Serie A

Final Eight 2016 – Il personaggio della seconda giornata: Jasmin Repesa

Quando ho finito di vedere Milano-Cremona mi sono chiesto: ed ora chi scelgo per il pezzo di domani? Si è vero, c’è Avellino che sta facendo vedere cose impressionanti, ma ero partito prevenuto ed avevo deciso in partenza che il protagonista di queste semifinali doveva uscire proprio dal derby lombardo. Innanzitutto perché mi aspettavo un colpo di scena, perché sotto sotto speravo in un successo della Vanoli, sul quale avrei avuto molto da dire. Invece non c’è stato nessun imprevisto ed anzi, ho assistito, dal punto di vista emotivo, ad una partita abbastanza piatta. Piatta per il risultato finale, piatta perché tutti i giocatori dell’Olimpi hanno centrato il canestro anche ad occhi chiusi e piatta perché diciamocelo, a nessuno piace veder vincere la favorita (tifosi esclusi). Dunque, rammaricato da tutto ciò, ho iniziato a spulciare tra le fila della Sidigas per cercare un protagonista degno di questo nome: eppure, ogni volta che mi fermavo tra i vari Buva, Ragland e Cervi (chapeau al lungo azzurro), mi tornava in mente la cocente delusione di non poter parlare di Milano – Cremona. Sì lo so, il giornalista deve essere imparziale, ma io non sono iscritto a nessun albo, quindi posso essere partigiano. Così ho ripreso in mano i due appunti presi durante la partita, i fogli delle statistiche e gli highlights. È stato complicato trovare un protagonista nell’Olimpia Milano, ma quando per la seconda partita di fila tieni gli avversari sotto i sessanta punti realizzati e ne rifili mediamente trenta in più è facile capire chi sia il più meritevole a stare in copertina. Perché se le grandi prove individuali sono semplici da premiare, quelle collettive ancora di più. Così arriviamo finalmente a Jasmin Repesa, l’uomo che più di tutti possiamo intravedere dietro l’exploit biancorosso.

È da talmente tanto tempo che iniziamo la stagione dando Milano per vincente sicura che quasi ci siamo stancati. Poi però si arriva a fine stagione e ci si rende conto che Milano ha fatto di nuovo schifo e che, sostanzialmente, non ha vinto un bel niente. Comincia perciò la gogna mediatica che, uno ad uno, colpisce tutti i membri della società, salvo poi aspettare due mesi e ricominciare con il ritornello “Anche quest’anno la squadra da battere è l’Armani”. Ci si aspetta una squadra in versione Dream Team ed invece c’è un branco di agnelli in balia dell’avversario. Ecco, in queste prime due partite di Final Eight pare proprio che la tendenza si sia completamente ribaltata. È se è vero che ogni volta che c’è uno spiraglio di mercato l’Olimpia rivoluziona la squadra, non va dimenticato di come Repesa sia stato in grado, dopo un avvia difficile, di trovare quella che pare essere la quadratura del cerchio. Serviva un allenatore così a Milano? Non lo so, perché è difficile decifrare quali siano le reali necessità di una squadra obbligata a vincere, o addirittura a stravincere. Fatto sta che sia nei quarti sia in semifinale, le Scarpette Rosse di Giorgio Armani hanno dimostrato di essere un gruppo solido, cinico e spietato: la posizione in campo di ognuno dei cinque giocatori sul parquet è ben definita, così precisa che diventa inevitabile che anche le percentuali al tiro si alzino. Non prendiamo in considerazione l’estro dei singoli, quello può portare a fare il salto di qualità, ma non a vincere di trenta due partite consecutive. Soprattutto è richiesta organizzazione difensiva, caratteristica che ha come conseguenza diretta un buon piazzamento nel pitturato a rimbalzo poiché se gli avversari sono costretti a tiri forzati c’è bisogno che almeno in tre dei cinque in campo si muovano sincronizzati per andare a recuperare i palloni. Non è un caso che Milano abbia subito così pochi punti e preso così tanti rimbalzi. Repesa non è uno sprovveduto, sa che i playbook offensivi del basket moderno sono fatti più di concetti che di movimenti e dunque ha applicato fedelmente questo metodo ad una squadra che, quanto a talento forse, non ha rivali. A Milano non serviva un motivatore, che diamine, sono professionisti e se non vengono motivati dai soldi che prendono e dal simbolo della società in cui giocano io non so quanto possano servire le parole di un allenatore. A Milano serviva un organizzatore, un legislatore che dettasse ordini precisi per i suoi esecutori. Questo è Jasmin Repesa per l’Olimpia, questo è stato il suo ruolo finora. Ed è anche ora che raccolga i suoi frutti. Molti penseranno che si tratti di briciole, la Coppa Italia, perché ancora è cocente la delusione in Eurolega ed ancora sono altalenanti i risultati in campionato, ma anziché vedere a questo week end come un punto di arrivo si guardasse come ad una nuova partenza, si può inevitabilmente capire come la strada possa essere in discesa.

Ho visto la partita con un mio amico, tifoso Olimpia, ed al termine dei quaranta minuti, prima ancora di partire nel dibattito, ci siamo fermati a vedere chi è stato il primo ad essere intervistato da Rai Sport dopo il match. Era Alessandro Gentile. Mi son fatto una risata, gli ho detto “Hai visto chi è il migliore in campo?”. Con amarezza ha sorriso alla battuta e poi mi ha detto che quando non c’è lui l’Olimpia gioca meglio. Volevo fare il pezzo sudi lui, protagonista occulto, ma poi mi son detto: “già ruba il palcoscenico tutto l’anno, diamo una soddisfazione anche agli altri!”. Diamo dunque il giusto merito a Jasmin Repesa, con l’augurio che possa davvero essere la prima di tante dimostrazioni di superiorità. Nel frattempo io tornerò a sperare che qualcuno riesca a fare la sorpresa. I finali scontati, non piacciono a nessuno.