Storie NBA, Playoffs a confronto: i Rockets del 1995 e i Mavericks del 2011

Due imprese leggendarie che hanno indelebilmente segnato la storia dell’NBA. Così è possibile descrivere, in breve, le vittorie conquistate dalle squadre texane di Houston e Dallas rispettivamente nel 1995 e nel 2011. Ma è possibile trovare oltre al Texas altri elementi in comune tra queste due squadre? Ci proveremo nel corso di questo articolo.

IL TITOLO DEI ROCKETS NEL 1995 – Difficile riassumere in poche righe quella che è stata la cavalcata degli Houston Rockets verso l’anello del 1995. Ci è riuscito mirabilmente l’allenatore Rudy Tomjanovich nel suo discorso durante la premiazione: «Nobody has ever done what this team has done: come from the sixth seed, down in the series». Tutto vero: nessuna squadra ha mai fatto quello che i Rockets hanno fatto nel ’95. Da sesti classificati in regular season, hanno vinto quattro serie senza aver mai il fattore campo a favore; hanno sconfitto quattro squadre con 50+ vittorie in stagione regolare. Le quattro avversarie in questione sono i Jazz di Stockton e Malone, i Suns di Charles Barkley, gli Spurs di David Robinson e i Magic di Shaq e Penny Hardaway. Nel primo turno contro i Jazz – serie al meglio delle cinque gare – i Rockets erano sotto 2-1, ma vinsero le restanti due gare, l’ultima a Salt Lake City. Ma il meglio arrivò nel turno successivo: sotto 3-1 contro i Suns, Houston riuscì a vincere tre partite in fila, di cui due a Phoenix. I pazzi Rockets vinsero anche le due gare a San Antonio per aprire le finali di Conference, ma persero le due in casa. Con la serie sul 2-2, Olajuwon portò i suoi a due vittorie consecutive. La finale fu una passeggiata: 4-0. I Rockets chiusero i Playoffs 1995 con nove vittorie in trasferta su dodici partite giocate lontano da casa.

IL TITOLO DEI MAVS NEL 2011 – Per i Mavericks, il titolo 2011 è stato caratterizzato dalle grandi rimonte: nessuno svantaggio era irrecuperabile per i ragazzi di Carlisle. La prima rimonta, per la verità, i Mavs l’avevano subita: Brandon Roy aveva permesso ai Blazers di recuperare 23 punti di svantaggio nell’ultimo quarto di gara 4 del primo turno. Da quel momento in poi, però, i Mavs hanno cambiato completamente mentalità e hanno fatto tesoro della lezione impartita loro dai giovani Blazers. I texani hanno vinto le restanti due gare contro Portland, conquistandosi un posto nelle migliori quattro della Western Conference. I Lakers campioni in carica, con Phil Jackson prossimo al ritiro, potevano essere un ostacolo non da poco, ma le triple dei Mavericks li hanno letteralmente distrutti: i gialloviola sono stati eliminati in quattro gare senza riuscire più di tanto a spaventare gli avversari. Nelle finali di Conference contro OKC, Nowitzki si è conquistato definitivamente un posto nella leggenda: 48 punti in gara 1 con 24/24 dalla lunetta. Poi, in gara 4, i Thunder comandavano di 15 punti a 5’ dalla fine e avevano la possibilità di portare la serie sul 2-2. Nowitzki ha segnato 11 punti negli ultimi 3’, permettendo ai Mavs di raggiungere un overtime deciso da una tripla di Kidd. La serie si è chiusa sul 4-1 per Dallas. Neanche i Miami Heat di LeBron James, Dwyane Wade e Chris Bosh sono stati in grado di fermare Nowitzki, nonostante una rotonda vittoria in gara 1. In gara 2, con gli Heat avanti di 15 a meno di 8’ dalla fine, Terry ha aperto la rimonta. Poi Nowitzki ha segnato il layup del pareggio e la tripla del +3; un canestro dall’arco di Chalmers ha pareggiato i conti, ma Dirk ha superato Bosh per segnare il canestro della vittoria. Gli Heat hanno vinto d’orgoglio gara 3, ma si sono poi dissolti permettendo ai Mavs di vincere il titolo per 4-2. Decisive le prestazioni di J.J. Barea e Jason Terry nella parte finale della serie.

Cos’hanno in comune queste due squadre?

