Frates-Varese: un amore mai sbocciato

Nonostante le molte dimostrazioni di fiducia da parte della società nel corso della stagione, è di oggi la notizia dell’esonero di Fabrizio Frates dalla panchina della Cimberio Varese. Notizia, paradossalmente, forse meno attesa che in altri momenti dell’anno: quasi ormai insperata, direbbero alcuni. Ebbene. C’è da dire che dopo la prova dei lombardi contro Sassari poche potevano ancora essere le giustificazioni; e non tanto –o non solo- per il distacco numerico, ampiamente frutto dei meriti dei sardi, ma per l’ennesimo segnale mortificante dato dalla Cimberio di quest’anno: rassegnazione alla mediocrità, questa la percezione dei presenti.
Rassegnazione in parte figlia dell’atteggiamento dei giocatori –quali l’impalpabile e abulico Clark-, ma aumentata e forse estremizzata dall’eccessiva chiusura del coach milanese, che anche domenica ha voluto continuare con la sua idea di basket e di squadra, francamente ormai avulsa dalla realtà. Massimo esempio di questa tendenza la sostituzione Clark-De Nicolao, penalizzante e mortificante verso quest’ultimo, che ha fatto infuriare quasi la totalità dei presenti a Masnago, detrattori di lunga data o meno. Probabilmente non si poteva più continuare così: non si poteva andare avanti con un allenatore che –nonostante capacità che qui gli sono sempre state riconosciute- era da sempre additato come colpevole (ancor prima della prima partita ufficiale), sicuramente mal visto da alcuni giocatori, alibi per prestazioni mediocri della squadra. Ecco, a parte tutto, questo va sottolineato: la cacciata di Frates (che, non casualmente, arriva dopo il tentativo con la via del “blindiamo il coach”) suona come il definitivo tentativo di responsabilizzare i giocatori, prima privati dell’alibi Coleman, poi di quello Hassell, e prima ancora di quello del doppio impegno settimanale.

Frates: colpevole o alibi di una stagione deludente?

Non l’abbiamo nascosto: Frates, nel corso della stagione, ha sicuramente sbagliato qualcosa. Due almeno sono le pecche che osservatori esterni come noi possono rimproverargli: da un lato la caparbietà in certe scelte, in soluzioni prevedibili, talvolta scontate, statiche. È il caso dell’utilizzo di De Nicolao costantemente in momenti secondari, con minutaggio ridotto, sempre costretto a tentare di rimediare ai parziali subiti con in campo il quasi sempre negativo Clark; simile il discorso per Dusan Sakota, mai responsabilizzato, sebbene il rendimento del serbo sia stato parecchio deludente. Questo, al netto dei chiari limiti del gruppo, ha stabilizzato gerarchie ed equilibri mai scalfiti nemmeno dai numerosi ventelli subiti. Cambiare è lecito…
Simmetrico a questo discorso, vi è, dall’altro lato, il secondo problema: quello caratteriale. Non solo odiato dal pubblico, il coach milanese ha probabilmente peccato nella costruzione delle dinamiche di gruppo. Fiducia, entusiasmo e collaborazione sono essenziali. Certo, quando si vince da subito è facile instaurarli, ma sono essenziali anche per sopravvivere alle sconfitte.
Tuttavia sarebbe sciocco imputare tutte le delusioni varesine all’allenatore. Ammessi i suoi errori –che, a detta di molti, non si ridurrebbero a questi- in campo vanno sempre e comunque i giocatori. Giocatori spesso nascostisi dietro il parafulmine Frates, atteggiamento contro cui lo stesso Vescovi aveva tuonato qualche tempo fa. Come si diceva, l’affidamento a Bizzozi del gruppo leva ogni alibi, valuteremo i risultati.

La scelta della società

E’ innegabile che la società abbia toppato quest’anno. Ha toppato non perché oggi siamo a registrare un andamento nettamente inferiore a quello dell’anno precedente –che era, lo ripetiamo, stellare e irripetibile-, ma perché ha sbagliato in tutto ciò che rispetto allo scorso anno è cambiato. Parliamo di un team esperto, capace di costruire un gruppo come quello degli “indimenticabili” e che certo non va rivalutato per questa gestione –anche perché si districa con un budget non certo da primi posti. Eppure, prima ancora dell’allenatore, i vari Clark, Coleman e Hassell, i tre titolari arrivati in estate, sono stati una delusione dietro l’altra. A fronte delle difficoltà, palesi ai massimi esattamente a questo punto del girone di andata, dopo la partita contro Brindisi (contro cui appunto giocherà la Cimberio domenica), con la squadra reduce da un filone devastante di cappotti, complice il caso-Coleman, la società aveva fatto quadrato intorno a Frates, scelta certo impopolare ma coerente. Oggi, esattamente 14 partite di campionato dopo, nel momento di più aspra contestazione da allora, la scelta dell’esasperazione. Frates non è più sembrato legittimabile, sia agli occhi dello spogliatoio, sia a quelli del pubblico. La questione è però questa: la coerenza non vende biglietti –sia chiaro che, salvo miracoli, le prospettive di abbonamenti per l’anno prossimo sono già drasticamente ridimensionabili rispetto al boom di quest’anno-, ma è sempre encomiabile. Questo repentino cambiamento di rotta, dopo i tanti aggiustamenti, certo è una specie di riconciliazione col pubblico, ma è anche, strategicamente, un’operazione in chiaro ritardo. Cambiare ora allenatore (o meglio, promuovere il vice), è francamente segno della semplice volontà di traghettare la squadra fino al termine della stagione. Certo, la speranza di un moto di orgoglio nei giocatori esiste e potrebbe ancora portare a una qualificazione playoff, ma comunque alla base non vi è alcuna progettualità.

Progettualità: ecco la parola a noi tanto cara. In periodo di magra è un termine iperbolico, eppure è ciò che salva le società serie dalla barbarie. Con Frates, che piacesse o no, una specie di piccolo progetto biennale c’era: Ere leader, cui si aggiungevano l’esperienza di Sakota e Scekic; i giovani da far crescere eccetera. Ora invece non si ha nulla di fronte, se non una rivoluzione, l’ennesima, per l’anno prossimo, che salvo miracoli non ci porterà a risultati molto diversi da quelli odierni. E allora che si gioisca pure per la cacciata di Frates, ma che non si gioisca per la Pallacanestro Varese, perché si tratta solo dell’apice di una stagione totalmente deludente.

FOTO: fotomario