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Quella volta in cui LeBron James guidò fino a Detroit per ammirare dal vivo Steph Curry

Akron: la capitale mondiale dei pneumatici, nonché nella città natale di LeBron James e Steph Curry, due veri e propri prodigi della pallacanestro. Nonostante si passino solo quattro anni di differenza, LeBron è per tutti il Prescelto, il figliol prodigo di Akron destinato a grandi cose fin dalla più tenera età. Steph, invece, ha dovuto combattere contro tutti i pregiudizi della NBA scaturiti dalla sua stazza fisica, ma alla fine è riuscito ad emergere in qualità di uno dei talenti più puri ed esaltanti che si siano mai ammirati su un campo di pallacanestro.

Lo scorso giugno i due, che tra l’altro sono nati nello stesso ospedale, si sono sfidati nelle Finals, e per qualcuno tale evento è stato come un cerchio che si è chiuso. Sì, perché James non ha mai nascosto la sua ammirazione per l’attuale leader dei Warriors, anzi è stato uno dei suoi primi sostenitori ai tempi del college, quando la maggioranza nutriva seri dubbi sulle reali possibilità del figlio di Dell di adattarsi al piano superiore.

Nel marzo del 2008 LeBron, che a 23 anni era già universalmente riconosciuto per il suo talento, aveva giocato una Finals ed era a pochi mesi di distanza dal suo primo premio di MVP, era rimasto strabiliato da Steph, che nei primi due turni del Torneo NCAA aveva segnato complessivamente 70 punti contro Gonzaga e Georgetown. Allora James, che si trovava a Detroit per giocare contro i Pistons, si mise in macchina e decise di andare ad osservare dal vivo il ragazzino appena 20enne che tanto lo aveva esaltato e che riteneva essere destinato a grandi cose.

La presenza della stella dei Cavaliers non inficiò minimamente sulla prestazione di Curry, che anzi spedì a casa anche Wisconsin con la bellezza di 33 punti. In quell’occasione, LeBron ebbe la conferma delle sue impressioni: si trovava dinanzi ad un giocatore speciale, con un mix di capacità tecniche e di eleganza fuori dal comune, ma soprattutto senza alcuna paura di affrontare avversari più grandi e fisici di lui. Tra l’altro quella non fu l’ultima volta in cui James si fece vivo ad una partita di Davidson: a dicembre dello stesso anno vide Steph spararne 44 contro North Carolina State, rafforzando così le sue convinzioni.