LA STELLA IN MISSIONE: A parte lo status di leggenda e la nascita al di fuori degli Stati Uniti, Dirk Nowitzki e Hakeem Olajuwon sono apparentemente due giocatori che nulla c’entrano l’uno con l’altro. Eppure le motivazioni che hanno spinto i due a disputare alcune delle più grandi performance di un singolo giocatore nella storia dei Playoffs sono simili. La spinta chiave, per entrambi, è stata una in particolare: dimostrare a tutti i critici che si sbagliavano. Hakeem Olajuwon, MVP e campione NBA nel 1994, non aveva ricevuto grande considerazione nelle votazioni per l’MVP del 1995; David Robinson, centro degli Spurs e suo diretto avversario nelle finali della Western Conference del ’95, aveva ricevuto il premio di miglior giocatore della stagione e, nel discorso di ringraziamento, si era detto onorato di aver ottenuto un riconoscimento che era spettato in passato ad altri grandi centri. Robinson commise però un piccolo errore: nel breve elenco dei grandi centri fatto dall’Ammiraglio quella sera non figurava il nome di Hakeem. Questo oltraggio costò carissimo a Robinson e agli Spurs: nel derby texano contro San Antonio Olajuwon tenne 35.3 punti, 12.5 rimbalzi, 5 assist e 4.1 stoppate di media in sei partite, umiliando e distruggendo David Robinson, l’MVP in carica dell’NBA. In generale, chiuse i Playoffs a 33 punti, 10.3 rimbalzi, 4.5 assist e 2.8 stoppate per allacciata di scarpa, senza mai scendere sotto i 30 punti segnati nelle quattro gare della serie finale contro gli Orlando Magic e Shaquille O’Neal. Se il ’95 per Hakeem non era stato un anno facile, ancora più difficili da superare sono state le critiche che hanno investito Dirk Nowitzki tra il 2006 e il 2011. In particolare dopo la sconfitta in finale nel 2006, quando i Mavs comandavano per 2-0 su Miami e finirono sconfitti per 4-2, e dopo la bruciante eliminazione nel 2007 ad opera dell’ottava forza ad Ovest, Golden State, Nowitzki era diventato il bersaglio preferito di coloro che lo ritenevano sì un giocatore formidabile, ma incapace di essere decisivo. Per Dirk i Playoffs 2011 sono stati quelli del riscatto: il tedesco si è finalmente guadagnato un posto tra i migliori attaccanti della storia e, soprattutto, si è guadagnato da parte dei giornalisti di NBA.com il soprannome di Mr. Fourth Quarter, un bel riconoscimento per un giocatore che, fino ad un anno prima, era ritenuto incapace di incidere nei finali di partita. Nel corso della post-season ha viaggiato a 27.7 punti, 8.1 rimbalzi e 2.5 assist di media, ma soprattutto ha deciso un gran numero di partite con il suo formidabile gioco offensivo. In gara 1 contro i Thunder, nelle finali di Conference, ha segnato 48 punti con un disumano 24/24 dalla lunetta; in gara 4 ha segnato 11 punti negli ultimi tre minuti per forzare l’overtime (partita chiusa a 40 punti); in gara 2 delle Finals ha segnato gli ultimi 7 punti dei Mavs, permettendo alla squadra di Carlisle di coronare una incredibile rimonta da -15; nel secondo tempo della decisiva gara 6 ha tirato 8/15 dal campo. In tutti i Playoffs ha avuto il 94.1% dalla lunetta (175/186).

LA SPALLA: Di nuovo, ci troviamo davanti a due giocatori difficilmente paragonabili per stile di gioco e per impatto sulla lega. Ma anche Clyde Drexler e Jason Terry hanno qualcosa in comune. Per esempio, tutti e due non hanno vinto il titolo al primo tentativo: Drexler, con la maglia dei Blazers, aveva perso le finali del ’90 contro i Pistons di Isiah e del ’92 contro i Bulls di Jordan, mentre Terry faceva parte dei Mavericks sconfitti da Miami nel 2006. Eppure, nei titoli del ’95 e del 2011, entrambi hanno svolto in maniera egregia il ruolo di partner rispettivamente di Olajuwon e di Nowitzki. Le prestazioni totali di Drexler, autore di 20.5 punti, 7 rimbalzi e 5 assist di media nei PO 1995, sono state fondamentali per garantire a Houston il secondo titolo consecutivo; il Jet ha invece crivellato le retine di tutte le avversarie di Dallas nel 2011, chiudendo la post-season a 17.5 punti a partita. Tra le prestazioni indimenticabili dei due bisogna citare i 41 punti di Drexler contro Utah al primo turno e i 32 punti di Terry (9/10 dall’arco) in gara 4 contro i Lakers nelle semifinali di Conference. Terry ha anche segnato 27 punti in gara 6 delle Finals.

