Aradori e la banda degli insoliti noti

Se i primi ottanta minuti di questo Europeo ci hanno insegnato qualcosa, è che i componenti del roster dell’Italia hanno messo nella valigia portata in Slovenia un paio di elementi fondamentali: gli attributi. Guai a dire, dopo sole due partite e con altri tre match da giocare (tra cui quelli contro lo spauracchio ellenico e la sorpresa finnica), che non si sente affatto la mancanza di gente come il guerriero Hackett, il divino Gallinari o di Bargnani, grande incognita ma che è sempre meglio avere dalla propria parte in determinati palcoscenici, ma sembra evidente il fatto che coach Pianigiani abbia aggiornato il chip ai propri giocatori, facendoli diventare finalmente degli animali da parquet, pur con evidenti limiti tecnici messi in un angolo in queste prime due esibizioni.

Difficile aspettarsi un Marco Cusin così efficace contro i temibilissimi russi. Il centro di Cantù, che, diciamocela tutta, ha fatto storcere una quantità sconfinata di nasi nelle precedenti uscite azzurre, finalmente ha fatto vedere di che pasta è fatto, al cospetto di lunghi di caratura continentale come Monya, riuscendo in quella che potremo definire un’impresa titanica per uno come Marco, ovvero non caricarsi di falli sin dall’inizio della partita, riuscendo comunque a essere aggressivo e incisivo, soprattutto nella difesa del canestro italiano. Fa niente se Cusin ha avuto una mezza battuta d’arresto contro i turchi, forse la squadra più forte sul fronte dei lunghi e per questo più complicata da leggere nelle giocate in post e sui pick&roll, ma la prova dell’ex pesarese di fronte alla Russia fa ben sperare per il proseguio della competizione.

Proseguendo con il racconto, chiedo di alzare la mano a chi si aspettava un primo quarto stellare di Nicolò Melli contro la Turchia, con il suo ingresso anticipato e forzato per la situazione dei falli del già citato Cusin. Il giovane lungo dell’Olimpia non ha patito affatto il confronto con gente com Asik, Gonlum, Ilyasova ed Erden, spazzandoli tutti via nei primi dieci minuti, chiusi in doppia cifra sul fronte punti e con i quali ha posto le basi per una fantastica doppia-doppia da 14 punti e 10 rimbalzi.

E chi si sarebbe aspettato che, a proposito di elementi della formazione meneghina, Alessandro Gentile dominasse la partita contro i turchi, a cavallo tra secondo e terzo quarto, tirando con percentuali altissime e difendendo da veterano contro un mostro sacro come Turkoglu? Va bene, il giocatore dei Magic sembra un turista al quale hanno messo canotta e scarpette sotto tortura, ma il nuovo capitano dell’Olimpia ha disputato finalmente una grande partita a livello internazionale, di quelli che hanno fatto innamorare di lui diversi appassionati, durante gli Europei Under 20 rovinati solo dalla classe di Nikola Mirotic.

E che dire di Pietro Aradori, se non che forse il talento di Cantù è finalmente sbocciato anche fuori dai confini italici? In una serata in cui avrebbe segnato anche dal parcheggio del palazzetto di Capodistria, mettendo a segno un impressionante 9/10 dal campo per 23 punti totali, manifestando anche mani leste in fase difensiva con ben quattro recuperi, ma più in generale dando la sensazione di essere concentrato e cattivo, due caratteristiche che troppo spesso gli sono mancate quando c’era da fare il definitivo salto di qualità.

Se aggiungiamo che gente come Poeta e Vitali, entrata in extremis nel roster di Pianigiani, ha messo in campo talento ma soprattutto grinta e determinazione, possiamo dire che l’ex coach di Mens Sana e Fenerbahce ha fatto un piccolo miracolo, trasformando una squadra data per spacciata da diversi addetti ai lavori e tifosi, soprattutto a causa delle numerose assenze che hanno reso il periodo pre-Europeo una vera e propria via Crucis, e che forse sta rendendo ancor più entusiasmante questo avvio di rassegna continentale. E domani c’è la Finlandia delle nostre vecchie conoscenze Huff, Kotti, Koponen, Mottola e Rannikko.

Fonte foto: corrieredellosport.it