Shoe Game Focus: Adidas ha 180 milioni pronti per Wiggins, ecco perché non sarebbe giusto

Oggi in Shoe Game Focus avrei dovuto parlare di un’All-Star NBA che ha lasciato la Nike per un’azienda minore ma un’altra news recente ha sconvolto la mia routine, d’altronde era impossibile sperare che non dicessi nulla dopo un’uscita del genere. Non sapete di cosa sto parlando? Ovviamente del fatto che, secondo molti addetti ai lavori, l’Adidas avrebbe già pronto sulla propria scrivania un contratto da 180 milioni in 10 anni da offrire ad Andrew Wiggins quando il talento dei Kansas Jayhawks deciderà di lasciare il college e diventare professionista. In questo articolo vorrei spiegare come non solo l’offerta dell’Adidas sia spropositata ma, secondo me, sia anche un male per tutto il movimento legato al college basketball.

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Premessa: il contratto offerto dall’Adidas a Wiggins non è per niente ufficiale, si tratta solo di una voce di corridoio che è stata però confermata da ben tre fonti vicino al ragazzo e dai più importanti esperti del settore quindi la prenderemo per vera.
Iniziamo a spiegare perché si tratta di un’offerta folle. Se parliamo di Wiggins non c’è dubbio del fatto che stiamo discutendo di quello che molto probabilmente è il talento più atteso dai tempi di LeBron James ma non confondiamo il cosidetto “hype” con quello che è il vero valore, specie sotto il punto di vista del marketing, di un giocatore. Al giorno d’oggi infatti i tifosi fanno in fretta a dimenticarsi di un giocatore, specie negli Sati Uniti, ad esempio non scordiamoci che Thabeet fu scelto al Draft con la seconda chiamata assoluta, Oden con la prima e Joe Alexander con l’ottava mentre Tyreke Evans ha rischiato di cadere nel dimenticatoio dopo aver vinto il premio di Rookie dell’Anno. Cosa voglio dire? Semplicemente che tutti questi giocatori che ho citato hanno avuto più che ottime carriere dal punto di vista collegiale ma non sono riusciti a ripetersi in NBA per vari motivi quindi perché l’Adidas vorrebbe mettere a rischio così tanti soldi? Ovviamente perché se la carriera di Wiggins dovesse svoltare per il meglio i mancati guadagni derivanti dal fatto di non averlo messo sotto contratto supererebbero le perdite di un accordo da 180 milioni nelle mani di un’eterna promessa mai compiuta. In cosa allora stiamo esagerando? Facciamo due conti. Quando LeBron James diventò professionista firmò con la Nike un accordo da 93 milioni di $ in 7 anni (12.3 milioni all’anno circa) diventando il rookie più pagato di sempre da un marchio di calzature mentre quando Derrick Rose rinnovò con l’Adidas nel 2012, l’anno dopo aver vinto il titolo di MVP, chiuse un contratto da 185 milioni in 13 anni (14 milioni all’anno circa) che avrebbe potuto raggiungere i 200 milioni totali considerando tutti i bonus (15.4 milioni all’anno). Se non fosse già chiaro il nostro amico Wiggins, prima ancora del debutto in NCAA, avrebbe già pronta sul tavolo un’offerta base più alta del contratto di Derrick Rose con tanto di bonus dopo la vittoria di un premio di MVP della NBA. Forse stiamo davvero esagerando. Posso capire la consapevolezza nel tentare un investimento ma qui stiamo davvero superando il limite, parliamo di un ragazzino che non ha ancora dimostrato nulla, di certo il suo talento resta incredibile e dalle infinite potenzialità ma Wiggins al momento ha giocato solo a livello liceale, non lo abbiamo mai nemmeno visto a livello NCAA ed è risaputo che c’è un abisso tra il mondo dei licei e quello dei college, per non parlare del distacco tra la NCAA e la NBA. Con tutte queste variabili si merita già ora un contratto di 3 milioni all’anno più ricco rispetto a quello dato a uno che in NBA non ha solo dimostrato di saperci giocare ma ha vinto anche un titolo di MVP? Io non credo. Poi ripeto, magari Wiggins col tempo farà sembrare Michael Jordan un pivello ma non scordiamoci di dare tempo al tempo.

Ora arriviamo al punto che mi preme più di ogni altra questione analizzata fino a ora. Partirò dal principio. Ultimamente nei Draft NBA c’è una grandissima considerazione per i giovanissimi, nel senso che fino a qualche anno fa era difficile vedere un freshman chiamato con la numero uno assoluta al Draft perché inesperto, ora invece è più probabile che sia un senior a perdere posizione al Draft dato che la sua maggiore età lo rende meno futuribile. In poche parole viene favorito il talento, il potenziale, rispetto ai risultati effettivi ottenuti al college. Il risultato però non è sempre positivo, specie fuori dal campo, sono sempre di più infatti i giocatori che non si laureano o meglio che non provano nemmeno a laurearsi. In passato erano parecchi i giocatori laureati, poi magari non erano dei premi Nobel ma erano consapevoli che il college non era solo una categoria in cui giocare a basket, ora i migliori talenti liceali sanno che saranno considerati anche al college e al Draft principalmente per il talento mostrato all’high school e per questo motivo sono sempre meno invogliati a frequentare corsi di laurea a lungo termine, se poi aggiungiamo anche questi fatti recenti in cui i principali marchi di calzature non si fanno molti problemi a rivelare con un anno di anticipo contratti a 9 cifre allora sono il primo a non biasimare un ragazzino appena maggiorenne che decide di lasciare l’università per sguazzare nell’oro. Non è una novità che talvolta i brand che sponsorizzano i college passino qualcosa sottobanco ai giocatori più talentuosi per aiutarli economicamente (illegalmente) in cambio di un pre-accordo sul contratto di sponsorizzazione che il giocatore in questione firmerà da professionista ma addirittura far sapere con tutto questo anticipo le cifre astronomiche di un contratto mi sembra eccessivo. Come ho già detto, a quelle condizioni, non resterei a Kansas nemmeno io.

Sia chiaro che per ora sono solo voci anche se sembrano confermate da molti esperti, sappiate anche che la Nike gradirebbe pareggiare l’offerta di Adidas e per questo, se si dovesse innescare lo scontro diretto tra le due aziende, il valore del contratto potrebbe anche crescere.
Io a questo punto ho finito la mia riflessione, spero di ricevere alcune vostre opinioni a riguardo. Chiudo semplicemente dicendo che in NBA, così come in tutte le leghe americane, era possibile trovare tanti atleti laureati nelle migliori università e anche per questo motivo potevamo parlare della NBA come di un mondo completamente a parte ma se anche in questo campo i soldi e i contratti prenderanno il sopravvento addirittura prima del debutto nella stessa NBA allora non sarà che un ulteriore passo indietro per il basket e un passo in avanti per un mondo in cui gli esempi, i modelli da seguire offerti dallo sport saranno ragazzoni con macchine sempre più grandi e un vocabolario sempre più piccolo.