Rituals

Rituals – Tutte le stranezze di Jason Terry, il giocatore più superstizioso della NBA

La superstizione fa parte della vita quotidiana di milioni di persone. E i giocatori della NBA non ne sono certamente immuni: se alcuni hanno semplicemente delle abitudini un po’ bizzarre e fuori dall’ordinario, altri invece prendono molto sul serio i riti pre-partita, convinti che certe cose possano influenzare realmente il loro gioco. La nostra nuova rubrica “Rituals” si propone quindi di andare alla scoperta delle usanze più strane e divertenti nel mondo della pallacanestro. E la prima puntata non può che essere dedicata a Jason Terry, largamente ritenuto il giocatore più superstizioso nella storia della NBA.

Il perché è semplice: la notte prima di ogni partita indossa i pantaloncini della squadra avversaria… per andare a dormire. Ma non è tutto, perché il giorno dell’incontro mangia sempre il pollo. Una volta entrato in campo, invece, fascia e calzettoni lunghi sono gli accessori che non devono mai mancare fin dai tempi del college. Nel caso in cui le cose non si mettessero bene e dovesse sbagliare troppi tiri consecutivi al suo primo ingresso, allora deve cambiare le scarpe appena è possibile.

Scelto con la #10 nel Draft del 1999, Terry dopo 16 anni è ancora nella NBA a portare il suo mattoncino, stavolta alla causa dei Rockets. Nonostante nel 2009 abbia vinto il premio di migliore sesto uomo dell’anno e due anni più tardi l’anello con i Dallas Mavericks, Jason non ha mai smesso di seguire i suoi riti, anche se con l’età che avanza qualcosina è cambiato: ad esempio, prima mangiava sempre il pollo fritto con le mani, adesso lo mangia alla griglia o arrosto.

Ma quando e dove è iniziato tutto? In Arizona, dove ha vinto il titolo NCAA del 1997. Proprio la sera prima della partita decisiva con Kentucky, Terry e il suo compagno di stanza, Mike Bibby, andarono a dormire indossando i pantaloncini degli avversari e, dato che poi vinsero l’incontro, da allora Jason ha conservato questa usanza piuttosto bizzarra, che la moglie dopo tanti anni ancora fa fatica a sopportare. Se invece volete un esempio di quanto questi riti influiscano sulla psicologia del giocatore, il più appropriato è certamente quello inerente il primo turno del torneo NCAA del 1998: allora Terry non indossò i suoi caratteristici calzettoni e sbagliò tutte le nove conclusioni tentate dal campo. Quando, invece, tutto gira per il meglio, per Jason è obbligatorio fare l’esultanza dell’aeroplano, perché porta bene e soprattutto lo aiuta a tenersi in ritmo, secondo lui.

Ma perché l’attuale guardia dei Rockets è così superstiziosa? La sua spiegazione è la seguente: “Vengo da Seattle, dove si dà la colpa di tutto alla pioggia, quindi ho imparato che bisogna sempre appigliarsi a qualcosa. Sono sicuramente una persona un po’ diversa dalla massa, le mie figlie dicono che sono strano”.