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Collins: DeAngelo o DeDiavolo?

Jack Michael Martinez e DeAngelo Collins con la maglia di Roseto. Photo Credits: roseto.com

Nell’agosto del 2005 il Roseto Basket, in serie A1, ingaggiava il centro titolare di quella stagione: DeAngelo Collins. Squadra che allora poteva contare su giocatori come Leo Busca, Brandon Armstrong (ex NBA) e Giorgos Diamantopoulos, anche se poi furono quasi tagliati tutti e rimpiazzati.

Si diceva che Roseto avesse scelto un giocatore “dominante”, come proferì lo stesso pivot durante la presentazione della squadra al PalaMaggetti di Roseto degli Abruzzi, aizzando non poco il già caloroso tifo biancazzurro, che non vedeva l’ora di apprezzarne le gesta in campo, me compreso. Collins, classe 1980 (ma non si hanno notizie sicure sulla data di nascita, c’è chi dice ’81 o ’82), all’High School è stato veramente dominante, dove ad Inglewood (Los Angeles), nell’anno da senior, ha messo insieme 28 punti e 18 rimbalzi di media a partita. Cifre da capogiro.

Ma come per ogni persona esistente su questo pianeta, anche l’Angioletto aveva il suo lato oscuro e quello di Collins è sempre stato abbastanza profondo e buio. Cresciuto senza figura paterna, già a 13 anni ebbe i primi screzi con la legge per aver aggredito una donna con l’uso di un’arma e di conseguenza condannato a due mesi in un carcere minorile. Anche sul campo da gioco il ragazzo non fu da meno, dato che nella stagione ‘96-‘97 assalì un compagno di squadra rompendogli il naso e procurandogli danni permanenti alla testa.

Subito dopo questo avvenimento, Collins partì per Los Angeles per iscriversi ad Inglewood appunto, dove fu allenato dallo stesso coach di Paul Pierce, Patrick Roy, un padre per lui, il quale dichiarò che dopo “The Truth”, DeAngelo fu il miglior giocatore che avesse mai avuto. Nonostante una trentina di altre infrazioni minori, grazie alle statistiche che ebbe al liceo, Collins fu convocato sia per l’ABCD, il camp per i migliori giocatori di High School dove nell’All Star Game conclusivo fu nominato MVP grazie ai suoi 23 punti (Chris Bosh, che diventerà una stella NBA, ne segnò 15), sia per il McDonald’s All American Game, dove ebbe di fronte Amar’e Stoudemire.

DeAngelo Collins contro Amar'e Stoudemire al McDonald's All American Game
DeAngelo Collins contro Amar’e Stoudemire al McDonald’s All American Game

Le sue prestazioni lo convinsero ad ingaggiare un agente, provando direttamente il salto nella NBA senza passare per il college. Un errore enorme.

Sì, perché Collins non fu scelto da nessuna squadra al Draft, probabilmente a causa del suo carattere. Da lì ha iniziato a girare il mondo, tra Argentina, Messico, Cina, Porto Rico, fino ad arrivare in Italia, a Roseto, piazza conosciuta per far rendere al di là delle proprie possibilità molti giocatori. Ma non Collins, visto che il lungo americano, dopo quattro tranquilli anni, decise di ritornare ad essere il bullo di quartiere. Leggendaria la rissa sfiorata al palazzetto con Jack Michael Martinez (altro giocatore con un bel caratterino) durante un allenamento oppure la richiesta, bizzarra, di guidare il pullman che rientrava a Roseto dopo una trasferta, urinando, tra l’altro sugli pneumatici del mezzo.

Questo ed in più l’apporto scadente sul parquet portarono al taglio di DeAngelo Collins da parte dell’allora GM Martinelli. Dall’Italia ha continuato a girare il pianeta e le ultime notizie come giocatore le abbiamo in Cina nel 2012, sparendo in seguito dai radar, restando così, per sempre, una promessa non mantenuta, un eterno Angelo… o Diavolo?