Serie A

BEKO Serie A – Il personaggio: Stefano Mancinelli (con intervista esclusiva)

Siamo sempre più convinti che il nostro campionato non sia sicuramente il migliore, ma che non ci lasci comunque privi di emozione ogni domenica. Nella settimana in cui Sassari lancia vivi segnali di crisi e Pistoia conferma invece l’ottimo rendimento mantenuto finora, Milano cede nuovamente il passo, questa volta a Torino che ottiene così la seconda vittoria in campionato e ritrova soprattutto il morale per riprendere la propria risalita in classifica. Non è un caso che sia stata infatti Manital Torino – EA7 Milano la gara clou della settima giornata: 85-83, contro ogni previsione, contro ogni pronostico. Abbiamo scelto di parlarne con Stefano Mancinelli, protagonista della solita solida prestazione e cardine della squadra neopromossa.

Non ho mai creduto nell’affermazione “Non si smette mai di crescere”. Ho sempre pensato fosse un’ipocrisia per giustificare gli errori di chi errori non dovrebbe farne, per giustificare i passi indietro di chi dovrebbe andare solo avanti. Eppure, nel folle mondo della pallacanestro, ogni scelta ed ogni decisione personale viene ponderata proprio su questa frase. Ci sono momenti della propria vita professionale in cui devi confrontare il rendimento alle prospettive di crescita. E non è affatto un problema se queste prospettive ti si presentano a trent’anni, nel fiore di una carriera esemplare. Non è un problema se il capitano della Nazionale, campione d’Italia con la Fortitudo Bologna nel 2005 decida di fare il sopracitato passo indietro e scelga di portare i suoi talenti in quel di Torino: dai vertici della serie A ai buoni propositi della Legadue. “È stato un passaggio fondamentale, forse il livello era più basso della serie A, ma era un campionato nuovo per me e comunque di qualità. E poi con il fatto che ci fosse un solo posto per la promozione ha reso tutto molto più competitivo.” Era il 2013, quando il “Mancio” ha cominciato questa nuova avventura. Conclusasi l’esperienza con Cantù, dopo tre stagioni al top con Milano e soprattutto dopo nove anni strepitosi a Bologna, Stefano firma con la PMS Torino. Non è però un addio alla serie maggiore, è solo un arrivederci. Perché a Torino c’è voglia di basket e soprattutto c’è bisogno di riportare in alto il capoluogo piemontese, da troppo tempo lontano dai grandi palcoscenici. Ecco dunque che Mancinelli non è altro che la prima pietra su cui sono state gettate le nuove fondamenta e la certezza su cui ripartire due anni dopo, ad obiettivo finalmente raggiunto. “Sono contento di essere tornato.” Non si nasconde e non ci nascondiamo neanche noi, perché lo ammettiamo, siamo contenti di vederlo al posto che gli spetta.
Un po’ meno contenta lo è forse Milano, almeno da due giorni a questa parte, dopo che la corazzata (o presunta tale) biancorossa è inciampata proprio al PalaRuffini contro la Manital. “Non parlo degli avversari, abbiamo giocato bene, in attacco, ma anche in difesa.” Un’analisi sintetica, che però racchiude tutta la volontà di volare bassi dopo una vittoria, seppur importante. È un campionato altalenante, senza sicurezze, dove ogni settimana cambiano gli scenari. Oggi Torino è a quattro punti insieme a Bologna, Pesaro ed Avellino, ma del “doman non v’è certezza”.
Eppure Stefano non si scompone, guarda in faccia alla realtà. Realtà che per ora vede Torino decimata dagli infortuni, con un roster che ancora attende di essere completo. “Ti dico, la vera Torino la vedrete tra due/tre settimane quando rientreranno tutti gli infortunati. Nel basket se hai tre giocatori su dieci indisponibili diventa tutto più complicato. Tra tre settimane sapremo che squadra siamo, per ora è presto.” Parole da leader, parole da veterano o forse solo parole da persona che guarda alla classifica con la stessa intelligenza con cui guarda il difensore in post basso. Il cammino è lungo, ma battere Milano non è mai semplice. Soprattutto quando sei un ex, soprattutto quando in molti si chiedono se sia mai veramente sbocciato l’amore tra Mancinelli e l’Olimpia. Una rivincita? “No, nessuna rivincita. Sono solo contento di aver battuto una grande squadra, questo fa sempre piacere. A Milano ho molti amici e con il Signor Armani mi son sempre trovato benissimo.” Era arrivato a Milano da protagonista, eppure nella prima stagione non sembrava essere tale. “Il primo anno non sono partito in quintetto perché entrare in una squadra già formata è sempre difficile. Avevo parlato con il coach Bucchi e mi disse che avevano già preso Mike Hall come quattro titolare, così io mi sono adattato. In questi casi sta all’intelligenza del giocatore nel mettersi a disposizione.” Ed infatti la pazienza ha pagato, seppur come detto, parrebbero tanti gli interrogativi su quel percorso terminato in maniera brusca dopo tre stagioni.
I rapporti però son fatti per essere consumati, senza però lasciar dietro rancori. C’è infatti un’altra parte della vita cestistica di Mancinelli che si è interrotta, ma sulla quale nessuno, lui incluso, si sente di mettere i titoli di coda. Sì, è un messaggio non troppo subliminale al nuovo coach della Nazionale, Ettore Messina. Sì, è una candidatura che almeno noi proviamo a lanciare. È dal 2013, quando ha seguito da infortunato la squadra azzurra in Slovenia, che il nome di Stefano sembra essere uscito dai radar. “Io sono sempre a disposizione, non ho mai chiuso la porta, se mi dovessero chiamare sarei pronto. Altrimenti continuerò a fare il tifo anche da casa!”.
Nell’Italia più a stelle e strisce di sempre servirebbe proprio lui, Mancinelli, un altro che sarebbe potuto partire verso il sogno americano e che invece ha preso una posizione di cuore, di fede e di orgoglio. Nella Summer League 2007 gioca per Portland: migliora partita dopo partita, segna dodici punti incisivi nell’ultima, finché non arriva finalmente l’offerta di contratto. Ma il “Mancio” tentenna.
“Quando Portland mi ha offerto il contratto al minimo salariale ho dovuto prendere una decisione. A Bologna stavo benissimo, amo tutt’ora la città e le persone, perciò ho deciso di rimanere. Lì mi son giocato le mie carte, ma se potessi tornare indietro rifarei tutto uguale.” Rifiuto e vado avanti (come dicevano qualche anno fa in televisione). Firmò un triennale con la Fortitudo, ma poi andò come tutti tristemente sappiamo. Allora forse non sarà un caso, se proprio nella giornata in cui Stefano Mancinelli si riprende il suo spazio vitale nel basket che conta, la nuova Effe Bologna timbra la prima vittoria in campionato? Sperando che un giorno si possano rincontrare, anche da avversari, lassù dove ad entrambi spetta, per ora non possiamo far altro che aspettare, perché come ha detto lui stesso, solo il tempo sarà amico o nemico del campionato di Stefano Mancinelli e della sua Manital Torino.