Serie A

Che confusione… Sarà perché ti amo?

Kurtinaitis (foto sito uff Pallacanestro Cantù)
Kurtinaitis (foto sito uff Pallacanestro Cantù)

Dopo aver toccato il meno ventisei a metà del terzo quarto coi tifosi che assistevano allo scempio di una squadra allo sbando con la stessa espressione di Rimas Kurtinaitis che stava impietrito con le braccia conserte, gli occhi stupiti e la mano a tener ferma una bocca che vorrebbe tanto cascare a terra, ecco che all’improvviso la Red October Cantù si riporta a sette punti di distanza, complice una Torino ormai troppo convinta di aver finito il proprio lavoro, grazie a tre triple consecutive di Craig Callahan. Torino si lancia a canestro con Deron Washington che però si incarta a cade rovinosamente a terra. L’ala rosso-crinita resta giù per terra e Cantù si lancia in un 5 contro 4 sospinta da Dominic Waters. Gli uomini di Vitucci come sempre in questi casi di sovrannumero cercano di coprire l’area, alla destra di Waters ci sono Pilepic, tiratore micidiale in transizione, ed un caldissimo Callahan che si aprono sulla linea da tre punti mentre alla sua sinistra c’è Darden che sin lì ha 4 su 6 da tre.  A tutta velocità poi si lancia JaJuan Johnson verso l’area. Il cervello di Waters elabora rapidamente la castroneria suprema: invece di pescare tre tiratori per la tripla del meno quattro decide di lanciare un alley hoop per JJ che corre con al suo fianco DJ White. La palla si alza morbida verso il grillo da Purdue. Si alza pure l’altro grillo di Indiana che intercetta il pallone. Nel frattempo Washington si è con calma rialzato. La palla deviata da White raggiunge un compagno che vede Washington sbracciarsi ad una dozzina di metri di distanza: palla lunga facile e schiacciata che ricaccia Cantù a meno nove con il ricciolone che poco dopo segna di nuovo dalla media e chiude definitivamente la gara e lascia la Red October all’ultimo posto in classifica.

Johnson (foto twitter Pallacanestro Cantù)
Johnson (foto twitter Pallacanestro Cantù)

Qui Cantù: nei trentacinque anni in cui seguiamo Cantù non ricordiamo una squadra così confusa ed in balia degli eventi. Non manca la buona volontà, intendiamoci, siamo certi che in settimana questi ragazzi lavorino con impegno come dice Kurtinaitis ma le sbandate che prende con micidiale regolarità, in un apoteosi di palle perse, falli in attacco e cattive scelte devastano ogni residuo di buona volontà. Nella delicatissima sfida con Torino capita così di partire bene, almeno in attacco visto che la difesa era inenarrabile, per poi finire in ipossia in un secondo quarto perso 7 a 22 facendo al tiro 3-13 dal campo. Poi prova a reagire ad inizio secondo tempo per poi collassare sino al meno ventisei (39-65) con DJ White che si permette di irriderla. Eppure ci prova con Waters (20 punti 9 assist) che va in modalità “faccio tutto io” e Tremmell Darden (18) che rientra in partita dopo un primo tempo da non pervenuto anche per problemi di falli. Sino alla mitragliata di Callahan (11+8) vanificata dalla scelta di Waters. Il problema è che questa squadra è stata proprio costruita male fra giocatori inutili (Acker, Kariniauskas, Lawal), italiani che colpevolmente non sono stati ritenuti necessari durante il lento letargo estivo, uno spogliatoio B decimato secondo la teoria russa per cui il budget va destinato ai giocatori e non a chi sta attorno a loro (teoria che forse funziona in VTB ma che sta fallendo in una realtà speciale come Cantù) e pure la sfortuna con tutti questi continui infortuni ed acciacchi compreso quello del giocatore che era più essenziale ovvero Zabian Dowdell. Per uscirne va preso almeno un giocatore italiano da rotazione e se lo vuoi bisogna metter mano al portafoglio pagando un buy out e si necessita di almeno uno (se non due) giocatori comunitari per liberarsi di un paio di giocatori inadeguati.

Cantù intanto esce di nuovo fra i fischi del suo pubblico mentre gli altoparlanti lanciano a tutto volume “Sarà perché ti amo” dei Ricchi e Poveri… una scelta a dir poco azzeccata. Ricchi e Poveri ed una gran confusione… qualche anno prima si usciva col grande Renato Zero ed “I migliori anni della nostra vita” ed in effetti erano degli anni grandiosi. Scelte musicali strambe per un evento sportivo ma stanotte ci sentiamo tutti come la brunetta: spalanchiamo gli occhioni e cantiamo. Che forse ci passa.

Qui Torino:  la Fiat è invece l’esempio di una squadra costruita con una logica (a differenza di quella della stagione precedente) con tre americani dal sicuro rendimento come DJ White (22 con 11-18 fg), Chris Wright (22 con 9-10 dalla lunetta) e Deron Washington (12+11). Usato sicuro. Anzi sicurissimo.

Poi un paio di scommesse interessanti (Harvey e Wilson) e tre italiani che il campo lo tengono eccome (Poeta, Mazzola e Alibegovic). Squadre costruite con logica ne abbiamo già viste quest’anno…

Semplice… no?