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Alla scoperta di Dustin Hogue, il nuovo motore dell’Aquila Basket Trento

Dustin-Hogue-Iowa-State

Dopo un’esaltante stagione 2015-16, l’Aquila Basket Trento è pronta a rilanciare per il prossimo campionato, e le prime indicazioni sembrano suggerire che lo farà ancora una volta a modo proprio: puntando su giocatori fuori dai radar principali, che a prima vista possono sembrare scommesse, ma che dopo qualche mese sorprendono tutti per efficacia e qualità. Anche quest’anno, dunque, la società trentina apre la propria campagna acquisti con un nome forse poco conosciuto agli appassionati italiani. Si tratta di Dustin Hogue, ala forte classe 1992, altezza poco inferiore ai 2 metri (1.98) e un motore di energia pronto a riversarsi in tutti i parquet dello Stivale.Il nuovo acquisto bianco nero è originario di New York, e più precisamente di Yonkers, quartiere periferico della Grande Mela confinante con il Bronx. Mentre il fratello Doug si dedica al football con grande successo, visto che riuscirà a diventare professionista in NFL con le maglie di Carolina e Detroit, anche Dustin viene attratto dallo sport, ma decide di dedicarsi alla palla a spicchi. E proprio a Yonkers Hogue muove i primi passi da giocatore, militando nella Lincoln High School locale (da non confondere con la Lincoln High School di Stephon Marbury e Sebastian Telfair, che si trovava a Brooklyn) e facendosi notare tra i migliori 200 giocatori di tutta la città. Emergere nel basket a New York non è mai stata un’impresa facile: lo sanno bene tutti i giovani cestisti come Dustin, che ogni anno si danno battaglia sui parquet della città per trovare un posto in un college. Nonostante non abbia giocato in una rinomata squadra liceale, Hogue riesce comunque a strappare una borsa di studio per un Community College. Si tratta di Indian Hills, un piccolo ateneo situato a Ottumwa, in Iowa. Se avete visto la serie televisiva “Community”, potete rendervi conto del tipo di ambiente di fronte al quale Hogue si trovò di fronte. L’università è di recente fondazione (compie 20 anni quest’anno), e l’ambiente non è dei più stimolanti, sia a livello culturale sia a livello sportivo, ma nonostante questo la squadra maschile di basket è il fiore all’occhiello dell’università con tre titoli NJCAA vinti in tre anni dal ’97 al ’99 (curiosamente Hogue concluderà la sua carriera con i Falcons un anno prima che si ripresentino in finale Nazionale nel 2014). A Indian Hills, comunque, Dustin si trova bene e di fatto mette le basi per diventare ciò che sarà da professionista. Conclude il primo anno a 10.6 punti di media, conditi da 5.7 rimbalzi, che nell’anno da sophomore diventano rispettivamente 12.9 e 5.4, con un soddisfacente 49.4 percento dal campo. Sono cifre che impressionano positivamente lo staff tecnico della vicina Iowa State, che decide di offrirgli una borsa di studio e di puntare su di lui per rimpinguare una squadra che vuole puntare a fare strada nel Torneo NCAA. Ancora più che le singole cifre, ciò che i Cyclones vedono in lui è un lavoratore infaticabile, e un giocatore che, con la grande fame di successo che si porta dietro sin dal liceo, è pronto a dare tutto in ogni allenamento e a sputare sangue in partita.

 

Il feeling con Iowa State è subito ottimo, e le cifre al primo anno in Division I sono per certi versi più positive rispetto a quelle al Community College, visto che nella sua prima stagione di eleggibilità, Hogue parte in quintetto in tutte le 36 partite dell’anno, mettendo insieme 11.6 punti e 8.4 rimbalzi, sufficienti a renderlo il secondo miglior rimbalzista della iper competitiva Big 12. Anche la squadra vive un periodo molto soddisfacente, visto che si qualifica per il Torneo NCAA, dove Dustin vive il suo momento di massimo splendore, segnando 34 punti contro Connecticut alle Sweet 16. Appare dunque chiaro che Hogue possa essere un tassello importante per una compagine che, nella stagione ’14-’15 vuole puntare a fare più strada possibile. Eppure le sue cifre calano: i punti diventano 9.3 e i rimbalzi quasi si dimezzano, scendendo a 4.9, ma è anche vero che il suo ruolo è in tono minore: i minuti calano e parte più volte dalla panchina, mettendosi a disposizione della squadra garantendo energia sotto le plance e un bersaglio facile per attivare il suo tiro dagli scarichi. Oltre ad essere un ottimo rimbalzista, infatti, Hogue è anche un tiratore da 3 più che discreto: nella sua seconda e ultima stagione universitaria, infatti, passa dal 34 al 43 percento al tiro dalla lunga distanza, il che lo renderà un’arma più a tutto tondo anche in ottica professionista. Dustin pensa al sogno NBA: si sente pronto per il Draft, al quale si dichiara dopo aver assunto un agente, ma nessuna delle 30 franchigie vede in lui un prototipo di stretch four sul quale poter costruire davvero qualcosa. Nonostante l’energia e la grinta dimostrate a rimbalzo, il problema della taglia fisica, che in NBA lo costringerebbe a giocare da 3, è evidentemente troppo grande da ignorare per le squadre oltreoceano, e così la scorsa estate arriva la chiamata dal campionato greco, e più precisamente dal Nea Kissifia, dove si rende subito protagonista. In un campionato di buon livello, Hogue mette insieme 12.8 punti a partita con 8.3 rimbalzi, che lo rendono il migliore della Lega in questa particolare categoria.

Trento scommette dunque su un giocatore che ha già dimostrato di poter dire la sua in un campionato europeo, e che è in grado di rendersi pericoloso in diversi modi. Tanto dipenderà dalle percentuali al tiro da fuori (in Grecia non è andata molto bene, visto che ha chiuso col 28.1 percento), ma Dustin Hogue rimane soprattutto un rimbalzista instancabile (i 3.4 rimbalzi offensivi di media al Nea ne testimoniano la grande attività) e un lungo in grado di correre il campo con continuità. Il sistema di coach Buscaglia può ulteriormente valorizzarlo. Bisogna ancora capire quali saranno le altre mosse della squadra trentina, e quali giocatori circonderanno Hogue nel roster dell’Aquila, ma chi ben comincia…