Storie di pallacanestro

Quando Doctor J sfidò le leggi della fisica e Magic gli chiese di rifarlo

Quando Julius Erving era al liceo, aveva un ottimo amico che chiamava “Professore”. Soprannome guadagnato perché adorava parlare e dire la sua opinione su qualsiasi argomento. Questo amico un giorno decise che anche Erving doveva averne uno: se lui era il professore, Julius doveva essere il “Dottore”. Questo nickname si è poi evoluto in Doctor J ed ha fatto la sua comparsa per la prima volta sulla scena della pallacanestro professionistica nel 1971, ovvero in un periodo piuttosto confuso nella storia di questo sport.

Cinque anni prima, una nuova lega, l’American Basketball Association, era stata creata da alcuni imprenditori con l’intenzione di impiantare franchigie nei posti che la NBA non aveva ancora raggiunto. Meglio conosciuta per la sua introduzione del tiro da tre punti, l’ABA promuoveva uno stile di gioco veloce ed acrobatico ed aveva quindi bisogno di giocatori di determinate caratteristiche. Tra tutti quelli che sono passati in questa lega, nessuno è stato mai anche solo avvicinabile a Doctor J.

Da mediocre giocatore che non arrivava al metro e ottanta di altezza al primo anno di high school, Erving è cresciuto in maniera incredibile nel giro di pochi anni, tanto che quando è approdato all’Università di Massachussetts arrivava quasi ai due metri. A quel tempo aveva sviluppato delle mani così grandi da far sembrare il pallone quasi un’arancia. Al passo con l’altezza, Julius ha sviluppato anche ottime abilità, ed infatti gli scout sia della NBA che dell’ABA hanno iniziato a seguirlo con molta attenzione. Nel suo anno da junior, i Virginia Squires dell’ABA gli hanno offerto un contratto, lui ha accettato ed ha iniziato così la sua carriera da professionista.

Erving ha avuto subito un grande impatto sulla lega: era in grado di saltare più in alto di giocatori più lunghi di lui, ma soprattutto riusciva a rimanere sospeso in aria per un tempo irreale, contro tutte le leggi della fisica. Ogni movimento che faceva era potente, ma allo stesso tempo grazioso e controllato. Ha giocato con gli Squires per due stagioni, poi nel 1973 è stato scambiato con un’altra squadra dell’ABA, i New York Nets, con i quali ha disputato tre stagioni. I tifosi amavano guardarlo giocare, ma sfortunatamente con il passare degli anni l’ABA stava perdendo sempre più appeal in favore della NBA: le partite non venivano trasmesse sui canali nazionali e spesso neanche su quelli locali.

E così nel 1976 l’ABA si è trovata di fronte a due sole scelte: scomparire o fondersi con la NBA. Ovviamente ha optato per la seconda opzione. La NBA ed i suoi seguaci erano estasiati dalla possibilità di poter finalmente vedere Erving giocare nella loro lega. Il 1976 ha segnato una svolta anche per la carriera di Doctor J, che è stato scambiato dai Nets con i Sixers (con una delle trade più squilibrate della storia, ndr). Sotto la sua guida, Philadelphia è riuscita ad arrivare alle Finals nel 1977 per la prima volta dopo dieci anni ed ha preso il comando dell’Atlantic Division per qualche anno, rimediando però solo eliminazioni in finale di Conference.

La situazione stava iniziando a diventare un po’ frustrante per Erving ed i Sixers: dopo aver concluso la regular season 1979-80 alle spalle dei Celtics, Phila ha fatto la voce grossa nei playoffs, vincendo 10 delle 12 partite disputate, incluse quattro contro Boston, ed ha raggiunto le Finals per la seconda volta con Erving al comando. Tra i Sixers ed il titolo si sono però opposti i Lakers di Kareem Abdul-Jabbar e di Magic Johnson, che hanno avuto la meglio in sei gare. Ma l’11 maggio del 1980, in occasione di gara 4, Doctor J si è consolato con una delle giocate che hanno segnato la storia della NBA.

In una partita che sembrava una vera e propria battaglia, i Lakers si trovavano avanti 89-84 verso la fine dell’ultimo quarto. I Sixers affidano il pallone ad Erving, che batte il suo difensore, Mark Landsberger. A questo punto sembra poter andare a schiacciare o ad appoggiare a tabellone, ma Kareem gli chiude la strada. Un giocatore normale avrebbe cercato lo scarico o perso il pallone. Ma non Doctor J, che rimane in aria più o meno un’eternità e, sfruttando le sue lunghe leve, s’inventa un reverse da dietro il tabellone semplicemente pazzesco. “Io ero lì che cercavo di vincere un titolo, ma quando l’ho visto fare quella giocata sono rimasto a bocca spalancata – ha poi dichiarato Magic Johnson – in quel momento non sapevo che cosa fare, magari ridargli il pallone e chiedergli di rifarlo?”

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