L’AVVERSARIO ALLA RICERCA DEL PRIMO TITOLO: Accostare i nomi di Shaquille O’Neal e di LeBron James è sempre suggestivo, anche perché i due sono stati compagni di squadra negli ultimi Cavaliers prima della partenza di LBJ verso Miami. Nel 1995 Shaq era al suo terzo anno in NBA e alla sua prima finale. Nelle prime Finals della sua carriera O’Neal tenne 28 punti, 12.5 rimbalzi, 6.2 assist e 2.5 stoppate di media, ma non servirono a nulla contro Hakeem e compagni. LeBron, invece, nel 2011 era già alla ottava stagione in NBA e aveva già giocato e perso una finale, nel 2007. Le sue Finals 2011 furono tutt’altro che indimenticabili: addirittura in gara 4 non arrivò nemmeno in doppia cifra (8 punti). Chiuse le Finals a 17.8 punti, 7.1 rimbalzi e 6.8 assist a partita, limitato dal grandissimo lavoro difensivo di Shawn Marion.

GLI “SFAVORI” DEL PRONOSTICO: Le due squadre in questione, all’inizio della stagione, erano entrambe accreditate come pretendenti al titolo. I Rockets, campioni NBA in carica, avevano iniziato la stagione con nove vittorie consecutive, ma erano presto iniziati i problemi e le sconfitte. Proprio per contrastare la tendenza negativa della squadra, i Rockets avevano ceduto ai Blazers Otis Thorpe in cambio della guardia Clyde Drexler, la stella di cui Hakeem aveva bisogno per portare i texani ad un altro titolo. Anche i Mavericks avevano iniziato la stagione con una serie prepotente di vittorie: a dicembre la squadra di Rick Carlisle aveva un record di 24-5. Poi il destino ha cambiato drasticamente il suo corso: gli infortuni di Caron Butler e Dirk Nowitzki hanno costretto i Mavs a rallentare e a perdere il primo e il secondo posto nella Western Conference. A fine stagione i Rockets ci sono arrivati da sesti ad Ovest con un record di 47-35, mentre i Mavs sono arrivati terzi con 57 vittorie e 25 sconfitte. I Rockets, costretti ad affrontare una post-season senza avere mai il fattore campo a favore, non erano ritenuti in grado di rivincere il titolo nel ’95. Così come i Mavericks senza Caron Butler, un giocatore da 15 punti di media nella prima parte della stagione, non erano considerati tra i favoriti per la vittoria finale.

I NONBELIEVERS E THE HEART OF A CHAMPION: Il discorso di Rudy Tomjanovich, allenatore dei Rockets, durante la premiazione della sua squadra fa oramai parte della storia del basket: «We had nonbelievers all along the way and I have one thing to say to those nonbelievers: Don’t ever underestimate the heart of a champion!». Il primo concetto è stato fatto proprio anche dai Mavericks del 2011. Fin dall’inizio della stagione i Mavericks credevano di poter vincere il titolo, ma nessuno dava loro troppo credito. Mark Cuban, proprietario dei Mavs, dopo la vittoria sui Lakers nelle finali di Conference dichiarò al pubblico festante dell’American Airlines Center: «Ci sono 20000 persone in questa arena, le uniche che hanno sempre creduto in noi. E voglio dirvi una cosa: non è ancora finita!». Sebbene la seconda parte del discorso non sia mai stata riutilizzata in relazione ai Mavericks del 2011, è facile ritrovare il cuore del campione in diversi elementi del roster a disposizione di Rick Carlisle. Sono stati soprattutto Dirk Nowitzki, Jason Terry e Jason Kidd a tirare fuori giocate e tiri decisivi nei momenti fondamentali dei Playoffs 2011, dimostrando una voglia di vincere capace di distruggere ogni ostacolo, esattamente come Hakeem Olajuwon e Clyde Drexler sedici anni prima.

I TIRI DECISIVI: Niente di sconcertante, è abbastanza scontato che, se una squadra arriva a vincere il titolo, è perché ha saputo segnare dei tiri decisivi. Ne scegliamo due per parte. Il primo per Houston: gara 7 delle semifinali di Conference, i Rockets sono impegnati a Phoenix contro i Suns di Barkley dopo aver rimontato da 1-3 nella serie. Sul 110 pari a 7” dalla fine, Mario Elie scaglia la tripla della vittoria, mandando successivamente un bacio al pubblico di Phoenix, gesto noto come The Kiss of Death. Al Kiss of Death di Elie, accostiamo il canestro decisivo di gara 4 delle finali di Conference 2011: i Mavs hanno rimontato l’impossibile grazie a Nowitzki e hanno forzato l’overtime in quel di Oklahoma City; con il match ancora in parità a 40” dal termine del supplementare, Jason Kidd segna la tripla che decide la gara. Voliamo ora alle Finals 1995, gara 1 ad Orlando: la partita è al supplementare. Sul 118-118, a pochi secondi dalla sirena, la palla è dei Rockets: Drexler si butta dentro, ma non riesce a segnare. Nessun problema: arriva Hakeem e in tap-in decide la partita. Avrete già capito quale tiro abbiamo scelto per Dallas: gara 2 delle Finals, gli Heat hanno dilapidato 15 punti di vantaggio negli ultimi 8’ di gara e, dopo uno scambio di triple tra Nowitzki e Chalmers, l’ultimo possesso è dei Mavs sul 93-93. Nowitzki si beve Bosh dal palleggio e appoggia al vetro il layup della vittoria.

