Tutto quello che c’è da sapere su George Mikan, la prima vera superstar NBA

Di Andrea Dell’Acqua, fondatore di Vite dietro una palla a spicchi

Per l’articolo che vi propongo oggi é d’obbligo un grande salto nel passato, in un passato che riguarda i primissimi anni di vita della lega professionistica americana di pallacanestro, quando ancora non portava il nome di NBA. Per trovare la prima squadra veramente dominante dobbiamo tornare indietro verso la seconda metà degli anni 40, quando furono fondati i Minneapolis Lakers, ovvero gli antenati degli attuali Los Angeles Lakers, che una volta spostatosi in California mantennero la denominazione Lakers, anche se lì di laghi non ce n’è neanche l’ombra. Tra i tanti campioni di quella squadra c’era anche lui, George Mikan, probabilmente la prima vera superstar del basket americano, tanto da essere chiamato “Mr. Basketball”.

Altissimo per quell’epoca (misurava circa 210 cm) ma allo stesso tempo neanche troppo mastodontico, agile, lunghe leve e un atletismo niente male: tutte caratteristiche che a quel tempo ti ponevano inevitabilmente un gradino sopra a tutti gli altri, e se in più eri forse tra i giocatori tecnicamente più dotati allora diventavi veramente dominante. Ma la strada di Mikan non fu subito così spianata come potrebbe sembrare. George nasce a Joliet, nell’Illinois, da una famiglia di origine croata, il 18 Luglio 1924. Da ragazzo voleva farsi prete e si era anche iscritto in seminario. Allo sport non ci pensava proprio perché a causa di un incidente era rimasto quasi paralizzato ad una gamba tanto da rimanere a letto per più di un anno. Per di più il basket a quel tempo era considerato uno sport per persone piccole e veloci e quindi inappropriato per quelli della sua stazza.

Si iscrive allora all’università DePaul con la sola intenzione di studiare, ma un 2 e 08 non passa di certo inosservato. Così lo nota il coach della squadra di basket, un certo Ray Meyer, che, dopo averlo convinto, lo allena duramente trasformandolo in una macchina devastate. Infatti George affina la sua tecnica offensiva divenendo il primo interprete del famoso gancio cielo, poi marchio di fabbrica di Kareem Abdul Jabbar, mentre difensivamente diventa uno stoppatore di prima classe. In NCAA i risultati si vedono subito perché DePaul arriva due volte alle Final Four, vincendo anche il torneo al secondo tentativo, e per due anni George vince la classifica marcatori. Addirittura nella stagione del successo nazionale vince il titolo di MVP del campionato e in finale segna tanti punti (53) quanti ne aveva fatti tutta la squadra avversaria.

Passato professionista, gioca con i Chicago American Gears della NBL dove vince tranquillamente campionato e MVP. Ma il proprietario degli American Gears, Maurice White, ritira la squadra perché vuole una lega in cui è proprietario di tutte le 24 squadre. Il sogno megalomane di White dura pochi mesi, così i giocatori sono ridistribuiti tra le squadre rimaste attraverso un “disperal draft”: Mikan finisce ai Minneapolis Lakers, e qui inizia la leggenda vera e propria. Troppo dominante per una lega che non è ancora pronta ad un fenomeno del genere, Mikan alza la media punti oltre i 28 a partita e quando si inizieranno a registrare anche i rimbalzi si scoprirà che ne prende 14 a partita, in un’epoca in cui si tira poco perché non c’è il cronometro dei 24 secondi. Mikan guida i Lakers alla vittoria nell’ultimo campionato NBL: pensate che in finale con i Washington Capitols, guidati in panchina da un giovane Red Auerbach, Mikan si rompe un polso in gara 4 ma in gara 5, con il polso ingessato, mette a referto la bellezza di 22 punti giocando praticamente con un braccio solo.

La striscia di vittorie continua imperterrita e i Lakers vincono anche nel 1950 il primo campionato targato NBA e così continuando fino al 1954. Unica eccezione il campionato 1951 perso perché George si rompe una gamba nelle finali di conference e a quel punto va per forza tenuto fuori dal campo. Arrivato ai 31 anni, dopo essersi rotto almeno 10 ossa e capendo che ormai erano passati i tempi migliori, decide di appendere le scarpe al chiodo. Il suo strapotere e la sua carriera hanno fortemente impressionato migliaia di persone e perfino la NBA é stata costretta dalla sua presenza a cambiare tre regole: fu introdotta l’infrazione di goaltending, ovvero l’interferenza a canestro perché George si piazzava sotto il ferro e arginava ogni pallone che passava da quelle parti; fu allargata l’area da 6 a 12 piedi per evitare l’eccessivo stazionamento di Mikan in quella zona costringendolo all’infrazione dei 3 secondi offensivi e infine contribuì all’introduzione dei 24 secondi perché le squadre avversarie erano talmente intimorite dalla sua presenza che spesso, soprattuto quando la partita era a loro favorevole, tendevano a tenere la palla molto a lungo prolungando eccessivamente l’azione offensiva. A conferma di quanto gli avversari lo temessero, celebre fu la scritta esposta un giorno al di fuori del Madison Square Garden di New York, che annunciava la partita del giorno: “I New York Knickerbockers contro George Mikan”, a testimonianza del suo strapotere in campo.

Se ancora non siete abbastanza impressionati da quanto Mikan abbia sconvolto il mondo della palla a spicchi posso dirvi che George detiene il record per la maggior percentuale di punti segnati in una partita all’interno di una stessa squadra: nel 1950, nel corso della partita col più basso punteggio nella storia della NBA, mise a segno 15 dei 18 punti totali dei Lakers, con una percentuale dell’83,3%; mentre é sempre suo il record comprendente solo partite che abbiano avuto un alto punteggio totale mettendo a referto ben 61 punti dei 91 segnati dei suoi Lakers, in un incontro del 1952. Fu inserito nella lista dei 50 migliori giocatori di sempre e nella Hall of Fame. Le sue condizioni fisiche però peggiorano con il passare degli anni: per colpa del diabete gli amputano una gamba poi, logorato dalla malattia, se ne va il 1° giugno 2005, a 79 anni.

Shaquille O’Neil, che lo ammirava moltissimo, si offre di pagare le spese del suo funerale. I Timberwolves hanno eretto una statua a Mikan, mentre i Lakers stranamente non hanno mai ritirato la sua maglia numero 99. A mio parere George può essere paragonato a mostri sacri come Chamberlain e Jordan per il modo in cui ha mostrato al mondo il sue enorme talento e per il modo in cui ha sconvolto il mondo della NBA! La prima vera superstar della pallacanestro, serve dire altro?