Serie A

BEKO Serie A – Il personaggio: Marco Cusin

La classifica del campionato di serie A sembra un lavandino intasato, già dalla prima posizione. In coda come alla prima di Star Wars, le certezze Olimpia e Grissin Bon sgomitano con Cremona, Pistoia e la sophomore Trento. Dei toscani e delle “Aquile” abbiamo già avuto modo di parlare, per questo oggi tocca all’altra insospettabile capolista. Forte di un nucleo compatto di italiani, ha trovato proprio in loro lo slancio per arrivare alla settima vittoria consecutiva. Gaspardo, Mian e Vitali fanno la guardia al vero leone della Vanoli, quel Marco Cusin spesso dimenticato fino a settembre, quando si parla di Nazionale.

Marco Cusin è un eroe nazional-popolare. È l’icona “pop” del nostro basket, c’è poco da fare. Ogni estate, quando entra in gioco il discorso nazionale, superati i dubbi di presenza sugli “americani”, resta un’unica certezza: anche quest’anno c’è Marco Cusin. Qualcuno lo dice a malincuore, sperando sempre che possa uscire qualche nome nuovo. Qualcun altro invece lo vede come una necessità, d’altronde non abbiamo altri centri di ruolo. Insomma, tra maggio e settembre c’è sempre scetticismo intorno al suo nome. Poi però si fanno i bagagli, si parte verso qualche rinomata destinazione, con un trofeo in palio ed anche le incognite spariscono dietro al velo delle emozioni. E Cusin è sempre in campo.
Inizialmente parte con un minutaggio ridotto all’osso, perché diciamolo, non sembrerebbe proprio Shaquille O’Neal. Poi però succede qualcosa che lo rimette in discussione: Bargnani è spento, Gallinari non può giocare anche da 5, c’è bisogno di uno in area. Allora ecco che il “Cuso” si toglie la soprammaglia, guarda il cubo del cambio con i suoi occhi azzurri ed è pronto per scendere in campo. Le reazioni da bar son sempre le stesse: ecco, ora entra Cusin, è finita. Come diavolo farà a marcarsi Marc Gasol? Invece a Marco le sfide piacciono, piacciono parecchio, per di più quando parte con gli sfavori del pronostico (stando ai tifosi, il 90% delle volte). Allora capita che quel gigante con la faccia a metà tra il bambino e l’angelo custode decida di arrabbiarsi. Allora capita che anche l’ostacolo più insormontabile possa essere superato. Capita ad esempio, di stoppare quel tale spagnolo che pare insegnare fondamentali di post basso a tutto il mondo. Capita di guidare emotivamente la squadra in una vittoria che non avresti mai creduto. Non è tanto la prestazione individuale, che rende Marco Cusin un eroe “pop”, quanto la sua imprevedibilità, quanto al fatto che nessuno (ormai a torto) si aspetti da lui una solida presenza. Invece lui se ne esce fuori con un rimbalzo, con un tap-in, con una stoppata che gridano vendetta. Che sembra vogliamo dire: “Non ci credevate vero? Però ci sono anche io e se ci sono un motivo ci sarà!”
Un motivo dunque ci sarà se ora in testa alla classifica della serie A ci sia anche la Vanoli Cremona. Un primato che è vero, condivide con altre quattro squadre, ma anche un primato che impone a chi mastica basket di parlarne. Soprattutto se ti trovi in vetta dopo aver bistrattato prima Pesaro, poi Bologna ed infine Cantù, la nuova Cantù del ciclone siberiano Gerasimenko. Soprattuto se vinci da sette gare consecutive, soprattuto se hai a centro area quel Marco Cusin che il tifoso medio apprezza generalmente per una settimana all’anno. Però sono ben quattro giornate consecutive che “Cuso” va in doppia cifra (18 nelle ultime due) ed un merito per questo cammino super della squadra è giusto che vada riconosciuto anche a lui. Ha grinta, ha carattere, ma ha anche senso della posizione. In maglia azzurra si è spesso fatto tradire dalle emozioni, emozioni che lo hanno portato a commettere errori anche banali talvolta, poi era arrivata la sua svolta, la svolta di una carriera: una chiamata da Sassari, la contendente più temibile per la lotta allo scudetto. In Sardegna Cusin ha capito cosa voglia dire vivere su un’isola, ma ancor più cosa voglia dire vivere isolati. Sacchetti non lo vede, lo tiene spesso in panchina. Marco non gode a vedere i compagni che giocano, vuole mettersi in luce, vuole sentirsi addosso il peso delle vittorie che la squadra mette in saccoccia. Quindi saluta la Dinamo, prende la volta del mare e ritorna in continente. Cremona lo accoglie come un figliol prodigo (già due anni in Lombardia prima della parentesi pesarese), lo rimette in corsa per una maglia azzurra che dimostra di meritare non solo per mancanza di alternative. Ecco perché ora, all’alba dei 31 inverni, sta iniziando a raccogliere i suoi frutti.
Per fortuna che c’è Marco Cusin.

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