Serie A

L’isola che non c’è

Tony Mitchell (Banco di Sardegna Sassari) durante i quarti della BEKO Final Eight 2016 fra Vanoli Cremona e Banco di Sardegna Sassari - Milano 19/02/2016 - Stefano Gariboldi/Newphotopress © All Rights Reserved
Tony Mitchell (Banco di Sardegna Sassari) durante i quarti della BEKO Final Eight 2016 fra Vanoli Cremona e Banco di Sardegna Sassari - Milano 19/02/2016 - Stefano Gariboldi/Newphotopress © All Rights Reserved

Altro che “seconda stella a destra, questo è il cammino”. Facile a dirsi, molto meno a farsi se, nel frattempo, si è persa la bussola. Anche perché il Banco di Sardegna è da troppo tempo su una strada sbagliata. Difficile che tutto possa tornare al proprio posto nel corso di questa stagione, anche se a otto giornate dal termine non è ancora il tempo di alzare bandiera bianca. Certo è che le motivazioni dietro le dimissioni di Calvani, arrivate domenica sera dopo la sconfitta interna contro Bologna, la sesta nelle ultime otto uscite in campionato, donano un panorama chiaro di quello che è il momento in casa Sassari. Il coach ex Roma ha alzato bandiera bianca, ammettendo di non essere riuscito a venire a capo di un gruppo evidentemente sfilacciato e perso. La conferma di quanto Meo Sacchetti aveva già dichiarato prima di essere esonerato, dopo sette giornate di campionato.

Ma come ha fatto l’isola felice Dinamo a diventare un’isola che non c’è? Se da una parte è vero che i 22 punti in classifica tengono accese le speranze di poter quantomeno raggiungere i playoff, magari con un buon posizionamento, dall’altro la dirigenza sarda sa che probabilmente, di questo campionato, ci sarà poco da conservare. L’infallibilità rimane una chimera, anche per chi nelle stagioni precedenti aveva vinto tutto in Italia, costruendo tassello dopo tassello una serie di successi. Gli errori del Banco di Sardegna sono stai multipli e figli in parte del successo dello scorso anno. 

Il rapporto fra Meo Sacchetti e la dirigenza isolana scricchiolava già da tempo e probabilmente salutarsi dopo la conquista del tricolore avrebbe giovato ad entrambe le parti. Anche perché il coach del run ‘n’ gun (divenuto più controllato con il passare degli anni), dopo aver lavorato con la squadra nei primi mesi della stagione, ne aveva subito individuato le pecche, soprattutto caratteriali. “O questa squadra non va bene per me o io non sono l’allenatore per questa squadra”, dichiarò Sacchetti in quello che si rivelò il suo ultimo atto in Sardegna. La società preferì credere che fosse lui il problema, trovandosi mesi dopo a fare i conti con un caos giunto ai massimi livelli. Lo spogliatoio sassarese si è sgretolato giornata dopo giornata e gli arrivi non hanno fatto altro che velocizzare questo processo. Tony Mitchell è l’immagine simbolo della stagione isolana: un grande talento con un atteggiamento rivedibile.

L’addio di Calvani, che si conferma nella scelta delle dimissioni una persona di spessore, potrebbe rappresentare l’epilogo del cammino dei biancoblu, almeno per questa stagione. La terza peggiore difesa del campionato, dal punto di vista tecnico, e un gruppo alla deriva lasciano poche speranze di ripresa.

Sbagliare è umano. Imparare dai propri errori potrebbe essere l’ultimo step da compiere prima di ritrovare la strada per i piani alti.