Storie NBA: Tom Heinsohn, lo straordinario realizzatore al servizio di Cousy e Bill Russell

«Se smettessi di fumare così tanto la tua tenuta fisica ne beneficerebbe». Ci aveva provato Bob Cousy, gliel’aveva detto più volte. Non c’era stato nulla da fare: Tom Heinsohn avrebbe effettivamente smesso di fumare, ma solo anni dopo il ritiro. Per la verità il fumo per un professionista di quell’epoca non era una rarità: lo stesso Heinsohn ha confermato che, tra i giocatori dei Celtics dei primi successi, solamente Ramsey e Sharman non fumavano. Questo era Tommy Gun negli anni Cinquanta e Sessanta. Un giocatore dal talento smisurato, in grado di dare un enorme contributo alla sua squadra, ma con le sue convinzioni e i suoi vizi che nessuno poteva levargli. Arrivò persino a litigare con Walter Brown, lo storico proprietario della franchigia. Da presidente dell’Associazione Giocatori, Heinsohn minacciò il boicottaggio dell’All-Star Game del 1964, organizzato da Brown al Boston Garden, se i proprietari non avessero acconsentito ad istituire un fondo di pensionamento per i giocatori. La frattura personale tra i due si ricompose quando i Celtics vinsero il titolo del ’64. Appena in tempo, perché Brown morì a 59 anni il 7 settembre 1964.

TOM HEINSOHN – Tom Heinsohn è nato il 26 agosto del 1934 a Jersey City. La sua non è stata un’infanzia facile: al di là delle modeste condizioni economiche della sua famiglia, le origini tedesche dei suoi genitori lo hanno reso oggetto di discriminazioni da parte degli altri ragazzi del quartiere. Si è avvicinato al basket in giovane età e le sue prestazioni al liceo gli hanno permesso di ottenere un gran numero di offerte dalle varie università. Fuori dal campo Heinsohn è una persona divertente, sempre pronta allo scherzo e alla battuta. In campo, un devastante realizzatore. Il suo arsenale comprendeva movimenti spalle a canestro, tiri in sospensione e, soprattutto, un gancio probabilmente secondo solo a quello di Kareem Abdul-Jabbar. Era solito segnare in gancio anche dalla distanza e dagli angoli. Heinsohn ha dichiarato che quando arrivò ai Celtics il suo compito era uno soltanto: farsi trovare libero per ricevere palla da Bob Cousy e tirare. Difficile dargli torto quando aggiunge, però, che senza di lui Bob Cousy non avrebbe fatto tutti quegli assist.

IL COLLEGE, BILL RUSSELL E IL DRAFT –  La sua scelta non fu casuale: Holy Cross a Worcester, vicino a Boston, la stessa università da cui uscì Bob Cousy. Heinsohn ha ammesso che sognava proprio che i Celtics lo scegliessero attraverso la territorial pick (potete trovare a questo link spiegazioni sul suo funzionamento). Ad Holy Cross Heinsohn trovò modo di imporsi a livello nazionale: statistiche sempre in crescita, fino agli incredibili 27.4 punti e 21.1 rimbalzi di media nel suo anno da senior. Nel 1956, all’Holiday Festival disputato al Madison Square Garden, i Crusaders incontrarono in semifinale i campioni NCAA in carica. Heinsohn ha dichiarato che, a quell’epoca, coloro che seguivano il basket della costa est sapevano ben poco dei San Francisco Dons. I giornalisti, però, promuovevano l’epica battaglia tra Tom Heinsohn, ritenuto il miglior giocatore del college basketball, e il centro dei Dons, tale Bill Russell, già miglior giocatore del Torneo NCAA nel 1955. Come al solito, vinse Russell. La fortuna, per Heinsohn, fu che non l’avrebbe mai più dovuto affrontare da avversario. Nel Draft del 1956, infatti, i Celtics utilizzarono proprio la territorial pick per assicurarsi Tom Heinsohn e misero in piedi uno scambio con gli Hawks per scegliere Bill Russell.

