dei suoi tifosi ed una sentenza per gli avversari. Dopo il suo addio a Caserta, la dirigenza decise di ritirare la sua maglia numero 18. In soli 8 anni di permanenza nel campionato italiano, Oscar è diventato il secondo miglior marcatore di tutti i tempi, alle spalle solo di Antonello Riva, che però ha giocato quasi il doppio delle partite del brasiliano.