Alla scoperta di… Terrell Stoglin, il giocatore inseguito dalla Cimberio Varese

La trasferta di Pesaro ha segnato l’ultimo capitolo dell’avventura di Keydren Clark in biancorosso. Il giocatore, alla quarta stagione nel campionato di Serie A, non scenderà più in campo con la maglia della Cimberio. Nelle ultime due gare Andrea De Nicolao ha giocato da playmaker titolare, ma diverse fonti riportano l’interesse di Varese per Terrell Stoglin. Il prodotto di Maryland potrà giocare le ultime partite di questo campionato nella speranza di guadagnarsi la conferma. La combo guard ha confermato su Twitter il suo prossimo approdo in Italia. Ma chi è Terrell Stoglin?

Immaginate di vedere un giocatore mancino di appena 1.85m che porta palla sul lato sinistro, si concede una serie di palleggi ubriacanti e poi tira a canestro. Non fa differenza la distanza: conclude al ferro, segna col floater, tira dalla media e persino dalla lunga senza problemi. Solo un realizzatore? Non proprio. Cecco Vescovi, presidente della Pallacanestro Varese, ha inquadrato perfettamente la situazione in un’intervista alla Prealpina: «Sa anche passare la palla, quando decide di farlo». Ecco, quando. Nonostante la statura ridotta e le qualità di ball-handling gli impongano di giocare da playmaker, il passaggio non è di certo la sua opzione principale. Il ragazzo ha un istinto naturale per il canestro, non ci può fare niente. Pensate che un giocatore come Stoglin possa entrare in una squadra in punta di piedi? Neanche per sogno. La sua prima partita europea, dopo aver firmato con l’Ilysiakos Atene, l’ha giocata contro il PAOK. 25 tiri tentati, 5 segnati. Poi l’Ilysiakos ha ospitato l’Olympiakos e Stoglin ha segnato 32 punti con 11/15 dal campo. Se il ragazzo approdasse veramente a Varese, abituatevi a montagne russe di questo tipo.

Terrell Stoglin giunge all’attenzione di atenei prestigiosi grazie alle sue prestazioni con la Santa Rita High School di Tucson, Arizona. Nell’anno da sophomore, segna 35 punti contro DeMar DeRozan. La stagione da senior la chiude a quasi 30 punti e 7 assist di media con la vittoria del campionato statale. Anche Arizona e UCLA sono interessate al ragazzo, ma Stoglin sceglie di trasferirsi sulla costa est per vestire la maglia dei Maryland Terrapins. Il suo impatto in Division I al secondo anno è straordinario: 21.4 punti, 3.4 rimbalzi e 1.9 assist di media. Miglior marcatore dell’ACC, primo giocatore dei Terrapins a riuscirci dopo Joe Smith nel 1995. Contro i Tar Heels, nella sua ultima partita in NCAA, segna 30 punti. Il 30 aprile 2012, Maryland annuncia di aver sospeso Stoglin per un anno. Il giornalista Patrick Stevens rivela che l’unica violazione del codice di condotta di Maryland che prevede espressamente un anno di sospensione è il terzo esito positivo nei test anti-droga. Stoglin non accetta di rimanere seduto per l’intero anno da junior e, complice la volontà sempre da lui confermata di fare soldi giocando a basket, si dichiara per il Draft NBA. Una scelta di cui si rivela pentito, salvo poi rimangiarsi questa stessa affermazione sostenendo di non averci pensato due volte.

«So che sarò chiamato al Draft NBA, deve essere così. In caso contrario sarei deluso. Ma sono ancora molto giovane, per cui posso andare oltreoceano a fare un po’ di soldi e trovare un contratto con una squadra NBA in massimo uno o due anni. Questo è lo scenario peggiore possibile [il cosiddetto worst case, ndr] per uno come me». Già. Una frase che suona normale se pensiamo che alle elementari, quando gli fu chiesto di fare un libretto sulla sua passione, scelse il basket e parlò di sé in terza persona utilizzando la frase: «No one can stop him». Al Draft NBA 2012 non viene scelto. I Raptors gli danno una possibilità in Summer League: gioca 30 minuti distribuiti su cinque diverse partite, poi lo rimandano a spasso. La sua prima apparizione europea è quella con l’Ilysiakos: arriva alla nona giornata e disputa 18 partite a quasi 20 punti media. Cholet decide di puntare sul talento di Stoglin per la stagione 2013/2014, ma l’avventura del ragazzo in Francia dura appena 15 partite. A questo punto si sposta in Ucraina, all’Azovmash Mariupol, un’esperienza che è costretto ad interrompere subito a causa della difficile situazione della nazione. Trova casa allo Zielona Gora, un altro viaggio che termina dopo appena due gare disputate.

A livello europeo e non solo, le sue qualità realizzative lo rendono un’arma offensiva unica. Al college, con compagni in grado di creare tiri, si è rivelato più che discreto con il catch and shoot. La pericolosità massima la raggiunge comunque quando ha la palla tra le mani e la possibilità di creare per se stesso. La sua capacità di sfruttare il blocco per andare a canestro è forse la più apprezzabile per il gioco europeo. In ogni caso, non c’è un singolo modo in cui Stoglin non sia capace di segnare. Ama le finte e i crossover per crearsi lo spazio adatto e colpire con il suo jumper. Un attaccante così completo, però, ha anche i suoi difetti: la sua estrema fiducia lo porta spesso a decisioni insensate e a conclusioni che non dovrebbero avere troppa cittadinanza in un gioco di squadra. Non compensa l’altezza ridotta – 1.85m – con un elevato atletismo e questo può diventare talvolta un limite per le sue conclusioni al ferro. In difesa non si sporca più di tanto le mani e sembra a tratti che consideri le azioni della squadra avversaria come un noioso intermezzo tra i suoi tiri. Le sue doti di passaggio sono per la verità buone, ma qualche  assist non può fare di lui un playmaker affidabile nel vero senso del termine. Sembra difficile immaginare un sistema di gioco in qualche modo collettivo impostato sulle caratteristiche di Stoglin.

Varese sarebbe la sua quarta squadra di questa stagione. Un’occasione per impressionare e per garantirsi un contratto in biancorosso anche per il prossimo anno. Con un personaggio del genere, però, è difficile prevedere quello che succederà. Stoglin non ha mai avuto un grande rapporto con gli allenatori ed è solito esternare, attraverso Twitter, tutto quello che gli passa per la testa. Mark Turgeon, coach dei Terrapins nella sua stagione da sophomore, non si faceva problemi a sostituirlo quando l’estro Stoglin si dimostrava controproducente per la squadra. Nel match contro Duke dell’11 febbraio 2012, Stoglin – dopo una prestazione da 13 punti e 4/16 dal campo – rimase seduto nei minuti finali della gara. Al termine della partita, rilasciò un eloquente tweet: «Love sittin that bench today. Smh [shaking my head, ndr], wow». Poco dopo si scusò, attribuendo la sua frase alla frustrazione per la sconfitta. L’ambiente sarà importantissimo per la resa di Stoglin in maglia biancorossa. Se dovesse trovarsi bene con staff e compagni, allora il suo talento potrebbe essere decisamente la base per mettere in piedi una squadra competitiva in vista della prossima stagione. Ha le carte in regola per poter diventare un autentico beniamino del pubblico. Ma attenzione: Stoglin non è un ragazzo facile da gestire.

In collaborazione con Claudio Pavesi

Photo: wralsportsfan.com