Serie A

Il pagellone della Finale Scudetto tra Reggio Emilia e Sassari

10 a Meo Sacchetti – E’ stato sempre fedele al suo credo, non ha mai vacillato, neanche nelle situazioni più complicate, e alla fine ha vinto tutto. Stiamo parlando di Meo Sacchetti, che ieri sera ha definitivamente apposto il suo nome nella storia della pallacanestro italiana. La sua squadra, sempre fedele al run&gun, ma anche capace di difendere duro, ha trionfato in Supercoppa, in Coppa Italia e nella finale scudetto. Successi del genere non arrivano per caso, soprattutto in un campionato in cui l’Olimpia Milano in teoria sarebbe un paio di spanne sopra a tutti. Ma Sassari nelle occasioni importanti si è dimostrata superiore a Gentile e compagni in quanto a organizzazione di gioco e carattere. Ah, e non dimentichiamoci che fino a qualche mese fa la Dinamo sembrava una squadra dilaniata all’interno e destinata a percorrere poca strada in questi playoff: ancora una volta Sacchetti ha realizzato un capolavoro, riuscendo a compattare attorno a sé la squadra e dimostrando così di essere prima di tutto un grande uomo. Perché l’allenatore dal punto di vista tecnico e tattico si può anche discutere, ma un’impresa come quella di Sassari poteva riuscire solo sotto il comando di una persona speciale come Meo.

9 a Jerome Dyson e David Logan – Non ce ne voglia Rakim Sanders, ma l’MVP doveva essere assegnato a uno di questi due autentici fenomeni. Perché nei momenti cruciali sono stati loro l’anima e il cuore pulsante della Dinamo. In particolare, Dyson ha dimostrato di non essere solo un grande talento, ma anche un uomo che non ha avuto paura di prendersi responsabilità e tiri importanti. Gara-6 l’ha vinta praticamente da solo, con quegli 8 punti consecutivi che nel terzo supplementare hanno finalmente costretto alla resa Reggio Emilia. In Gara-7 è stato altrettanto fondamentale, con il rimbalzo offensivo e il canestro dalla media del momentaneo +4 e poi con i liberi conquistati e realizzati che alla fine sono valsi il 75-73 finale. Criticato anche aspramente nel corso della stagione, con la sua leadership Sassari ha trionfato in tutte le competizioni, a dimostrazione del fatto che tutto sommato stranieri di un certo livello ancora ci sono nel nostro campionato.

8 a Reggio Emilia – Lo scudetto lo ha vinto Sassari, ma la storia in questo caso non si dimenticherà dei secondi. Bisogna solo tributare un grande applauso a questa splendida realtà della Serie A, che con una società solida alle spalle, con programmazione, passione e competenza è arrivata ad un tiro dallo scudetto, nonostante le mille difficoltà incontrate lungo il cammino. Se il duo lituano Kaukenas-Lavrinovic è stato fondamentale per il talento e l’esperienza che ha messo a disposizione della truppa di coach Menetti, allo stesso tempo il nucleo italiano ha dimostrato di saper meritare i palcoscenici più importanti. La leadership di Andrea Cinciarini è ormai nota a tutti, così come il talento e il carattere di Amedeo Della Valle, ma una menzione particolare la merita Achille Polonara, che in questa stagione con gli emiliani ha raggiunto la definitiva consacrazione. Se avesse vinto Reggio, non ci sarebbe stato alcun dubbio: Polonair avrebbe vinto a mani bassissime il premio di MVP per il suo straordinario contributo sui due lati del campo, tra l’altro offerto con una continuità mostruosa. Siamo convinti che per gli emiliani questa finale deve rappresentare un punto di partenza, e non di arrivo: avranno l’occasione di rifarsi, la strada intrapresa è quella giusta.

7 alla passione delle due tifoserie – E’ vero, in alcune occasioni c’è stata un po’ di tensione e si è verificato qualche episodio non proprio indimenticabile, ma d’altronde era sempre una Finale Scudetto storica. Generalmente, le tifoserie di Reggio Emilia e Sassari si sono contraddistinte per una grandissima passione: è stata battaglia vera, sia in campo che sugli spalti, e alla fine la sportività ha prevalso su tutto.

6 alla Rai – Sufficienza raggiunta perché il fatto di trasmettere gara-7 su Rai 3 e in HD non era affatto scontato né dovuto. Però in futuro qualcosa dovrà cambiare, perché il servizio offerto può e deve essere migliorato, soprattutto dal punto di vista qualitativo. La pallacanestro italiana, pur non essendo più tecnicamente brillante, ha dimostrato di poter avere un bacino d’utenza importante e di meritare un prodotto di un certo livello.

4 al format dei playoff – Una premessa è d’obbligo: le squadre non hanno alcuna colpa, anzi hanno il grande merito di aver dato vita a dei playoff estremamente combattuti e sofferti. Però ad un certo punto questa post-season più che pallacanestro è stata una guerra di logoramento. Qualcuno dirà che fino a quando c’è un pallone e due canestri è sempre basket, però credo che il campionato italiano possa offrire qualcosa di più dal punto di vista tecnico e tattico e non ridurre una Finale Scudetto ad una sfida a chi rimane in piedi per ultimo. Il format 5-7-7 è un grandissimo controsenso, perché significa che una squadra nell’arco di un mese può arrivare a disputare la bellezza di 19 partite (che è poi quello che è accaduto a Reggio Emilia), dopo che ne ha giocate 30 di regular season nell’arco di sette mesi. E non è finita qui: giocare ogni due giorni una finale scudetto, in particolare quando c’è un viaggio di mezzo, è una cosa completamente insensata. Per carità, a chi non piace una gara-7 in stile NBA, però in Spagna i playoff si giocano con il format 3-5-5 e il livello della pallacanestro giocata è stato molto alto in praticamente tutti i turni.