Cantù a Capo chino

Al termine del primo tempo il vostro cronista non aveva intenzione di scrivere una singola parola sullo scempio a cui aveva appena assistito, ovvero alla peggior débâcle canturina a cui aveva mai assistito in vita sua. Peggiore delle sconfitte che portarono la Clear in A2, peggiore alle dieci sconfitte consecutive che portarono un giovanissimo Pino Sacripanti al posto di capo-allenatore dell’allora Poliform. Una roba indegna, una di quelle per cui gli ultras pretendono di solito l’abbandono della canotta, non essendo degni di indossarla. Nel clamoroso 23-48 con cui la Red October andava a testa china negli spogliatoi solo il capitano Craig Callahan, ancora menomato ma capace di lanciarsi su una palla vagante ed intento ad incoraggiare i compagni con continuità dalla panchina, meritava di indossare la prestigiosa canotta di Cantù. Poi nella ripresa le cose cambiano, Cantù la vincerà 50 a 31, e mentre la curva urlava “Vogliamo dieci Parrillo” la Red October lentamente recupera sino ad arrivare a -5 a 5 minuti dal termine, nonostante abbia perso Darden per un infortunio su un suo canestro a segno a fine terzo quarto, ma la componente slava della Betaland respinge il disperato assalto prima con Ivanovic e Stojanovic e poi con Tepic freddissimo dalla lunetta andando a vincere 79-73.

foto twitter @pallacanestrocantu

Qui Cantù: Detto di Callahan e Parrillo, come sempre moralmente all’altezza, l’unico a salvarsi è Fran Pilepic che per una volta non perde il confronto difensivo col suo dirimpettaio (Drake Diener) ed è l’attaccante più continuo dei brianzoli con 17 punti e 7-11 al tiro. Anche Zabian Dowdell nella ripresa lotta come un leone chiudendo alla fine con 15 punti 6 rimbalzi 9 falli subiti 10 assist e 34 di valutazione ma quando Cantù precipitava nel primo tempo Dowdell era in totale tilt, non accettabile per un play. Male tutti gli altri anche JJ Johnson e Pat Calathes, impalpabili nonostante le stats aggiustate nella ripresa, ed autori di errori gravi al tiro proprio quando Capo d’Orlando era ad un tiro di schioppo. Su Alex Acker invece stendiamo un velo pietoso. Pietoso pure coach Bolshakov che nel primo tempo ruotava disperatamente quintetti senza una minima idea e che pare aver esaurito la spinta positiva iniziale.

Ora Cantù deve voltarsi alle spalle e mettersi nell’ordine di idee di dover affrontare una Royal Rumble della disperazione con Cremona, Pesaro e Varese, altro che play off e per provare a dare una svolta, secondo vari rumors, è atteso un importante annuncio a breve.

Qui Capo d’Orlando: Che bella realtà la squadra di Peppe Sindoni e Gennaro Di Carlo! Capo gioca una pallacanestro semplice ed efficace con tanti giocatori di matrice slava affamati e vogliosi e qualche veterano come Diener a far da chioccia. Per espugnare il PalaDesio si affida all’inizio a Iannuzzi e Stojanovic, poi ha un clamoroso stint al tiro di Archie con 4 triple consecutive a segno a cavallo di primo e secondo quarto ed infine, invece di farsi prendere dall’ansia per la rimonta canturina, trova la mano ben ferma dalla lunetta di Milenko Tepic negli istanti conclusivi.

Non fa nulla di clamoroso ma lo fa bene ed è la Cenerentola che tutti amiamo.