I 10 tifosi tipo dell’Olimpia Milano: Capitolo 2

Qualche giorno dopo la pubblicazione del 1° capitolo, un ragazzo mi ha fatto notare che anche lui aveva fatto una classifica simile su tumblr.com: praticamente titolo uguale e struttura simile, sembravano quasi ipotizzare un mio plagio. Al di là della buona fede che ho sempre avuto, mi sembra doveroso chiarire la questione, onde evitare spiacevoli appellativi (che sono comunque arrivati, probabilmente da gente racchiusa nella categoria 7, il becero) e possibili disguidi. Così, per correttezza e passione, ho deciso di riportarvi anche qualcuna delle sue descrizioni, perché meritano: lui si chiama Marco Sartirana. Ci tengo anche a precisare un’altra cosa. Questi due capitoli sono puramente ironici e sarcastici, forse un pelo irriverenti, ma sicuramente nascono con l’intento di descrivere goliardicamente la realtà di uno dei palazzetti d’Italia.

11) Il “Lapo” milanese. Vestito di tutto punto si presenta al Forum regolarmente, con il suo stile casual-alla cazzo, pronto a sostenere la squadra in ogni momento. Praticamente ha la stessa conoscenza del basket, di quella che Rocco Siffredi ha per l’arte del punto croce, eppure, indomito, affronta l’arena degli esperti nel suo settore B, del quale è leader maximo. Nel riscaldamento fa chiacchiere con tutti, propone a Gentile uno scambio maglia offrendo la sua polo Ralph Lauren autografata in 14 lingue da 107 bernarde diverse alla Vogue Fashion Night Out. Il Lapo milanese non ha bisogno di interrompere una partita Nba fermando palla e innescando le ire del Caldéron di turno; a lui basta semplicemente esserci per far esplodere di invidia tutto il Forum. Elemento immancabile sono gli occhiali da saldatore anche quando fuori nevica e l’ultimo sole è stato visto 20 giorni prima, e i suoi capelli biondi lucenti, raccolti alla Mexes dopo una razione doppia di lampade. LA CLASSE.

12) Il gatto attaccato ai coglioni. Esemplare non raro da trovare nello zoo di Assago, si aggira a qualsiasi evento faccia la squadra. Se Armani decidesse di andare sull’Everest per fare team-work tutti insieme, il gatto prenoterebbe viaggio e guida turistica prima ancora di attendere l’ufficialità. Gli eventi mondani per lui sono il top: si accinge quatto quatto per intrufolarsi in ogni dove, e con grande arguzia vi riesce sempre. Detiene due record del mondo: spende più in gadget e prodotti Olimpia che per sfamare i figli, e ha fatto così tante serate al “The Club” sperando di incontrare Gentile, che ormai detiene il 50% della discoteca e il 25% delle cubiste. State pur certi che ad ogni evento lui ci sarà, pronto a dimostrare a tutti la sua incrollabile fede nella società più gloriosa d’Italia. PRESENZA.

13) Il profeta. Qualsiasi cosa possa succedere, in qualsiasi stagione, lui l’ha prevista. Dopo il fallimento della scorsa stagione non si è nemmeno dannato l’anima, perché ne era già certo. Che Scariolo potesse fallire era una previsione fondata, come lo era quella che Pierino Bucchi fosse solo un buon allenatore pronto a incazzarsi a ogni time out, devastando circa 118 lavagnette a campionato. Ogni giocatore che ha salutato la barca milanese è più forte di quelli che ancora fanno parte delle “scarpette rosse”, e i suoi testamenti olografi lo dimostrano. Ovviamente non è ancora in grado di dire come possa andare la stagione attuale, ma a maggio si presenterà immancabile come la febbre al labbro dopo una limonata con Belén. Praticamente un mix tra Paolo Fox e un paraculo. CARTOMANTE.

14) Il critico. Sui tabelloni luminosi che segnano il punteggio dovrebbero aggiungere la colonna per la voce “bestemmie che il critico provoca nei suoi compagni di settore”. Le sue disamine sono intelligenti come quelle di Andrea Dipré per il sociale, e la sua capacità critica è pari a quella di Tina Cipollari in “Uomini e Donne”. Si sente come Vittorio Sgarbi durante la disamina di un’opera d’arte: tutto ciò che fanno gli altri è immancabilmente pari a quella sostanza che viene espulsa dal nostro corpo grazie allo sfintere pilorico, più comunemente detta “merda”. Lui non sa nulla, ma deve dimostrare di sapere criticando tutto e tutti: se Langford ti sbaglia una partita, è da cacciare, se Gentile va troppo dietro alla gnocca gli serve un mental coach tra Tiziano Ferro e Cristina d’Avena. Critica perché è giusto spronare i ragazzi a fare meglio, un po’ quello che fa sua moglie ogni sera a letto, invitandolo a non addormentarsi ancora prima dei preliminari per la troppa tensione accumulata nella giornata di critiche spudorate. CATAFRATTO.