ROOKIE OF THE YEAR E IL PRIMO TITOLO – I Celtics iniziarono la stagione 1956/1957 senza Bill Russell: il due volte campione NCAA sarebbe arrivato solo a dicembre, dopo aver vinto l’oro con la nazionale olimpica. Questo è il motivo per cui, a detta di molti, Bill Russell non ha vinto il Rookie of the Year in quella stagione. Probabile, ciò non toglie che Heinsohn abbia fatto molto per meritarsi quel premio. Si classificò come dodicesimo miglior marcatore della lega (16.2 punti di media), grazie alla splendida intesa che raggiunse con Bob Cousy, MVP e miglior assist-man di quella stagione. Heinsohn fu anche convocato per l’All-Star Game, ma decisamente il punto più alto della sua stagione doveva ancora arrivare. I Celtics arrivarono alla finale NBA, dove avrebbero affrontato i Saint Louis Hawks di Bob Pettit. Proprio Heinsohn e Pettit si resero protagonisti di un crescendo realizzativo man mano che le Finals progredivano. Pettit incominciò con 37 punti, ma “rallentò” in gara 2 e gara 3 (11 e 26). Nelle ultime quattro partite della serie tenne 34.2 punti di media, catturando anche 23 e 19 rimbalzi in gara 6 e gara 7. Anche Hensohn partì bene con 26 punti, ma incappò in qualche serata storta al tiro nella fase centrale della serie. Si riprese alla grande in gara 6 – 28 punti e 14 rimbalzi – e in gara 7 scrisse la storia: 37 punti (17/33 al tiro) e 23 rimbalzi. Da rookie. I Celtics erano campioni NBA.

GLI ALTRI TITOLI E IL RITIRO A 30 ANNI – I Celtics avevano appena posato il primo mattone di quello che sarebbe stato l’edificio più glorioso della storia dell’NBA. Nel ’58 Boston si piegò proprio contro gli Hawks in finale, ma la serie di trionfi era solo rinviata. I ragazzi di Red Auerbach furono infatti capaci di vincere otto campionati consecutivi tra il 1959 e il 1966. Heinsohn vinse sette di quei titoli e continuò ad imporsi come uno dei migliori realizzatori della squadra, soprattutto nei Playoffs. A quasi 31 anni, però, Tommy Gun era un giocatore in netto declino fisico. Un infortunio al piede, per sua stessa ammissione, gli rendeva difficile anche solo camminare e così l’otto volte campione NBA decise di chiudere con il basket giocato già nell’estate del 1965. La sua ultima partita coi Celtics resta quindi gara 5 delle Finals ’65, in cui Heinsohn segnò 6 punti. Da un punto di vista realizzativo, le sue stagioni migliori sono state la 1961/1962 (22.1 punti di media in regular season) e la 1962/1963 (24.7 punti di media nei Playoffs). Da giocatore è stato convocato per sei volte all’All-Star Game ed è stato inserito per quattro volte nel secondo quintetto NBA. È stato introdotto nella Hall of Fame nel 1984.

LA CARRIERA DA ALLENATORE – Estate 1969. I Celtics hanno appena vinto il loro undicesimo titolo, con Bill Russell in veste di giocatore/allenatore. Il giocatore più vincente nella storia dello sport professionistico, però, non ha intenzione di continuare. Red Auerbach sceglie allora di affidare la squadra ad Heinsohn. I Celtics, con Havlicek, Satch Sanders, Em Bryant, Jo Jo White e Don Nelson, fanno una sola stagione con record negativo (34-48), poi fanno il salto di qualità nella stagione 1970/1971 con l’arrivo del centro Dave Cowens. Heinsohn predilige il gioco in velocità e, soprattutto, trova in Cowens un’arma tattica fenomenale: in alcune situazioni, il centro porta la palla e gioca da autentico playmaker aggiunto. Nel 1972 i Celtics sono pronti per vincere: 68 vittorie in regular season, record ancora imbattuto nella storia dei biancoverdi. Ma la sfortuna priva Heinsohn di John Havlicek e i Celtics si arrendono a gara 7 delle finali di Conference. Nessun problema: Heinsohn e i suoi giocatori riescono a trionfare nel 1974 e nel 1976. Tommy Gun lascia la squadra dopo le prime 34 partite della stagione 1977/1978. Con 770 partite sulla panchina dei Celtics tra regular season e Playoffs, è il terzo allenatore con più gare allenate nella storia della squadra dopo Red Auerbach e Doc Rivers.

DOPO IL RITIRO: ANCORA BOSTON CELTICS – Già nel 1966, dopo il ritiro da giocatore, Heinsohn aveva cominciato a commentare le partite dei Celtics per alcune emittenti radiofoniche. Nel 1981 ha ripreso a commentare i biancoverdi, questa volta in televisione. Non ha mai nascosto di apprezzare i giocatori che si sporcano le mani ed è conosciuto per il suo stile divertente e per l’indignazione espressa nei confronti degli arbitri quando commettono qualche errore a sfavore dei Celtics. Probabilmente in questo si ispira a Johnny Most, la storica voce che ha commentato le imprese della squadra di Heinsohn negli anni ’50 e ‘60 e anche quelle dei Celtics di Bird negli anni ’80. Oltre a lavorare per la CSN, Heinsohn dipinge e gioca a golf. In un’intervista ha dichiarato che una generazione di Boston lo ha conosciuto come giocatore, un’altra come allenatore e un’altra ancora come commentatore. È una delle più grandi leggende della storia dei Celtics.

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