con la nazionale
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Amedeo Tessitori è un ragazzo cordiale e misurato nelle parole, nato a Pisa ma cresciuto a Castelfranco di Sotto, un borgo medioevale e fortificato piazzato dai lucchesi attorno all’anno mille per proteggersi dalle scorribande di guelfi e ghibellini, per invitare la popolazione ad viverci ne fecero un porto franco dalle gabelle, da cui il nome. Qui vi cresce serenamente il piccolo Amedeo che ha nei due fratelli maggiori Alberto, di quattordici anni più grande e che ora fa carriera militare nella Marina, ed Alessio , maggiore di sette anni e che oggi gioca in B1, due punti di riferimento nonché idoli “Da piccolo non crebbi con giocatori NBA come idoli ma idolatravo i miei fratelli. Non per nulla indosso la maglia numero trentadue in loro onore” commenta Tex col suo accento toscano e la tipica tendenza ad usare il passato remoto nella narrazione.

Dopo aver seguito il loro cammino nel minibasket del Castelfranco, ad un raduno gli viene chiesto da Umberto Vezzosi, coach della Virtus Siena ed uno dei massimi esperti di settore giovanile in Italia nonché uno degli ultimi specialisti nel lavoro individuale, di seguirlo nella città del Ducato. A soli tredici anni Amedeo ci mette poco a dirgli di sì ed andare a vivere nella foresteria gioiello della Virtus “Un’esperienza magnifica con Vezzosi che mi insegnò tutto” ed anche grandi vittorie come lo scudetto giovanile Under 14 a Bormio contro Desio e quello Under 17 vinto di misura sulla Virtus Bologna di Simone Fontecchio.

Ma anche grandi derby con la Mens Sana “Negli anni precedenti di solito con loro si perdeva e pesantemente ma nei miei anni ci prendemmo delle belle soddisfazioni e li battemmo spesso, tanto che il palazzetto della Virtus era sempre bello pieno in quei derby!”.

A sedici anni esordisce pure in prima squadra in B1con Salieri in panchina e la Virtus riesce nell’impresa di vincere la Coppa Italia di categoria e pure di retrocedere, venne poi ripescata, lo stesso anno. Una sorta di record.

in maglia Virtus Siena
in maglia Virtus Siena

Ormai maggiorenne giunge per Tessitori il momento di scegliere una meta nel basket professionistico e firma con la Dinamo Sassari, una mossa probabilmente sbagliata e non il luogo ideale per un giovane lungo che ha bisogno di giocare e crescere “Ma io non mi pento della mia scelta, giocavo poco ma ho imparato tanto da compagni come Vannuzzo, Eze e Linton Johnson. Da Manuel ho cercato di apprendere la visione di gioco e pure un po’ il tiro da fuori, da Eze il gioco interno… quanto era duro andare a sbattergli addosso e dal “Presidente” il lavoro sui blocchi. Il mio grande problema fu l’infortunio alla mano che portò alla risoluzione del contratto”.

Uscito dalla Dinamo Tessitori allora accetta la proposta di Caserta “Fui sfortunato poiché con Markovski avevo spazio ma dopo il suo esonero e la sostituzione con Esposito per motivi tecnici non trovai più un posto nella rotazione” ed in effetti la Pasta Reggia nella sua furiosa rimonta salvezza aveva poco tempo per svezzare un ventenne.

Arriva così a Cantù accettando il progetto di Corbani e credendo nella sua capacità di crescere i giovani “Cantù è una società storica e pensavo fosse il posto giusto per migliorare il mio bagaglio tecnico. Con Corbani ho fatto un gran lavoro, ottimo tecnico e gran persona, così come Nick e Jerry: con loro faccio lavoro extra sul post basso e sulla ricezione dal pick and roll”.

Sino al cambio di allenatore “Anche a Sassari ho visto molti compagni di squadra cambiare ed a Caserta ho vissuto un cambio di coach, sto imparando ad essere un professionista ed accettare i cambi. Con Bazarevich vi è stato un cambio radicale, è molto diverso da Fabio e le regole difensive sono diverse. Io ho imparato che devo concentrarmi su quello che faccio in campo e non pensare al resto”.

Da grande promessa del basket italiano Tessitori si sta lentamente trasformando in una sorta di Michelori “In tanti me lo dicono!” ovvero un giocatore di energia in grado di fare legna sotto canestro ma per arrivare ai livelli dell’ex Milano e Cantù deve semmai imparare ad essere più smaliziato in attacco dove a volte perde il ritmo per trovare la conclusione più semplice.

A Cantù mi trovo benissimo, mi ricorda la mia Toscana con le colline, la vita quieta ed i boschi attorno ed ho trovato un gruppo unito come non mi era capitato di vederne, si sta bene assieme e non si sono formati i soliti gruppetti fra giocatori americani ed italiani… mi trovo proprio bene qui!