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Pistol Pete e il jump smash – Quando la pallacanestro è fonte d’ispirazione

pistol pete maravich

Pete Sampras è considerato uno dei più grandi tennisti della storia, sebbene il tennis sia lo sport in cui forse è più complicato fare una qualsiasi classificazione di tutti i grandi campioni che hanno contribuito a rendere così popolare l’erede della pallacorda longobarda – il termine “pallacorda” vi dice nulla, magari in relazione alla Rivoluzione Francese? – con giocate e vittorie memorabili. Eppure, l’ultimo grande interprete del serve and volley puro – stile di gioco per cui il tennista batte con grande potenza per poi “scendere” subito a rete e chiudere il punto – deve molto della sua popolarità a una giocata che riprese da un gesto atletico visto nella pallacanestro: la schiacciata con salto a piedi uniti.

In realtà, un simile gesto atletico su un campo da tennis si era già visto con Yannick Noah, padre del giocatore NBA nonché ottimo cantante. Una piccola parentesi su Noah è d’obbligo, poiché magari i più giovani non sanno che il colpo che oggi rende immortale Roger Federer fu reso celebre proprio da Noah, tanto che molti parlano di “colpo alla Noah” per indicare la giocata con cui un tennista, dando le spalle alla rete, colpisce la palla facendosela passare tra le gambe per evitare di subire il punto dopo essere stato sorpreso da un lob dell’avversario. Certo, Federer lo ha reso ormai un’abitudine, quasi come se fosse il colpo più semplice da eseguire tra tutti quelli possibili, ma negli anni Ottanta quello era il colpo alla Noah: una cosa che riusciva a far rimanere di stucco anche un certo Mats Wilander. Dicevo di Noah, il primo a far vedere lo smash su un campo da tennis, però mai con un salto a piedi uniti.

Sampras iniziò ad eseguire smash rifacendosi alle schiacciate di giocatori di pallacanestro, riuscendo a trovare un equilibrio perfetto per colpire la palla esattamente a mezz’aria saltando sempre a piedi uniti. Nel corso della carriera però, e qui wikipedia dice il contrario ma i video degli highlights rintracciabili facilmente su Youtube possono aiutare a suffragare quanto scrivo, Sampras passò a perfezionare questo colpo staccando su un piede solo per armonizzare il movimento del braccio e colpire con molta più potenza la palla, solitamente spedendola a terra nei primi 2 metri di distanza dalla rete. Il perfezionamento dello smash in salto permetteva anche di ottenere un piano di rimbalzo della palla migliore, impedendo così all’avversario di poter rispondere in qualsiasi modo al colpo, che veniva così soprannominato anche “slam dunk”, proprio come nella pallacanestro. La potenza, elemento chiave nel tennis di Sampras, tanto da fargli guadagnare il soprannome di “Pistol Pete” per quei servizi che raggiungevano, spesso e volentieri, i 215 km/h; “Pistol Pete”, altro elemento ripreso dal basket ma stavolta in una declinazione completamente diversa rispetto al soprannome con cui tutti conosciamo la leggenda Maravich.

Sampras fu così audace nel perfezionare lo smash in salto che chiunque dovette farne le spese quando si trovava ad affrontarlo nel circus: leggendari gli smash rifilati ad Andre Agassi nel solco di una delle rivalità più significative della storia del tennis. Emblematiche, poi, le risa stupefatte del telecronista di turno non appena vedeva Pistol Pete eseguire lo smash, in un gesto atletico che, per preparazione ed esecuzione, deve molto alla pallacanestro.