Serie A

Cucciago Chronicles. Reportage e impressioni di una finale Nazionale

Cantù campione under20
Cantù campione under20

Quando sono arrivato a Cucciago per le finali del Campionato Nazionale Under 20 Eccellenza, non sapevo cosa aspettarmi. Era la mia prima volta al Pianella, un palazzetto storico per il basket italiano, e il fatto di esserci andato per una partita di giovanili è stato strano e curioso allo stesso tempo. Al mio arrivo, verso la fine del primo quarto della finale terzo/quarto posto tra Biella e Stella Azzurra, il palazzetto è già discretamente pieno. Da Biella è presente un buon gruppo di persone, probabilmente i genitori e gli amici dei giocatori in campo, che nelle fasi di rimonta della squadra piemontese, incita i propri ragazzi come fossero giocatori di Serie A. E alcuni lo saranno. Il playmaker Luca Pollone, per esempio. Classe 1997, 195 cm di grande talento e leadership, è il giocatore che mi ha impressionato di più in maglia biellese: non solo ha guidato la squadra con grande sapienza, ma non ricordo una sola sua scelta sbagliata, pur nella sconfitta che ha relegato i suoi a un comunque ottimo quarto posto. Non è un tiratore puro, fatica con l’arresto e tiro, ma attacca il ferro con costanza ed efficacia. Inoltre sa giocare in post basso, che per un esterno di questi tempi non è cosa tanto comune, e le doti di passatore sono ben al di sopra della media. Davvero un ottimo giocatore, quindi, e la sua uscita dal campo (con annesa standing ovation) quasi in lacrime è stato un momento molto commovente. La Stella Azzurra è stata più squadra, più collettivo, anche perchè poteva disporre di maggior talento diffuso lungo tutta la rotazione. Mi aspettavo molto da Nikolic e Da Campo, che ho seguito per tutto l’anno nel campionato di Serie B, e nessuno dei due ha deluso. Nikolic è formalmente un playmaker, ma il meglio l’ha dato giocando lontano dalla palla, quando poteva ricevere per scatenare il proprio mortifero tiro da 3 punti, mentre Mattia Da Campo è già una guardia fatta e finita, in grado di battere ogni avversario dal palleggio e di giocare subendo i contatti nonostante una stazza fisica non esagerata, che è anche la parte sulla quale deve lavorare maggiormente se vuole ambire ad un futuro di alto livello.

Mattia Da Campo (Stella Azzurra) in uno contro uno
Mattia Da Campo (Stella Azzurra) in uno contro uno

In concomitanza con il riscaldamento delle squadre che disputano la finalissima, il Pianella si riempie, e inizia a essermi sempre più chiaro il concetto di “sesto uomo in campo”. Gli spazi si fanno via via sempre più ristretti, e la temperatura nel palazzo aumenta vertiginosamente. In questo momento penso ai ragazzi di Venezia, la maggior parte dei quali fino alla settimana prima era abituata a giocare in palestre con 100 persone al massimo e all’improvviso si ritrovano in un palazzetto da Serie A con 4000 persone tutte contro di loro. Da Venezia è arrivato un piccolo gruppetto di sostenitori, ma fanno quasi tenerezza se confrontate con la feroce (in senso positivo) e rumorosa curva canturina, che sin dalle fasi pre partita inizia a sostenere i suoi con i cori normalmente riservati alla prima squadra.

Anche in questo caso, prima della partita, ci sono dei giocatori sui quali ho delle aspettative: mi aspetto, ad esempio, molto da Leonardo Totè, che ha disputato un’intera stagione a Brescia in A2 (2 punti in 8 minuti di media), ma in questo caso le mie speranze vengono parzialmente deluse. La sua partita, infatti, non è esaltante, anche se il 2.03 veneziano prova a entrarci in tutti i modi, sia col tiro da fuori sia mettendosi spalle a canestro, dove dimostra buone potenzialità, ma viene quasi sempre annullato dai ruvidi lunghi canturini. Chiuderà con 6 punti, ma senza incidere in alcun modo. Nutro ancora grandi speranze in lui, visto che nella semifinale contro Biella aveva comunque segnato 28 punti dimostrando di essere un giocatore di estremo valore per il nostro movimento: non è facile trovare ragazzi alti come lui con quell’eleganza di movimenti, buon atletismo (ha messo su più muscoli di quanto credevo) e un tiro da fuori tutt’altro che da buttare.

