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Un po’ genio, un po’ spaccone: Larry Bird e cinque famosi episodi di trash talking

23 anni fa, il 18 agosto del 1992, Larry Bird annunciò la fine della sua carriera professionistica dopo 13 stagioni passate a far appassionare il mondo alla NBA, ai suoi Celtics e soprattutto all’indimenticabile rivalità con Magic Johnson e i Lakers. Una volta ufficializzato il ritiro, la leggenda proveniente dall’Indiana decise di entrare a far parte dello staff della franchigia di Boston, svolgendo il ruolo di assistente speciale di Dave Gavitt, l’allora senior executive vice president dei verdi. Dato che su questo straordinario giocatore si è detto e scritto di tutto e di più, ci sembra abbastanza inutile ripercorrere la sua carriera. Proviamo, invece, a focalizzarci su un aspetto un po’ particolare di Bird: abbiamo scelto cinque degli episodi di trash talking più famosi che lo riguardano.

CHI ARRIVERÀ SECONDO? – All-Star Weekend, c’è grande attesa per la gara del tiro da tre punti. Larry si avvicina agli avversari e dice: “Spero che stiate già pensando al secondo posto, perché questo contest lo vincerò io”. Dopodiché inizia a tirare, tra l’altro senza togliersi nemmeno la giacca da riscaldamento, ed è notte fonda per tutti. L’anno seguente, Dale Ellis si presenta all’evento con dichiarazioni di fuoco, ma Bird lo spegne subito: “Non c’è neanche bisogno di parlare stavolta. Sappiamo tutti chi vincerà”. Nell’edizione successiva, Craig Hodges approfitta dell’assenza della stella dei Celtics per mettere le mani sul titolo di miglior tiratore da tre punti. Avrebbe vinto lo stesso se ci fosse stato Larry? “Lui sa dove può trovarmi, se vuole sfidarmi”. “Sì, in fondo alla panchina dei Bulls”, la risposta di Bird.

NON PUOI MARCARMI, SEI UN ROOKIE! – Clyde Drexler ha svelato un retroscena di un incontro con i Celtics risalente al suo primo anno nella lega. “Lo stavo marcando, quando ad un certo punto mi ha rivolto la parola e mi ha detto che non avrei potuto fermarlo. Gli ho risposto che era troppo sicuro di sé, ma lui ha aggiunto che ero solo un rookie e che ancora dovevo imparare molto. Dopodiché mi segnò 10 punti consecutivi in faccia, il coach mi chiamò in pachina, lui si avvicinò e mi sorrise”.

NON HAI NESSUN ALTRO DA MANDARMI CONTRO? – Questo aneddoto è stato raccontato da Frank Layden, l’allora allenatore degli Utah Jazz: “Mi ricordo di una volta in cui Larry stava facendo canestro ogni singola volta che usciva dai blocchi. Ad un certo punto si avvicina alla panchina e mi chiede se seduto al mio fianco c’è qualche giocatore in grado di marcarlo, perché nessuno di quelli in campo ci riusciva. Mi girai a guardare la mia panchina e gli risposi sinceramente di no”.

DARÒ SPETTACOLO PER TE – Nonostante Magic Johnson fosse costretto a saltare un incontro tra Celtics e Lakers a causa di un infortunio, Bird non perse l’occasione di provocare l’avversario, come ha poi raccontato lo stesso Magic negli anni successivi. “Venne verso di me – ha svelato l’ex stella di LA – mi disse che gli dispiaceva molto che non avrei giocato, ma anche di mettermi comodo e di godermi lo spettacolo che avrebbe messo in piedi solo per me. Quella sera ogni volta che faceva canestro si girava a guardarmi”.

QUESTA LA GIOCO SOLO CON LA SINISTRA – Episodi come questo rendono ancora più epica la leggenda di Bird. “Eravamo alla fine di un viaggio in trasferta – ha ricordato Bill Walton – non avevamo perso nemmeno una partita e Larry era stato fenomenale. Alla vigilia dell’ultima partita annunciò che avrebbe giocato solo con la sinistra per almeno tre quarti. La notte seguente, dopo i primi 36 minuti di gioco, Bird aveva già messo a referto 27 punti contro il povero Jerome Kersey”. Alla fine la stella dei Celtics chiuse con 47 punti, 14 rimbalzi e 11 assist, realizzando anche il canestro per l’overtime e quello per la vittoria a scapito dei Portland Trail Blazers.