15) L’onnipresente. C’era ovunque, in qualsiasi manifestazione ci fosse anche l’Olimpia, e oltre. C’era persino nel 660 a.C. quando Belloveso, nipote del sovrano dei Galli, fondò Mediolanum sconfiggendo le popolazioni etrusche. C’era a Gand, c’era a Losanna, c’era nella rimonta sull’Aris, c’era nelle battaglie con Livorno e Caserta: insomma, lui è una costante. Il problema è che nessuno può testimoniare la sua presenza, perché racconta di essere stato in troppi posti nello stesso momento. Prima dietro alla panchina di Milano, poi in curva a cantare, poi dietro la panchina avversaria per origliare gli schemi e le giocate, poi ancora in campo a festeggiare quando ancora mancavano 20′ alla fine della partita. Praticamente è un mix tra l’uomo invisibile e Flash. UBIQUITARIO.

16) L’occasionale. Elemento imprescindibile di ogni stagione milanese, l’occasionale ha la sfacciataggine di presentarsi solo a Milano-Siena e chiedere se i milanesi sono quelli in maglia bianco-verde. L’Eurolega in settimana è un peso perché c’è il calcio, mentre il campionato nel week-end è incomprensibile perché ci sono mille eventi sui Navigli cui dover presenziare. Si reca al Forum solo quando la cugina della nonna dello zio del papà della commessa di Armani Casa ha dei biglietti gratis, altrimenti se ne starebbe a casa a guardarsi “Amici”. Quando arriva è peggio della grandine, fa danni per tutti: ai vicini di posto chiede come mai ci siano i canestri e non le porte, e dimostra la sua arte di carpentiere domandando se il parquet sia posato ad incastro o con colla. Al primo fallo in campo, si alza in piedi urlando “rigore!”, provocando le risa di scherno persino di Proli, non certo uno che sappia cosa sia il basket. SFRONTATO.

17) Il reporter. Personaggio da cinema, senza ombra di dubbio. Si siede al suo seggiolino 100′ prima del match per descrivere la tensione e gli stati d’animo dei canestri e delle hostess. Maniacale nelle sue disamine, cerca di raccontare persino la traiettoria dello schizzo di sudore di Langford dopo un penetra e scarica nell’angolo per Moss, perdendosi intanto lo spettacolo di vedere le hostess mezze nude sfilargli davanti con tacco ignorante. Vive per raccontare, ingelosendosi se qualcuno si azzarda a copiare il suo metodo di rilevazione delle tematiche socio-culturali all’interno di un contesto sportivo competitivo come quello del basket. Raccoglie testimonianze e aneddoti, che saranno pubblicati in un libro con la collaborazione di Maurizio Belpietro, giornalista come me. GIULIANO FERRARA.

18) Il Papa-Boy. “No ragazzi, insulti agli arbitri e agli avversari no! E poi niente bestemmie, altrimenti dalla prossima partita porto l’acqua santa e Paolo Brosio”. In questa frase si riassume la sua essenza; talento vero nel rompere i coglioni, il Papa-Boy ha una concezione idilliaca e amena del tifo. Se osi bestemmiare dopo un suo richiamo ti cita davanti alla Sacra Rota, con una schiera di suoi amici come testimoni. Non ti azzardare nemmeno ad offendere un arbitro se c’è lui di fianco, perché potresti ricevere l’estrema unzione ancora prima di passare a miglior vita. Personaggio imprescindibile per la sua caratura spirituale, cerca di riportare la calma quando Milano subisce parziali da incubo. Nell’era Scariolo si narra che 2 Papa-Boys riuscirono a calmare così tanto l’ambiente che Milano sperperò un vantaggio di 25 punti contro il Partizan in casa, andando a perdere miseramente. MIRACOLATO.

19) La reginetta. La più bella del Forum deve essere lei, con i suoi stivali Biker da 450 € al grammo e i suoi leggings provocanti per farsi notare da giocatori, staff, steward, pubblico e custode. Si presenta infoiata come una poiana nelle stagioni della migrazione, alla ricerca di quello che potrebbe essere il pisello su cui appoggiarsi come principessa. Segue tutti i giocatori su Instagram, dispensando apprezzamenti manco fosse Babbo Natale in tempo di festa. Il suo più grande sogno nella vita è fare serata in Corso Como con mezza squadra, sperando che poi qualcuno la porti a ballare e le offra un passaggio per tornare a casa: proprio il passaggio a casa diventerà l’arma letale, in cui la reginetta si dimostrerà essere Moira la tigre del ribaltabile, più volte citata nei film di Jerry Calà. MANZA.

20) L’analista. Malato di statiche, dietrologie e cabala, cerca di trovare spiegazioni più o meno plausibili ad anni di fallimenti. Pesca le statistiche del 3° periodo in trasferta con il tasso di umidità del 37% e le percentuali del tiro da 3 punti quando il cronometro è tra i 17 e i 13 secondi dal termine dell’azione, per poi arrivare alla solita conclusione che nel basket vinci la partita se fai un punto in più degli altri oppure ne subisci uno di meno. Dopo ogni partita si sente in dovere di dire la sua sulla chiave della vittoria della sconfitta appena vissuta con analisi intelligenti come i discorsi di Benedetta Parodi mentre cucina un banale petto di pollo. CONTABILE.