Intervista a Francesco Cuzzolin, preparatore della Nazionale: “All’Europeo dobbiamo provare a vincere. Lavorando insieme si ottengono i risultati”

La strada verso il Golf Hotel, alloggio della Nazionale di basket, da Folgaria a Costa, conta soli 3 km. Facile, vai sempre dritto e poi sali e segui la strada. Ecco, “sali”. Se lo volete fare nessuno ve lo impedisce, ma se la vostra forma fisica “non è più quella di una volta” il percorso può rivelarsi più arduo del previsto. Se a tutto ciò aggiungete un senso dell’orientamento quasi inesistente una strada da percorrere con facilità in dieci minuti diventerà un percorso tortuoso e pieno di fatiche fisiche.

Una volta raggiunto l’albergo arrivo nella hall e dico di avere un appuntamento. I responsabili mi guardano come se provenissi da un altro pianeta, ma in breve tempo giungo in una sala dove alcuni giocatori si stanno rilassando. L’uomo con cui ho un appuntamento si chiama Francesco Cuzzolin, ed è il preparatore atletico del gruppo azzurro. In passato ha fatto parte dello staff dei Toronto Raptors, e si è occupato della preparazione personale di Andrea Bargnani e Marco Belinelli quando militavano in Canada. È uno dei preparatori atletici migliori in Europa, e quando ti rapporti con lui ne capisci subito la professionalità e la serietà nell’operare. Manco a dirlo il fisico è statuario, e la voce profonda contribuisce sicuramente a trasmettere una sensazione di autorità. Personalmente sono rimasto molto affascinato da questa figura, e questo è ciò che è emerso dal nostro incontro.

Francesco, ti chiedo subito come si prepara fisicamente un Europeo importante come questo?
L’Europeo è un torneo in cui si giocano poche partite in poco tempo. La grossa differenza tra preparare una squadra per un torneo e per un campionato è che mentre la cadenza delle partite durante il campionato è più spalmata, durante la stagione si gioca una volta alla settimana, durante l’Europeo puoi avere quattro, cinque partite in sette giorni. Quindi, la gestione dei carichi di lavoro, quello che cerchi di dare alla squadra è l’abitudine di sopportare degli sforzi molto ravvicinati e di lavorare anche tanto su tutte quelle che sono le procedure di recupero da una partita all’altra. Noi ad esempio tra la prima e la seconda partita non abbiamo neanche 24 ore di riposo, e quindi non sarà facile per noi (ma anche per gli altri) mettere in campo una squadra per partite così secche come trovi all’Europeo nell’arco di poco tempo.

Il ritiro è iniziato già da qualche giorno. Come vedi fisicamente la squadra fino a questo momento?
In senso generale la squadra ha seguito le indicazioni che avevamo previsto e prefissato a giugno, perché noi avevamo fatto un “check” a tutti i giocatori in maniera da poter consigliare e veicolare i giocatori nel mese che anticipava la preparazione. Questo ha abbastanza funzionato. Logicamente non in senso assoluto, ma nella maggior parte dei casi ha funzionato perché i giocatori si sono presentati in una buona condizione alla fine della stagione. Adesso bisogna iniziare a mettere insieme i pezzi, nel senso che abbiamo giocatori che hanno giocato la finale Scudetto, giocatori dall’NBA e c’è chi ha giocato i Playoffs e chi non li ha giocati, poi ci sono giocatori che avevano spazi importanti nella loro squadra e giocatori che non lo avevano, quindi adesso dobbiamo cercare di mettere insieme i pezzi e la prima fase della preparazione ha proprio questo obiettivo, di portare nell’arco di cinque giorni la squadra a iniziare un carico di lavoro importante prima del torneo che andremo a fare e con un livello di sopportazione del carico che sia simile, perché se tu vai a spingere la squadra con i carichi di lavoro e hai giocatori che hanno condizione diversa rischi di perdere dei pezzi durante il percorso e questo non ce lo possiamo permettere perché le settimane di lavoro a disposizione sono veramente poche.

Nella giornata di ieri hai proposto delle esercitazioni molto specifiche, anche di 1vs1 per esercitare i movimenti che andranno a fare i giocatori in partita. Come mai questa scelta?
Perché la Nazionale lavora con i migliori giocatori che ci sono in Italia e quindi le abilità e le competenze dei nostri giocatori sono buone, quindi la preparazione non va a proporre esercitazioni di carattere generale, ma si lavora soprattutto su esercitazioni di carattere specifico o speciale, quindi che si avvicini alla pallacanestro (specifica, ndr) o che sia pallacanestro (speciale, ndr) con obiettivo fisico ben preciso, quindi ieri come hai detto giustamente era una seduta di lavoro atletico che aveva come obiettivo l’introduzione alla difesa e alla rapidità. Abbiamo lavorato sulle posizioni, su alcuni movimenti specifici ed è stata una buona seduta di lavoro.

