Serie A

Final Eight 2016 – I personaggi della terza giornata: Andrea Cinciarini e James Nunnally

Andrea Cinciarini (EA7 Emporio Armani Milano) durante la finale della BEKO Final Eight 2016 fra EA7 Emporio Armani Milano e Sidigas Avellino. Basket - Milano 21/02/2016 - Stefano Gariboldi/Newphotopress © All Rights Reserved

Messa in archivio anche la coppa, ci siamo svegliati il lunedì con qualche nuova e piacevole rivelazione. Innanzitutto Milano ha sfatato la maledizione di Coppa Italia che da vent’anni la perseguitava. Poi abbiamo la Scandone Avellino, squadra non più solo bella e divertente, ma anche tremendamente efficace. E poi abbiamo due nuove certezze: anche Andrea Cinciarini può fare grandi prestazioni da grande giocatore e James Nunnally è quanto di più efficace si possa pretendere da un’ala nel nostro campionato. Sono due facce distinte, ma che fanno parte della stessa medaglia: non mi piace fare ex aequo, non mi piace essere buono e gentile, però a questo giro era necessario. Come avrei fatto a scegliere il protagonista di questa finale senza escludere qualcuno? Quindi li ho inseriti entrambi, perché una è stata la partita e mille le emozioni.

2016gari19febb040James Nunnally non è un giocatore comune. La prima volta che l’ho visto giocare mi sembrava un po’ impacciato nei movimenti, quasi goffo. Poi però ti rendi conto che segna per davvero ed allora anche tutti i pregiudizi vanno a farsi benedire. In queste Final Eight non è stato l’uomo di Avellino, perché la Sidigas è stata una squadra compatta, ma sicuramente è stato l’arma in più, quello su cui conti quando è un paio di azioni che non segni, quello che spezza il gioco con una tripla senza troppa cognizione di senso, quello insomma che ti sa risolvere le partite. Perché è vero, amiamo tutti i giocatori “ombra”, quelli che sono prelibatezze per gli amanti delle statistiche, quelli che giocano tre minuti, ma fanno tanto bene quelle due o tre cose che sembrano quasi indispensabili. Sì, loro sono di nicchia, ma in questo sport conta ancora fare canestro e James Nunnally lo fa per davvero. E se Avellino cerca un motivo per sognare, allora deve guardare a quanto di buono lasciato a Milano, non sia mai che verso giugno, sia il caso di ritornarci.

Discorso diametralmente opposto per Cinciarini, che invece è tutto meno il giocatore che ti fa canestro. Anzi, è proprio il tipo di cestista che viene osannato per tutte quelle piccole cose che vanno oltre il fare o no punti a referto. Ecco questo è il motivo per cui non ho mai ammirato molto l’ex play di Reggio Emilia. In nazionale, per esempio, credevo fosse un male necessario: d’altronde, in una sudata in cui tutti tirano, è giusto che uno si astenga dal farlo. Eppure ritengo che il “mio” playmaker titolare se riceve completamente libero dall’arco debba avere una media realizzativa approssimativamente del 97%. Cinciarini questo non ce l’ha, anche se gioca playmaker ed anche se in quel ruolo e titolare della Nazionale e della squadra più forte d’Italia. Allora perché inserirlo come uno dei due personaggi di queste finali? Perché il buon Andrea a questo giro ha fatto canestro, non ha fatto mille punti, nessuno li pretende, ma ha saputo dimostrare di essere pericoloso al tiro, che per un play è quanto di più importante ci sia per completare il proprio gioco. Esempio banale: prendete una comunissima e frequentissima opzione di pick’n’roll. L’idea è di giocare inizialmente per il portatore di palla, il quale, se marcato, deve a sua volta cercare di giocare per chi gli ha portato il blocco. Per un giocatore che non abitua il difensore ad uscire su di un tiro, anche il pick’n’roll risulta meno efficace, perché diventa più prevedibile per le difese: chi si marca il palleggiatore, sa di non correre rischi a passare “dietro” al blocco, perché tanto le possibilità di essere punito da tre punti sono poche. È solo un esempio, ma chiaro come il sole per capire quanto sia importante che un playmaker, oltreché bravo a palleggiare, sia anche mortifero al tiro. E Cinciarini non lo era mai stato, mai con costanza, come in questa finale di Coppa Italia. C’è proprio un’azione che ricalca l’esempio riportato in precedenza, in cui Cinciarini sfrutta un blocco centrale, si arresta e tira (e segna): per un secondo mi sono fermato a chiedermi se avessi visto bene. La crescita del play dell’Armani potrebbe essere un tassello fondamentale nel possibile allungo che ci si aspetta dalla squadra milanese da qui a fine campionato, però non vorrei sbilanciarmi nel dare giudizi affrettati.

Una partita non vale una stagione, ma a questo giro ne abbiamo viste tre per squadra, ed ognuna ad un livello di intensità tale da dimostrare che la posta in palio fosse qualcosa di più che due punti in classifica o una coppetta da incorniciare. Abbiamo visto un buon basket, sia in campo sia fuori, sia nelle giocate sia nell’organizzazione, anche se, da entrambi i lati, si può sempre migliorare. Ora godiamoci le sorprese che ci riserverà il campionato, perché senza basket non ci si può stare più di due giorni.