Alla scoperta di… Willie Warren, il nuovo innesto della Virtus Bologna

Come già molti sapranno la Virtus Bologna ha operato una mossa di mercato consistente nel taglio di Casper Ware, successivamente sostituito con Willie Warren. Ma chi è precisamente Willie Warren? Oggi andremo a scoprirlo ripercorrendo il suo passato e le sue abitudini in campo.

Warren nasce a Dallas ma cresce nella vicina Forth Worth sotto lo sguardo di Malaika Frazier, tipica madre single afroamericana a cui le storie dei giocatori di basket ci hanno spesso abituato. Il piccolo Warren non ci mette molto a scoprire le proprie doti atletiche disumane e inizia a giocare a basket finendo per arrivare a North Crowley High School, il liceo locale che sotto la guida di Willie diventa uno dei più importanti non solo nel Texas ma in tutta America. Nell’anno da senior infatti Willie prende per le redini la squadra e la conduce a una vittoria del titolo statale con un record di 35-1 risultati che permettono a North Crowley di occupare la posizione numero tre nel ranking nazionale. Warren è il fenomeno della squadra con i suoi 24.9 punti, 3.5 rimbalzi, 4.7 assist e 3.4 recuperi, cifre che gli permettono di essere invitato al McDonald’s All-American Game, la più importante vetrina del basket liceale in cui vanno in scena i migliori prospetti delle high school americane, una sorta di All-Star Game in cui Warren segna 23 punti in 22 minuti. Una carriera liceale da dominatore assoluto (vince anche alcune gare delle schiacciate nonostante i soli 193 centimetri) gli consente di ricevere molte borse di studio da importanti college tra cui troviamo Cincinnati, Kansas e UConn ma Warren decide di giocare la stagione 2008/09 nella non prestigiosissima Oklahoma per giocare al fianco di Blake Griffin, la nuova stella del basket liceale intenta a cominciare il suo secondo anno ai Sooners.

A Oklahoma chiude la prima stagione in maniera favolosa. Nonostante la sconfitta nelle Elite Eight del Torneo NCAA contro i North Carolina Tar Heels che avrebbero poi vinto il titolo, Warren si dimostra un giocatore di altissimo livello come perfetto secondo violino di Blake Griffin e inizia ad acquistare popolarità per le sue prestazioni contro le migliori squadre di Ranking della nazione come #15 Kansas (23 punti) e #10 Purdue (22 punti). Non a caso guadagna il premio di Freshman of the Year della Big 12 ed entra nel secondo quintetto All-Big 12 grazie alle sue medie da 14.6 punti, 3.1 assist, 2.2 rimbalzi e 1.1 recuperi. A fine stagione però Blake Griffin decide di andare in NBA, al contrario Willie (che sarebbe stato molto probabilmente scelto a fine primo giro) preferisce restare ai Sooners per dimostrare cosa potrà fare come unico leader della squadra. Vi anticipo che questa potrebbe essere stata la scelta più sbagliata della sua vita. A inizio stagione Warren è considerato come il primo candidato al premio di Giocatore dell’Anno della Big 12 e una futura Lottery Pick ma la stagione non va per il meglio. L’assenza di un catalizzatore di attenzioni difensive come Griffin è troppo importante e i Sooners chiudono l’annata con un record di 13-18. Warren decide di dichiararsi al Draft ma viene messo sul banco degli imputati per questioni a cui i tifosi della Virtus dovrebbero prestare molta attenzione. Warren quell’anno (2009/10) era sembrato svogliato e disattento: venne infatti criticato per il suo mancato impegno in difesa, per il suo comportamento dubbio fuori dal campo (fu squalificato per 1 partita senza che Oklahoma specificasse il motivo) e fece sorgere molti dubbi agli addetti ai lavori anche il problema alla caviglia che gli fece saltare 9 partite e lo obbligò all’intervento chirurgico a fine stagione. Al Draft però si parlava di lui come uno degli ibridi playmaker/guardia più interessanti insieme a un certo Stephen Curry, con la differenza che Warren aveva più fisico, più centimetri, più atletismo e un anni in meno, mentre Curry era più tiratore e leggermente più passatore. Proprio nella stagione da sophomore infatti Warren aveva mostrato di fare molta fatica come playmaker peggiorando il proprio tiro (dal 47% al 43% dal campo e dal 37% al 30% da tre) e mostrando un misero bilancio assist-palle perse di 86-80. Ciò nonostante Warren decide di darsi una regolata, comincia a lavorare duro con allenatori personali e cambia anche la sua mentalità impressionando molto i GM e gli allenatori NBA nelle interviste pre Draft, come rivelato anche da coach Jeff Capel, ai tempi allenatore dei Sooners e ora assistente a Duke.

