Serie A

Beko Serie A – Il personaggio della quinta giornata: Pietro Aradori

Si, lo sappiamo. Probabilmente quella tra Reggio Emilia e Pesaro è stata, statistiche alla mano, la partita più noiosa di tutte. Due però erano i quesiti da risolvere. Il primo di squadra: dopo la battuta d’arresto a Capo D’Orlando volevamo vedere se Reggio avesse o meno lo stoffa per non perdere subito terreno. Il secondo è invece sul singolo: ragazzi, è tornato lo Squalo.

Ci sono piccoli dettagli quando guardi una partita sui quali non fai conto nell’immediato, ma che, a mente fredda, ti rendi conto essere fondamentali. Settembre, prendete una partita qualsiasi dell’Italia agli Europei: sì Gallinari è un fenomeno, Belinelli ne ha due grosse così (non sempre), Bargnani alterna giocate da Mago a volte Forrest a volte Merlino, Gentile è troppo e Datome, ahimè, in panchina miracoli non ne può fare. In cinque nomi, penserete, non ho fatto altro che riassumere la Nazionale. C’è però un giocatore, che soprattutto quest’estate, è passato sotto i radar, non ottenendo i meriti dovuti. Senza il peso di troppe responsabilità, Pietro Aradori è secondo me fondamentale e tale si è dimostrato. Se i cinque sopracitati non girano sulla stessa orbita contemporaneamente ecco che arriva Pietro a togliere le castagne dal fuoco. Perché la grande qualità di Aradori è quella meno enfatizzata dai tabellini e dagli occhi emozionati dei tifosi: Pietro difende.
Ovviamente non ho scoperto nessun talento emergente, parliamo di uno dei migliori, ma che troppo spesso viene accantonato quando brillano le paiettes d’oltreoceano. Non per altro, dopo la sua campagna migratoria tra Turchia e Spagna, Pietro è tornato: l’anno scorso lo abbiamo visto in campo per i playoff con la Reyer, in attesa di una nuova stagione completa con Reggio Emilia quest’anno.
Aradori è tornato, è tornato nel migliore dei modi. È tornato segnando, perché il talento c’è, ma soprattuto è tornato con l’intensità che avevo visto e rivisto due stagioni fa a Cantù. Contro Pesaro (avversario certo abbordabile, ma pur sempre avversario) ne ha fatti 21, ma ancor più ha tirato giù la bellezza di 15 rimbalzi, con un 35 di valutazione che lo hanno portato sul gradino più alto di giornata. Lavoro sporco, mano bollente, forse i più mi contraddiranno, ma credo che sia ad oggi il più completo dei giocatori italiani (considerando Gallinari ormai un americano a tutti gli effetti). Lo dico un po’ a malincuore, poiché quanto a talento Gentile e Belinelli restano forse una spanna sopra, ma Aradori è l’unico in grado di non far parlare di sé anche quando risulta determinante. Negli ultimi due possessi contro la Lituania (è una ferita ancora aperta, perdonatemi se in futuro ritornerò ancora su questa partita) ho visto tutti i limiti caratteriali di Belinelli: due penetrazioni da appoggiare semplicemente al vetro, gettate alle ortiche perché troppo pesante il pallone. Ecco, lì, secondo me, c’era bisogno di Aradori.
Non è un caso se domenica, proprio quando Pesaro sembrava aver riaperto una partita che potenzialmente già chiusa in principio, con il primo parziale di 15-0 Grissin Bon, è toccato allo Squalo prendere le redini del gioco, con cinque punti che hanno scalciato a -9 gli avversari (da 57-53 a 62-53 nel terzo periodo), archiviando una pratica che paradossalmente gli emiliani han fatto di tutto per tenere aperta più del dovuto. Leggere la partita solo con i numeri è però riduttivo. L’impatto, la personalità e la forza del carattere di Aradori, giocatore già affermato che torna da protagonista, non vanno sottovalutati: se n’era andato da leader, ha avuto difficoltà al Galatasaray, alti e bassi in Spagna, ma è tornato da professionista, con la voglia di mettersi in gioco di nuovo e magari chissà, essere quel tassello che l’anno scorso è mancato a Reggio proprio ad una curva dal traguardo.
Bentornato Pietro!