Milano: il mercato merita un 7 di fiducia

Finalmente a Milano il vento è cambiato, se non altro per un cambio di rotta nella programmazione della stagione 2013/2014. Si pensi agli ultimi 3 anni della proprietà Armani: Milano regina del mercato, già vincitrice dello Scudetto ad agosto, ma grande delusa a fine stagione. Quest’anno, invece, l’Olimpia, nelle persone di Flavio Portaluppi e di coach Luca Banchi, ha pianificato con attenzione e giudizio la campagna acquisti, prendendo tutto il tempo necessario per riflettere sul miglior modo possibile di assemblare la squadra.

Questo non vuol dire che sarà l’anno buono o che tutti gli acquisti si riveleranno dei fenomeni assoluti, ma sicuramente stavolta Milano non ha fatto la campagna acquisti comprando le figurine più brillanti senza pensare minimamente al concetto di chimica o alchimia di squadra. I giocatori presi sono congeniali al gioco di coach Banchi, anche se forse manca qualcosina per competere in Italia e in Europa. Questo è il punto: non me la sento proprio di dire che l’EA7 Emporio Armani Milano è la squadra da battere, perché questi sono discorsi da bar dello sport che si fanno tra vecchietti la domenica mattina, magari davanti a un bel Campari col bianco. Chi osa troppo, rimane sempre scottato, e così sbaglia chi osa dire che Milano è la favorita d’obbligo solo per il ridimensionamento economico di tutto il movimento italiano. Non si raggiungono grandi traguardi solo spendendo milioni su milioni, e Varese o Roma ne sono la prova recente più evidente: proprio per questo motivo i tifosi milanesi devono avere qualche speranza in più, perché Milano ha speso forse tanto, ma sicuramente bene.

Cerchiamo allora di conoscere meglio ogni singolo nuovo acquisto, evidenziando pregi e difetti, mostrando cosa può apportare in più rispetto alla passata stagione. Inoltre, cerchiamo di capire quale possa essere il ruolo dei confermati nelle gerarchie milanesi.

1) Curtis Jerrells. Il play statunitense è l’acquisto che meno concepisco dell’estate milanese. Giocatore dalle grandi doti atletiche, molto rapido e ottimo attaccante, ma di sicuro non un play puro. E qui sta il punto: il sistema di coach Banchi non prevede un play puro (si pensi alla coppia Brown-Hackett della scorsa stagione), ma combo-guard con punti nelle mani e capacità di attaccare sistematicamente il ferro, garantendo scarichi a giocatori liberi. Jerrells, però, non sembra essere un gran passatore, e allora la convivenza con Gentile e Langford può risultare molto problematica. Indubbiamente l’Olimpia si è assicurata un giocatore di valore con esperienza in Europa (il mio pensiero è che non passi da San Antonio per caso, anzi), ma Banchi dovrà chiarire subito le gerarchie all’interno del gruppo per evitare una nuova malsana convivenza, come quella dello scorso anno tra Langford e Hairston.

2) Marquez Haynes. Il giocatore statunitense naturalizzato georgiano sarà il secondo play dell’Olimpia; non è sicuramente un ragionatore, ma preferisce azioni spettacolari e garantisce buone percentuali da 3 punti. L’esperienza europea non manca, ma Francia e Germania sono un banco di prova ben diverso da quello italiano. Potenzialmente può essere più di un semplice backup, ma anche qui ci sarà da chiarire fin da subito quale potrà essere il suo ruolo nelle rotazioni milanesi.

3) Keith Langford. La sua conferma senza dubbi implica la necessità di cedere Hairston: secondo me una scelta sbagliata in teoria, ma giusta nella pratica. Langford ha dimostrato di valere Milano, mentre l’ex capitano biancorosso ha giocato una stagione orrenda, anche se non solo per colpa sua. Tuttavia anche Keith ha da lavorare, cercando di coesistere con i nuovi play. Inoltre, se si decide di puntare su Gentile come guardia, allora Langford può tornare a fare il 6° uomo di lusso, cosa che al Maccabi ha dato ottimi frutti.

4) Alessandro Gentile. Questo deve essere il suo anno, senza se e senza ma. Giocatore dal talento cristallino, multidimensionale e ancora molto giovane, Gentile deve solo lavorare a testa bassa per consacrarsi come uno dei migliori giocatori italiani. Ha imparato a gestire la pressione, ma ora deve cominciare a giocare costantemente sui suoi livelli, senza eclissarsi quando conta davvero. L’unica cosa che proprio non va è il tiro pesante, aspetto su cui Alessandro dovrebbe lavorare un po’ per essere una guardia completa e di primissimo livello. Fisico, talento e grinta sono da fuoriclasse, ma con un po’ di costanza e meno testardaggine, Gentile può essere la prima stella di questa squadra.

5) David Moss. Semplicemente il giocatore che mancava a Milano: un vero mastino in difesa, un giocatore che da un’altra dimensione a tutti i compagni, facendoli rendere al meglio e coprendone alcune lacune difensive. Inoltre, l’ala piccola ex Siena è anche un buon realizzatore e rimbalzista, e potrebbe giovare della nuova coppia milanese di play. Unico giocatore su cui non si possono nutrire dubbi, un vero colpo di mercato. Attenzione solo alla pancia piena di vittorie, aspetto non da sottovalutare: ma coach Banchi saprà sicuramente come stimolare uno dei suoi pupilli.

