Serie A

Mio caro play, dove sei?

Playmaker caro dove sei finito? Noi che siamo cresciuti negli anni ’80 col mito di Marzorati, D’Antoni o Brunamonti non ci capacitiamo. Abbiamo dolorosamente compreso che l’avvento dei ventiquattro secondi  e del basket steroidizzato americano ha di fatto estinto il regista. Perché di regia in campo, tanto meno illuminata, ne vediamo ben poca. Ne sopravvivono pochi esemplari protetti ed essendo merce rara non albergano più nel depauperato campionato italiano, rarissimamente qualcuno ne esce ancora dai college americani ma i nostri g-men se li fanno soffiare dagli Aito vecchi romantici.

Abbiamo allora provato a raccontarvi chi sono e cosa combinano i point men, lo diciamo all’americana perché un po’ ci vergogniamo a chiamarli play, del campionato nostrano dividendoli in categorie. A volte, birichini, strabordano da una categoria all’altra ma con intenti giocosi noi insistiamo e li riportiamo nella loro categoria d’appartenenza.

1 Gens Italica

Con la spinta protezionistica della nostra federazione si è negli ultimi anni consolidata una naturale tendenza: essendo l’homo italicus tendenzialmente brevilineo rispetto ai corrispettivi slavi ma pure di cervello fino risulta più facile (e meno dannoso) affidare la squadra a playmakers italiani con risultati tendenzialmente positivi.

Luca Vitali
Luca Vitali

Il migliore del cucuzzaro è il giocatore più sfottuto dai tifosi negli ultimi anni, con un memorabile senso della beffa Luca Vitali (8.5 punti, 4.9 rimb, 4.9 ass), sì quello che a Milano hanno preso in giro sino allo sfinimento, è di gran lunga il play più efficace fra i nostri concittadini, è chiaro che devi però sottostare alle sue rigide regole: palla sempre nelle sue mani, alla sua velocità (ovvero a marce basse) ed almeno trenta minuti di impiego ed allora, Cremona docet, hai un punto di riferimento importante. Chi lo prendeva in giro ci prova ancora… ma alla fine deve tacere. Roba per appassionati del genere.

Chi ha fatto la mossa al contrario, ovvero passare dalla provincia alla metropoli con risultati sin qui non memorabili, è Andrea Cinciarini (6 punti, 39% al tiro, 2.8 ass): il Cincia che era un semidio a Reggio Emilia ha deciso di entrare nel frullatore meneghino. Il risultato non è stato illuminante. Provaci ancora Cincia.

Arriviamo poi a due club che hanno sposato con passione la Gens: Reggio Emilia e Trento. Che poi sarebbero anche le due squadre con il gioco più fluido e piacevole. Vuoi vedere che non hanno fatto una fesseria? Si sono affidati a mostri a due teste. A Reggio al cazzimmaro Stefano Gentile (8.3 punti, 44% da tre) hanno unito il marine di Camposampiero Andrea De Nicolao (5.8 punti, 3 ass): il primo tutto tiro e petto tronfio, il secondo testa bassa e pedalare. Ed in qualche modo funziona. Sui monti invece hanno miscelato Peppe O’Guastatore Poeta (5.8 punti, 2.4 ass) al porteño Toto Forray (5 punti, 2.1 ass). L’adorabile Poeta è risorto dalle ceneri ed ha ancora sprazzi più o meno brevi di genio, l’argentino gioca col furore da tano, di uno che ha mangiato tanto pane e cipolle. Ed in qualche modo funziona pure lì.

2 Talentuosi  Bipolari

Questa è la categoria che gli amati Stati Uniti d’America sfornano in abbondanza ed in ogni ordine di prezzo. Sono talentuosi perché di talento ne hanno eccome, in special modo nei muscoli di seta che scattano come un cobra africano. Ma sono Bipolari perché non si sa mai se va in campo quello forte o il suo fratello gemello scemo.

Il re di costoro è Jerome Dyson (16.6 punti, 2.9 ass) che, prima di decidere di misurarsi con una banda di albanesi, stava portando fuori dalle paludi una squadra squinternata come la Manital Torino. Dyson, dove è stato lo hanno ben notato, ti può far venire una cefalea a grappoli micidiale (ed onestamente ci stiamo violentando psicologicamente a metterlo nella categoria play) ma se c’è qualcuno che può vincere praticamente da solo una partita in Italia è lui.

Scottie Reynolds (9.1 punti, 4.5 ass) è un altro che a volte vorresti abbracciare per le giocate immaginifiche che si inventa ed un secondo dopo lo lanceresti giù da un dirupo: prendere o lasciare. Simile a Maalik Wayns  (13 punti, 2.6 ass) che si accende e spegne come una quasar: quando dirige i suoi raggi verso gli avversari li acceca di talento, ma quando la pulsazione gira verso i suoi compagni risulta radioattiva.