I tiri liberi di Leonardo Totè
I tiri liberi di Leonardo Totè

Non avevo grandi aspettative, invece, su Alessandro Simioni, anche lui 203 cm, ma struttura fisica molto diversa rispetto a Totè. Se il giocatore in prestito a Brescia è un longilineo filiforme, Simioni è il prototipo del centro classico: veramente grosso e massiccio, difficile da spostare quando prende posizione sotto canestro. Con questa massa fisica mi aspettavo un giocatore ruvido e grezzo, invece il lungo veneziano ha messo in mostra un repertorio fatto di jumper dalla media distanza, una tripla segnata (su un tentativo), passaggi cristallini dal post basso e grande energia a rimbalzo. Un giocatore fatto e finito, che non a caso è stato aggregato al roster della Reyer in Serie A per quasi tutta la stagione, e un anno di allenamenti con una squadra di così alto livello si è fatto sentire in questa rassegna giovanile.

Aspettative alte, anzi direi stellari, anche su Riccardo Visconti, il talento più puro in casa Reyer, classe 1998, che per tutto il torneo aveva incantato il pubblico canturino. La squadra ospitante ha messo in piedi una difesa perfetta contro di lui, impedendogli di ricevere la palla anticipando su ogni linea di passaggio che lo riguardasse. E anche quando riusciva a ricevere c’era sempre un uomo (che fosse Siberna, Ukuregbu o Cesana) incollato al suo corpo, che lo costringeva a mettere palla per terra. Anche con le peggiori condizioni possibili per un tiratore come lui (ma dovrà abituarcisi perchè il piano partita di tutte le squadre d’ora in poi sarà quello messo in atto da Cantù), Visconti è riuscito a segnare 17 punti (top scorer di Venezia), creandosi tiri dal palleggio oppure attaccando il ferro e andando in lunetta dove ha segnato tutti i tiri liberi che ha avuto a disposizione. Non ho dubbi che questo ragazzo arriverà in Serie A: troppo talento per non farcela. Deve sicuramente lavorare sul lato difensivo, dove a volte sta un po’ troppo a guardare, ma sono dettagli che sicuramente metterà a punto con il passare del tempo.

Su Cantù è stato già detto tutto. Un gruppo di ragazzi che è cresciuto insieme al Progetto Giovani Cantù, che dimostra di essere un programma che funziona e che produce giocatori di grandissima qualità. Non aggiungerò molto rispetto a quello che ha già detto il nostro “canturologo” di fiducia Carlo Perotti in un articolo appena successivo alla partita, Mi limiterò a elogiare la classe infinita di Ruben Zugno, talento del 1996, playmaker trapiantato al Nord da Caltanissetta. Anche lui è reduce da un anno di allenamenti e di partite da dodicesimo in prima squadra, e si è notato in modo palese. Zugno, premiato poi come MVP della finale in cui ha scritto a referto 21 punti, 10 rimbalzi e 7 assist, è stato nettamente il miglior playmaker della manifestazione, mostrando a tutti, Pino Sacripanti incluso (il coach di Avellino era presente in prima fila al Pianella), perchè deve essere sicuramente inserito nella rosa della Nazionale che disputerà i prossimi europei under 20 quest’estate. Un giocatore in grado di guidare la squadra, dotato di un ottimo ball handling, che sa tirare da 3 con fiducia, ma soprattutto che sa crearsi il tiro da solo in uno contro uno, o in penetrazione o in palleggio, arresto e tiro. Mi stupirei di non vederlo almeno in una A2 l’anno prossimo.

Da segnalare anche Giacomo Siberna, guardia reduce da una stagione in B a Lecco come sesto-settimo uomo della rotazione, che infatti ha giocato questa partita con molta meno ansia e preoccupazione rispetto a compagni e avversari. Per alcuni movimenti e alcune scelte sembrava già un veterano navigato, e insieme a Zugno è stato il principale terminale offensivo di Cantù, aprendo la difesa con il suo letale tiro da tre punti, soprattutto in uscita dai blocchi. A differenza di Zugno, forse non arriverà in Serie A: il talento non è così cristallino, ma è un giocatore che lavora tanto su sé stesso, e può trasformarsi in un utile pezzo per una rotazione di A2 in futuro. Forse un altro anno di Serie B da protagonista ci dirà di più sulle sue potenziali ambizioni.

Giacomo Siberna (Cantù) in penetrazione
Giacomo Siberna (Cantù) in penetrazione

Dopo la serata di sabato sono tornato a casa rassicurato sul futuro del nostro basket. I talenti ci sono, e se non altro anche solo l’ultimo giorno di partite ne ha dato prova. Queste fasi finali sono state la dimostrazione di come, con la giusta programmazione e l’aiuto di tecnici validi (teniamo d’occhio Antonio Visciglia di Cantù) è possibile sviluppare ottimi giocatori anche dalle nostre parti. Il passo successivo sarebbe quello di dare, ai ragazzi che lo meritano, il giusto spazio anche tra i grandi. I casi di Zugno, Siberna, Totè e Simioni sono lì a dimostrare come con la giusta esperienza i risultati arrivino sempre.