Warren_Bedlam

La sua nuova etica del lavoro gli garantisce la chiamata numero 54 al Draft e la seguente firma con i Clippers, squadra con cui però giocherà solo 19 partite per poi essere tagliato dopo pochi giorni dall’inizio della stagione 2011/12 a causa di un reparto playmaker fin troppo ricco per via della presenza di Chris Paul ed Eric Bledsoe. Ebbene sì, ho detto playmaker perché ai Clippers Warren si è allenato molto per diventare un vero playmaker e lo ha dimostrato negli impegni di D-League con i Bakersfield Jam, squadra in cui viaggiava a cifre come 21.0 punti, 7.0 assist e 5.3 rimbalzi di media. In questi anni ha giocato anche nei Rio Grande Valley Vipers (D-League), nel Maccabi Reshon LeZion (Israele) e nel Szolnoki Olaj KK (Ungheria) facendo il bello e il cattivo tempo. In questi anni ha anche perfezionato il proprio gioco trovando una dimensione più adatta a lui: Warren oggi è infatti un penetratore di altissimo livello, dal primo passo veloce, dall’elevazione olimpionica e dalla potenza fisica rimarchevole. Warren infatti possiede un fisico scolpito che gli permette di tenere alla larga i difensori più soft e di assorbire meglio i colpi che prende nelle sue tantissime penetrazioni verso il canestro. Queste sono appunto il suo marchio di fabbrica specie quando sono anticipate da un paio di movimenti di esitazione e/o da un paio di letali crossover da campetto perché le origini non vanno rinnegate mai. Talvolta però la sua sicurezza lo porta a compiere scelte sbagliate: non essendo un playmaker puro spesso non riesce a “inventare”, nel senso che se parte verso il canestro per segnare ma trova un’ottima rotazione difensiva, quasi certamente non cercherà di passare la palla a un compagno libero perché si è messo in mente di segnare e quello è il suo unico obiettivo. Inutile dire che questi comportamenti portano spesso a tiri forzati e palle perse che restano il suo più grande neo. Il tiro da tre è migliorato in maniera incredibile, infatti ormai sembra essere diventato uno dei punti forti di Willie indipendentemente che arrivi uscendo dai blocchi o senza ritmo, da fermo, dopo aver finto una penetrazione in area, cosa che tende a fare molto spesso. In sintesi diciamo che al momento Warren mi ricorda un Erick Green con un arsenale offensivo leggermente più ristretto ma con più esplosività.

Warren, conosciuto ai Clippers come “Fingernails Will” per via del rumore che le sue unghie (tenute sempre discretamente lunghe) fanno sul grip del pallone al rilascio del tiro, è quel tipico giocatore per cui si ha un rapporto di amore/odio dal momento che può decidere da solo una partita (positivamente o negativamente) da un momento all’altro. L’unica cosa da fare è mantenerlo sempre concentrato e soprattutto motivato. A mio personale parere è un buonissimo acquisto per la Virtus e un passo avanti rispetto a Ware. Non a caso Warren ha firmato un biennale, segno che la dirigenza ha visto in lui qualcosa di speciale.

 WILLIE WARREN
 RUOLO: Playmaker-Guardia
 NATO: Dallas, Texas – 22 ottobre 1989  ALTEZZA: 193 cm
 COLLEGE: Oklahoma  SQUADRA 2013/14: Virtus Bologna
 STATS 2013/14 (Szolnok): 15.5 punti, 3.3 rimbalzi, 5.3 assist, 1.2 recuperi e 3.4 palle perse. 50% dal campo, 45% dal tre punti, 74% ai tiri liberi.  ESPERIENZE PRECEDENTI: North Crowley HS in Fort Worth, Texas. Florida State (NCAA). Los Angeles Clippers (NBA). Bakersfield Jam e Rio Grande Valley Vipers (NBA D-League). Maccabi Rishon (Israele). Szolnok (Ungheria).

Foto: Willie Warren in copertina (court-side.com) / Willie Warren in azione contro Oklahoma State (benwphoto.com)