A Pesaro con pochi dindini, prima del regalone Austin Daye, hanno puntato sul talento di Semaj Christon (15.4 punti, 4 ass) con un nome ed uno stile di gioco che portano alla bestemmia facile, ma anche con abbastanza talento da mettere la palla nel cesto. Se però poi lo considerate un playmaker vi togliamo il saluto, mentre a Capo d’Orlando, con gli stessi problemi di liquidità, si sono inventati il nome di Ryan Boatright, che a UConn ha mostrato tonnellate di attributi e gioco frizzantino ma deve esser verificato da professionista in Europa.

MarQuez Haynes (13.6 punti, 4.4 ass) capitalizza in maniera commuovente il suo clamoroso stint senese in cui pareva la nuova star del basket europeo. Quando corre ed attacca il ferro ha tale ferocia che lo strapperebbe a morsi. Quando deve far girare la squadra. Mmmmmh… passare oltre.

3 Vecchi Dragoni

Categoria purtroppo con pochi rappresentanti perché i vecchi dragoni o sono vecchissimi ed obsoleti oppure costano. In Italia vi sono due everGreen.

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Marques Green (4.3 punti, 5 ass) ce lo portiamo dietro da talmente tanti anni che quasi non ne possiamo più, ma quel dannato nano sa giocare tremendamente a basket, non avrà più i misteriosi poteri di una decina di anni fa ma quando ad Avellino vanno in panico chiamano lui e non sbagliano mai. Mike Green (8.3 punti, 5.5 ass) sta andando maluccio, non è mai stato un tiratore ma il 30% è troppo poco ed in Laguna pare una moeca… il sosia di Apollo Creed non può finire così.

Poi abbiamo Vlado Ilievski (9 punti, 5.5 ass) che è ancora un professore di basket, ma purtroppo va ancora più lento…

4 Bravi Soldatini

Il bravo soldatino mette l’elmetto e va alla guerra. Uno (Langston Hall) è stato bocciato suo malgrado dalla rivoluzione Gerasimenkiana, gli altri se la stanno cavando bene.

Abdul Gaddy (11.2 punti, 3.3 ass) prima di spaccarsi da ragazzino era pure un talentone, ora invece va e viene ma tende a reagire nel modo giusto e lo si può (quasi) chiamare play vero, Ronald Moore (8.2 punti, 39% da due, 6.8 ass) se sapesse almeno lontanamente tirare sarebbe un gran play, invece non lo sa fare ed è un buon play ma se Enzino Esposito, che la sa lunga, se l’è portato a Pistoia e se la Giorgio Tesi sorprende tutti un bel merito ce l’ha il ragazzo da Phila.

Un altro che non sa tirare da tre ma si adatta ad un gioco guerriero è Peyton Siva (13.8 punti, 7.4 ass) che è un borderline per la categoria 2, ma è talmente duro e testardo che merita l’appellativo di soldato.

5 Tiratori Ingabbiati

Poverini. Il corpo li ingabbia ad un destino di playmaker ma sono delle guardie tiratrici eccheccazzo! Ed appena possono lo gridano al mondo lanciando missili terra aria come artiglieri nelle retrovie nel ’15-‘18.

Joe Ragland (10.4 punti, 1.9 ass) e Oliver Lafayette (9.2 punti, 2.2 ass) si intristiscono infatti se devono passar la palla ma diventano allegri come Katy Perry in Fireworks quando spara fuochi d’artificio dal prosperoso seno se possono sparare palloni da lontano.

Rok Stipcevic (8.1 punti, 46% da tre) il Rocco ama giocare pick and roll e spararla da tre. Specialità della casa.

Walter Hodge (13.9 punti, 6.4 ass) invece non è esattamente un tiratore ma è un Dothraki, uomo libero delle vaste praterie: allegro, felice e creativo se può volare in campo aperto, ma pensieroso se deve rallentare. Spingila Walt. Spingila.

Croatia's Roko-Leni Ukic reacts after being called for a foul during the eighth final round of the World Basketball Championship against Serbia, in Istanbul, Turkey, Saturday, Sept. 4, 2010. (AP Photo/Mark J. Terrill)
Roko-Leni Ukic

6 Roko Leni Ukic 

Ebbene sì.

Sì, lo sappiamo, Roko ti seduce, ti corteggia. Tu ti fai crescere gli occhi a cuoricini. E lui alla fine ti lascia. Lo ha sempre fatto, tombeur de fan.

Ma noi siamo ancora nella fase della seduzione e ci piace così.

Perché quel suo modo di palleggiare a testa alta quasi con aria arrogante. Quel suo pennellare passaggi come Van Gogh pennellava paesaggi. Quelle sue entrate sornione tirando a palombella rilasciando la palla verso parabole immaginifiche.

Ukic è un vero playmaker. Deo Gratias.