LE TRIPLE: Entrambe le squadre sono state molto produttive dall’arco nel corso delle loro scalate al titolo. Hanno tirato con percentuali molto simili (poco più del 39%), segnando circa 8 canestri dalla lunga distanza per ogni partita. Houston e Dallas non si sono fatte mancare neanche dei record. Kenny Smith, in gara 1 delle Finals contro Orlando, ha segnato 7 triple su 11 tentativi, stabilendo un nuovo record poi battuto da Ray Allen nel 2010. In gara 4 del secondo turno contro i Lakers, invece, Jason Terry ha chiuso la gara con 9/10 dall’arco, pareggiando il record di triple in una singola gara di Playoffs, detenuto da Rex Chapman, Vince Carter e Ray Allen; in quella stessa partita Stojakovic ha totalizzato un 6/6 al tiro pesante e i Mavs in generale hanno chiuso con 20/32. Solo i Sonics nel ’96 avevano segnato 20 triple in una partita di post-season.

Il confronto numerico:

Punti a partita: Rockets ’95 107ppg, Mavs ’11 98.2ppg
Punti subiti a partita: Rockets ’95 104.2pspg, Mavs ’11 92.4pspg
Percentuale dal campo: Rockets ’95 48.3% (849/1757), Mavs ’11 46% (724/1572)
Percentuale da tre: Rockets ’95 39.1% (189/483), Mavs ’11 39.4% (184/467)
Percentuale dalla lunetta: Rockets ’95 75.4% (467/619), Mavs ’11 80.8% (431/533)
Rimbalzi a partita: Rockets ’95 39rpg, Mavs ’11 38.3rpg
Rimbalzi offensivi a partita: Rockets ’95 9.6ropg, Mavs ’11 9.6ropg
Assist a partita: Rockets ’95 25.2apg, Mavs ’11 20.1apg
Palle rubate a partita: Rockets ’95 7.6spg, Mavs ’11 7.1spg
Stoppate a partita: Rockets ’95 5.8bpg, Mavs ’11 4.1bpg
Record in regular season: Rockets ’95 47-35, Mavs ’11 57-25

Il cammino delle due squadre:

Houston Rockets 1995

Western Conference First Round: G1 @ Utah 100-102 (0-1), G2 @ Utah 140-126 (1-1), G3 vs Utah 82-95 (1-2), G4 vs Utah 123-106 (2-2), G5 @ Utah 95-91 (3-2).
Western Conference Semifinals: G1 @ Phoenix 108-130 (0-1), G2 @ Phoenix 94-118 (0-2), G3 vs Phoenix 118-85 (1-2), G4 vs Phoenix 110-114 (1-3), G5 @ Phoenix 103-97OT (2-3), G6 vs Phoenix 116-103 (3-3), G7 @ Phoenix 115-114 (4-3).
Western Conference Finals: G1 @ San Antonio 94-93 (1-0), G2 @ San Antonio 106-96 (2-0), G3 vs San Antonio 102-107 (2-1), G4 vs San Antonio 81-103 (2-2), G5 @ San Antonio 111-90 (3-2), G6 vs San Antonio 100-95 (4-2).
NBA Finals: G1 @ Orlando 120-118OT (1-0), G2 @ Orlando 117-106 (2-0), G3 vs Orlando 106-103 (3-0), G4 vs Orlando 113-101 (4-0).

Dallas Mavericks 2011

Western Conference First Round: G1 vs Portland 89-81 (1-0), G2 vs Portland 101-89 (2-0), G3 @ Portland 92-97 (2-1), G4 @ Portland 82-84 (2-2), G5 vs Portland 93-82 (3-2), G6 @ Portland 103-96 (4-2).
Western Conference Semifinals: G1 @ LA Lakers 96-94 (1-0), G2 @ LA Lakers 93-81 (2-0), G3 vs LA Lakers 98-92 (3-0), G4 vs LA Lakers 122-86 (4-0).
Western Conference Finals: G1 vs OKC 121-112 (1-0), G2 vs OKC 100-106 (1-1), G3 @ OKC 93-87 (2-1), G4 @ OKC 112-105OT (3-1), G5 vs OKC 100-96 (4-1).
NBA Finals: G1 @ Miami 84-92 (0-1), G2 @ Miami 95-93 (1-1), G3 vs Miami 86-88 (1-2), G4 vs Miami 86-83 (2-2), G5 vs Miami 112-103 (3-2), G6 @ Miami 105-95 (4-2).