Tu hai lavorato anche nella NBA con i Toronto Raptors di Andrea Bargnani e di Marco Belinelli. Quali sono le differenze tra quel mondo e l’Europa?
L’NBA è una maratona di partite che si susseguono una dietro l’altra, con dei ritmi frenetici e con dei viaggi da percorrere che sono veramente enormi, se pensiamo agli spazi europei. Per noi fare due ore di volo, ed andare da qua a Mosca ci sembra un viaggio importante, lì due ore di volo sono un viaggio normale, vai dall’altra parte di un Lago, quindi è una cosa abbastanza diversa. Avendo questa frenesia durante le partite, il fatto di allenare molto individualmente diventa il fattore più importante perché puoi avere una parte della squadra che sopporta dei carichi di lavoro e di gioco molto importanti, un’altra parte della squadra che invece non ha ancora un minutaggio ben preciso e tu devi aspettarti che questa maratona un po’ alla volta prenda il sopravvento e vada a sollecitare i giocatori in base alla necessità della squadra e il lavoro individuale diventa quasi più importante. La squadra di solito parte già con una buona preparazione di base, invece in Europa si lavora come squadra e anche individualmente, quindi in Europa è difficile generalizzare, perché una squadra che gioca l’Eurolega ha dei ritmi diversi, una che gioca l’Eurocup ne ha degli altri ancora e una che non gioca le coppe ha un sistema di lavoro che è completamente diverso. A grandi linee direi che in Europa hai ancora tempo per lavorare di squadra, mentre in NBA il lavoro atletico di squadra sostanzialmente non esiste

Tornando al lavoro che state svolgendo in questi giorni, ci sono giocatori che abbiamo visto poco in campo come Polonara e Gigli, com’è la loro situazione?
Di solito non parlo della situazione fisica dei giocatori perché è anche questione di privacy, ma in generale ci sono dei giocatori che hanno avuto qualche problema e noi come Nazionale dobbiamo essere al loro servizio. Come hai visto Achille ha avuto qualche piccolo problema dalla fine della stagione che non ha ancora risolto, lo stesso vale per Angelo che stiamo cercando di curare. Se sono qui però è perché abbiamo previsto che ci siano delle tempistiche ideali per recuperarli e speriamo di riuscirci.

Come si coordina il lavoro fisico che svolgete tu e i tuoi collaboratori con il lavoro tecnico svolto invece dal capo allenatore e dai suoi assistenti?
Io rovescerei la domanda. È logico che il lavoro tecnico ha la priorità, e la parte fisica va ad integrarsi. Con Simone ormai è la nostra quarta stagione, e con lui e i suoi assistenti c’è grande collaborazione, conoscendoci da diversi anni diventa anche facile coordinarsi e  lavorare in grande sinergia. Questo è fondamentale perché la squadra deve sentire che tutto quel che gli viene proposto viene calibrato, viene programmato, viene curato nei dettagli. Se questo non avviene il giocatore tende un pochino a preservarsi, a scegliere quello che gli piace e questo secondo me è un grosso limite. Io penso che l’armonia tecnica che abbiamo sia buona, lavoriamo sempre per migliorarci e fare passi in avanti, siamo molto critici nei confronti del lavoro che facciamo, però l’obiettivo è molto chiaro: lavorando insieme si possono ottenere dei risultati

Ultima domanda: cosa ti aspetti da questo Europeo? Quale può essere secondo te l’obiettivo della squadra?
Guarda, io da quando sono bambino e giocavo a carte o a bocce, ogni volta che c’è una competizione spero sempre di poter fare del nostro meglio, ma questo è abbastanza scontato. Lo spirito però è quello di provarci a tutti i costi, non esiste una competizione che abbia un senso se tu non la fai con la voglia di provare a vincerla, poi magari non ci riesci e gli altri sono più bravi. Però lo spirito è quello che nessuno è inferiore a te e nessuno è migliore di te, quindi ci proveremo.

Ringraziamo Francesco Cuzzolin e l’ufficio stampa della Nazionale italiana per l’opportunità di questa intervista, dai connotati sicuramente positivi ed interessanti.