Cantù: Ricominciamo!?

La Red October Cantù parte fortissima nel primo quarto con JaJuan Johnson a fare a fettine la difesa irpina poi Pino Sacripanti trova le contromisure alzando a dismisura la pressione sugli esterni e per Cantù si fa buia con la Sidigas che rimonta e sorpassa nei due quarti centrali vinti 19 a 40. Sembra quasi finita per la Cantù di Bolshakov ma un parziale di 10-2 ad inizio ultimo quarto con ancora protagonista JJ Johnson e la lucida regia di Waters portano la Red October a giocarsi il finale punto a punto e proprio quando Ragland, sin lì straordinario sbaglia due scelte cruciali nell’ultimo minutoe  ci pensa Tremmell Darden a subire fallo ben imbeccato da Waters a 1 secondo e 97 centesimi: il campione californiano segna il libero del 75-74 e sbaglia intenzionalmente il secondo con Leunen che prova il tiro della disperazione dalla propria lunetta. Per Cantù una vittoria delicatissima che fa tantissimo morale per una squadra che appare aver ritrovato la gioia di giocare col tecnico ucraino.

Come canta Adriano Pappalardo si può allora gridare: “Ricominciamo!”

Kiril Bolshakov (foto sito uff pallacanestrocantu.com

Qui Cantù: il tabellino di JaJuan Johnson è FRA-GO-RO-SO e chiude con 35 punti 10-15 dal campo 3-4 da tre 6-6 ai tiri liberi 14 rimbalzi 6 falli subiti per 46 di valutazione, per 37 lunghi minuti è l’unico canturino in doppia cifra caricandosi la squadra sulle sue spalle lievemente ricurve, attacca ogni volta che può Fesenko e ha qualche difficoltà solo con Cusin, che però in attacco è nullo a differenza dell’ucraino, ma quando Cantù sembra alle corde è ancora lui con sei punti consecutivi a farla risorgere con una tripla, una schiacciata e due ottime difese nel momento decisivo su Ragland su cui era finito per i cambi sistematici decisi da Bolshakov. Una prova che entra nella storia di Cantù. Ed un’altra prova che il prodotto da Purdue è un CINQUE che ha bisogno di giocare con l’area ben sgombra coi quattro compagni ben larghi sul perimetro per poter rendere alla grande attaccando gli spazi come un mustang selvaggio.

Altrettanto evidente che questa squadra ha ritrovato la serenità e la voglia di giocare e lo si nota quando Pilepic, Darden o Waters, estremamente imprecisi al tiro, trovano comunque delle giocate decisive nel finale. Nella di semplificazione dei giochi e nel recupero mentale dei giocatori non si può negare l’opera di un uomo giunto fra mille dubbi e sorrisini di sufficienza, ed in questo siamo colpevoli pure noi, ovvero Kiril Bolshakov che evidentemente non ha un terzo della sapienza cestistica di Kurtinaitis (e siamo certi che il lavoro del coach lituano gli è venuto assai utile) ma ha un’umiltà ed una semplicità che meglio si bilancia con questa squadra rispetto ai rigidi e complessi dettami del santone baltico. Notiamo infine come Waters, a lungo in campo con quattro falli, abbia diretto con lucidità la squadra e come Acker abbia dato segni di crescita con un paio di giocate di grande classe e se abbiamo aspettato con pazienza il canturino d’adozione perché non pensare a provare a recuperare l’immensa classe di Erazem Lorbek, la cui schiena è guarita e necessita solo di lavoro, invece di acquistare Nemanja
Alexsandrov o un noto troublemaker come Kenny Kadji (che pare comunque sfumato…)?

foto account twitter Pallacanestro Cantù

Qui Avellino:  la Sidigas degli ex parte con scroscianti applausi per Pino Sacripanti,Maarty Leunen e persino Kyrylo Fesenko mentre sono sonori fischi per Cusin, che non ha lasciato un buon ricordo ma che non merita a nostro avviso questa acredine e con  indifferenza per Average Joe Ragland.

Avellino ha cominciato la gara difendendo in maniera disastrosa facendosi strapazzare da un Johnson on fire poi cambia marcia grazie alle scelte di Sacripanti che decide di alzare la pressione sugli esterni brianzoli con la sua fisicità per poi collassare in area a limitare gli spazi per JJJ. Pare avere la partita in mano grazie alle giocate da gran campione di Ragland, il peso in area di Fesenko e le triple di Randolph poi subisce la reazione canturina, si affida allora totalmente a Ragland ma le scelte nel finale del suo play (penetrazione verso destra contro Johnson e tiro da sette metri dopo aver palleggiato per 24”) sono errate e Cantù vince meritatamente.