6) Bruno Cerella. L’argentino naturalizzato italiano è un giocatore ormai solido cui potersi affidare in molte circostanze. Nell’ultima parte della scorsa stagione ha mostrato ottime giocate con la maglia di Varese, giocando un ruolo da protagonista anche in una gara di semifinale contro Siena. Dotato di grandi mezzi atletici e di un discreto tiro, Cerella si fa apprezzare soprattutto per le sue doti difensive e la sua capacità di giostrare tra gli spot 2 e 3. Se integro, sarà sicuramente una delle sorprese della stagione biancorossa.

7) Nicolò Melli. Giocatore all’ultima chiamata per diventare molto più di un semplice gregario. Il lavoro estivo con tre franchigie Nba sembra avergli giovato, viste le ultime prestazioni in Nazionale al torneo di Trento, ma Melli deve dimostrare di avere un suo ruolo e una sua dimensione. Sa giocare anche da centro, e con ottimi risultati, ma deve scegliere la sua strada per diventare un’ala forte di primo livello. Talento ne ha tanto, grinta e visione del gioco anche, ma gli manca quel qualcosa in più per essere l’ala grande del futuro biancorosso. O trova un tiro da 3 punti affidabile, oppure si dedica alla ricerca di un gioco più atletico e in post, poiché col suo fisico e la sua rapidità di mente può scegliere una delle due senza problemi. Tuttavia, questo salto di qualità va fatto, per non rimanere un’eterna promessa incompiuta, tanto più che se Wallace soffrirà gli acciacchi di Barcellona, sarà proprio il buon Nicolò a fare il 4 titolare dell’Olimpia.

8) C.J. Wallace. Altro nuovo arrivo, l’ex Barcellona sarà l’ala grande cui si affiderà coach Banchi. Giocatore dal valore indiscusso, che però ha passato l’ultima stagione tra acciacchi vari. Il naturalizzato congolese può giocare all’occorrenza anche da centro ed è dotato di un buon tiro da 3 punti unito a una buona tecnica e un ottimo atletismo. Non ci si faccia ingannare dal fatto che Wallace facesse la riserva al Barcellona, perché il suo contributo nelle due stagioni in maglia blaugrana è stato determinante (se non mi credete, rivedetevi la serie di finale della Liga ACB 2012/2013 tra Barça e Real). Se dovesse recuperare dai problemi fisici sarebbe sicuramente un ottimo acquisto.

9) David Chiotti. Riconfermato a sorpresa, quando il suo posto da comunitario poteva essere sfruttato meglio. Non me ne voglia il buon David, ma nel gioco di Banchi non vedo che ruolo possa avere. Indubbiamente un buon gregario, ma la scorsa stagione ha mostrato tutti i suoi limiti in Eurolega, pagando chili e centimetri anche ad ali grandi poco più forti di lui. La sua riconferma è un grande punto interrogativo, forse l’unico neo del mercato milanese. Ma se Banchi l’ha confermato, vuol dire che ha in mente per lui un ruolo preciso. Certo, come terzo centro o come terza ala grande ben venga Chiotti, ma come backup negli spot 4-5 sarebbe un gran problema.

10) Angelo Gigli. Il miglior centro italiano che gioca in Italia, punto. Milano aveva bisogno di un centro italiano e lui era il migliore possibile. L’unica incognita è data dai guai fisici che ne stanno rallentando molto la preparazione in vista di Eurobasket 2013. Inoltre, Gigli è capace di giocare anche lontano da canestro, caratteristica che Banchi ama nei suoi centri; certo, sono anni che non gioca così, ma con qualche allenamento specifico potrà tranquillamente calarsi nel ruolo. In Italia come secondo centro è una manna dal cielo, ma in Europa cosa potrà fare il buon Angelo? Anche qui l’Olimpia avrebbe potuto muoversi meglio, perché se leggiamo la lista dei centri del Barcellona (Dorsey, Lampe, Tomic) ci chiediamo chi dei milanesi possa reggere il confronto nell’ambito europeo.

11) Samardo Samuels. Sul nuovo centro giamaicano ne ho sentite fin troppe. Forse è vero che se vieni tagliato dai Cleveland Cavaliers (non certo la prima squadra Nba) e se sei un centro, allora qualche dubbio su di te si dovrebbe avere, vista la moria di centri che dilaga in Nba. Tuttavia, è anche vero che Samuels sembra essere troppo sottovalutato, data anche la sua giovane età. I dubbi che sorgono sul suo atletismo sono fuorvianti, se si esclude l’ultima stagione in Israele. Samuels ai Cavs viaggiava a 6.0 punti e 3.4 rimbalzi di media in soli 16’ di utilizzo; non sarà il Dwight Howard dell’Olimpia, ma nemmeno quel derelitto che i tifosi cercano di dipingere nei vari forum. Sicuramente, insieme a Jerrells, rappresenta la vera scommessa del mercato estivo biancorosso, perché sarà proprio l’asse play-centro a definire la stagione dell’EA7.