Serie A

BEKO Serie A – Il personaggio: Alex Kirk

Le vacanze, almeno per i tifosi, sono terminate. La Serie A invece continua a macinare il suo percorso, che lento ed inesorabile è arrivato finalmente al primo giro di boa. Si è concluso il girone di andata, che ha visto in Reggio Emilia la sua assoluta protagonista, in Milano una certezza a volte instabile, ma che soprattutto continua ad avere in Pistoia, Cremona e Trento le sue sorprese migliori. L’ultima giornata è stata doppiamente importante, perché doveva dar conferma delle otto partecipanti alle Final Eight di Coppa Italia: seppur le prime sette fossero sicure del posto, è stata Avellino a strappare l’ultimo pass disponibile per uno degli eventi che, negli anni, sta confermando in quanto a seguito il buon lavoro di appeal del basket italiano. Non è però bianco verde il protagonista dell’ultima di andata, bensì biancorosso: ancora una volta il nostro (ambitissimo) premio va a Pistoia. È Alex Kirk, con una devastante prestazione individuale, l’MVP di questa settimana.

Da qualche mese a questa parte c’è un’aria strana dalle parti di Pistoia. Un’ombra silenziosa illumina (perdonatemi l’ossimoro) i cieli della città toscana. È un’ombra che vien da molto lontano, sia nel tempo sia nello spazio. Stazionata in orbita, fuori da ogni giurisdizione comunale in quanto a pagamento di parcheggi, la navicella spaziale USS Enterprise (NCC-1701) veglia su Pistoia come un santo protettore. Il suo nome più noto è semplicemente Enterprise e si tratta forse della più famosa nave stellare della storia: costruita nei cantieri dei bacini orbitali di San Francisco in orbita intorno alla Terra e pilotata da Hikaru Sulu, per anni è stata potuta ammirare dai più durante le puntate della celebre serie televisiva Star Trek. Pistoia però non è Lucca, città che in quanto a folklore fumettistico domina incontrastata, perciò bisogna chiedersi il motivo per cui il veicolo di una serie televisiva stia fluttuando proprio lì. Per avere la risposta basta semplicemente fare un salto al PalaCarrara e chiedere del Capitano. Non sarà un vulcaniano a darvi ascolto, forse solo un semplice magazziniere, ma intanto risolverete il mistero della nave spaziale. Infatti, da questo settembre, il Capitano Kirk è tornato tra noi, con una nuova veste, ma sempre con l’incredibile personalità che lo ha contraddistinto.
Alex Kirk è nato solamente nel 1991 eppure a vederlo giocare sembra un veterano. Non solo per le scelte azzeccate, ma anche per quella posa da vita vissuta, quel muoversi per il campo come se non facesse altro da vent’anni. Qualche tempo fa, “chiacchierando” con Vincenzo Esposito, avevo avuto modo di chiedergli personalmente chi fosse questo gigante educato. Arrivato da una breve parentesi con i Cavaliers di Lebron, il coach dei pistoiesi mi ha confermato dell’importanza capitale che Kirk ha per i biancorossi. Centro di peso, dotato di eccezionale tecnica nel pitturato, è però anche un tiratore affidabile sia dai cinque metri sia dall’arco dei tre punti. Un lungo insomma in grado di spaccare le difese, in grado di dare qualità e duttilità all’attacco. Ne sa qualcosa Capo D’Orlando, ma ne sanno qualcosa tutte le squadre del nostro campionato. 16.3 è la sua ottima media punti, alla quale va aggiunto anche un 48% da tre punti: non è per niente male se il tuo lungo tira con quasi il cinquanta per cento dai 6 e 75, aggiungendo soprattutto che tale percentuale non è stata ottenuta per caso, ma con costanza.
Contro Capo D’Orlando, la Giorgio Tesi Group ha letteralmente dominato, spazzando gli avversari con 103 punti mandati a referto (28 del Capitano): un risultato che non stupisce se si guarda la classifica, visto che la squadra siciliana è ormai ultima in solitaria, ma che viene valorizzato se si pensa che Capo D’Orlando sia una delle migliori difese del nostro campionato.
Il gioco di Kirk si addice sempre più al basket moderno, fatto di pick’n’roll ed isolamenti, proprio in luce della sua pericolosità in ogni zona del campo. Ha però, come abbiamo detto, una tecnica che sembra fuori dai tempi attuali: c’è un canestro, che è uno dei suoi marchi di fabbrica, fatto contro Capo che ne evidenzia tutte le sua qualità. È il classico step back alla Nowitzki, per intenderci. Semplicissimo se visto eseguire dal tedesco, un po’ più complesso se fatto da un comune mortale. Eppure Alex Kirk riesce a far sembrare facile anche questo, nell’impeccabile linearità con cui gioca. Non voglio fare paragoni azzardati ed ingenerosi, ma sono abbastanza certo nel dire che la scelta fatta da Pistoia in estate diventa giorno dopo giorno sempre più azzeccata. Non ci si deve dunque stupire se la truppa agli ordini del Capitano sia ormai proiettata nella galassia più luminescente del nostro campionato.

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