2013: Roma e Varese, le outsiders che hanno messo paura alla dominante Mens Sana

La stagione italiana è terminata nel solito modo: la Mens Sana ha vinto lo Scudetto e la Coppa Italia. Ma erano obiettivamente in pochi a prevedere una simile cavalcata per la squadra di Luca Banchi. L’attuale coach dell’Olimpia Milano ha compiuto un capolavoro nel conferire un’identità vincente ad una squadra che aveva faticato in diversi punti della stagione, tanto da chiudere la regular season al quinto posto. Quando sono giunti i Playoff, è emersa tutta la forza di una squadra incentrata su Daniel Hackett e David Moss, ma che ha potuto fare affidamento anche sull’incontenibile talento di Bobby Brown e sulla sostanza di giocatori come Viktor Sanikidze, Benjamin Ortner, Kristjan Kangur, Matt Janning e Tomas Ress. Siena ha vinto la Coppa Italia in finale contro Varese e ha eliminato Milano, la stessa Varese e Roma per trionfare nuovamente in campionato. La nuova Siena del 2013/2014, che ha visto partire in direzione Milano Banchi, Moss e Hackett, è comunque prima in classifica dopo tredici giornate nonostante un roster pesantemente rimodellato. Vale comunque la pena analizzare le stagione delle due principali rivali della Montepaschi nella stagione passata.

VARESE – La squadra di Frank Vitucci è stata la vera rivelazione dell’anno passato. Ha incantato l’Italia con il suo gioco frizzante e spettacolare, che ha regalato alla città di Varese un primo posto in regular season che mancava addirittura dal 1988: era la DiVarese allenata da Joe Isaac con in campo Ferraiuolo, Meo Sacchetti, Pittman, Vescovi e Corny Thompson. La Cimberio di Vitucci ha perso la sua prima partita a dicembre, a Roma, dopo nove vittorie consecutive in campionato e un precampionato senza sconfitte. Il gioco di Varese ruotava completamente intorno al suo leader in campo, Mike Green, un playmaker in grado di far rendere al meglio i compagni e di eccellere in molteplici aspetti del gioco (13.1 punti, 4.8 rimbalzi e 5.9 assist di media). L’elemento cruciale per la stagione ad alti livelli, comunque, è stato il centro Bryant Dunston, un concentrato di tecnica ed atletismo in grado decidere le partite con la sua presenza nel pitturato. Intorno a loro giocatori di grande impatto come Adrian Banks ed Ebi Ere e giovani di belle speranze come Andrea De Nicolao e Achille Polonara. Senza dimenticare Janar Talts e Dusan Sakota, che sono diventati autentici eroi biancorossi durante i Playoff.

Tra Varese e il successo si è frapposta per due volte la Montepaschi. Prima in Coppa Italia, dopo che la Cimberio aveva brillantemente eliminato Milano e Roma: un parziale di 0-18 per iniziare la partita ha reso vano ogni tentativo di rimonta per Varese, che pure si era riavvicinata a Siena in maniera minacciosa nel quarto periodo. Poi nei Playoff, in semifinale, dopo il 4-1 della Cimberio sulla Reyer Venezia. La serie con Siena è stata fisica e ruvida. La Montepaschi ha violato il PalaWhirlpool in gara 1, poi Varese ha pareggiato la serie, ma ha perso malamente gara 3. Un quarto periodo disastroso per la Cimberio, sempre in vantaggio in gara 4, ha permesso alla squadra di Banchi di portarsi sul 3-1. A questo punto si è messa di mezzo anche la sfortuna: Bryant Dunston è stato costretto a lasciare gara 5 per un infortunio al polpaccio. I suoi compagni hanno comunque vinto la partita e il centro biancorosso ha stretto i denti ed è sceso in campo a Siena per gara 6. Il giocatore statunitense ha fatto registrare 10 punti e 3 stoppate in 11 minuti, ma è stato nuovamente costretto a sedersi per il resto della partita. Con la gara in parità nel finale, Janar Talts ha conteso un rimbalzo offensivo a Ortner e ha guadagnato la rimessa. Gli ultimi 0.62” sono stati da batticuore: Sakota ha ricevuto sul lato destro e ha segnato il buzzer beater per forzare gara 6. Senza Dunston e in evidente debito d’ossigeno, la Cimberio non è riuscita a tener testa a Siena nell’atto conclusivo della serie e ha salutato il campionato.

ROMA – Se era difficile pronosticare una tale stagione per Varese, era ancora più difficile immaginare l’Acea Roma in finale Scudetto. Le motivazioni? Toti aveva annunciato una consistente riduzione del budget e la compagine capitolina, ad un certo punto, era stata anche in forse per l’iscrizione al campionato. La squadra, affidata a coach Marco Calvani, si è comunque presentata ai nastri di partenza con la conferma di Luigi Datome, che si è visto consegnare la fascia di capitano da Alessandro Tonolli. Fondamentale per le fortune romane nella stagione 2012/2013 è stata l’asse play-pivot composta dal rookie Jordan Taylor (11.4 punti e 3.7 assist di media) e dal centro Gani Lawal (13.7 punti e 8.4 rimbalzi a partita). Anche l’estro di Phil Goss ha giocato un ruolo importante, soprattutto nei Playoff, così come la versatilità di Bobby Jones. Stagione in chiaroscuro per i due lunghi Olek Czyz e Peter Lorant. Dopo aver interrotto la serie di nove vittorie consecutive in campionato di Varese, l’Acea è tornata in Coppa Italia dopo tre stagioni. L’eliminazione di Cantù ha portato i ragazzi di Calvani in semifinale, ma non c’è stato nulla da fare contro la stessa Varese.

Nei Playoff, tuttavia, Roma ha preso il posto di Varese come avversaria della Mens Sana in finale dopo una splendida cavalcata. L’Acea si è qualificata alla post-season come terza classificata, tornando ai Playoff dopo due anni di assenza. C’è stato anche spazio per qualche polemica quando il presidente Toti ha deciso di non trasferirsi nel più capiente PalaLottomatica e di giocare le finali al PalaTiziano. L’inizio non è stato dei più facili: sotto 1-2 contro Reggio Emilia, Roma ha avuto una reazione d’orgoglio ispirata dal solito Datome (20 punti in gara 4 e 15 in gara 5) per ribaltare la serie. Si è arrivati comunque ad una gara 7 in cui l’Acea è scappata sul +15 già nei primi tre quarti. La semifinale con Cantù, iniziata con due vittorie casalinghe, si era messa male quando la Lenovo aveva pareggiato la serie al Pianella e aveva riportato una grande vittoria al PalaTiziano. Di nuovo niente paura: 13 punti di Phil Goss nel quarto quarto di gara 6 per espugnare Cantù e poi grande trionfo in gara 7 con un Gani Lawal da 15 punti e 11 rimbalzi. Dopo la vittoria della Mens Sana in gara 1 a Roma, l’Acea ha rialzato subito la testa e ha pareggiato la serie finale grazie a Datome (17 punti) e Lawal (19 punti e 13 rimbalzi). La squadra capitolina ha sprecato sette punti di vantaggio nel quarto quarto di gara 3 a Siena e, fondamentalmente, la serie è terminata in quella partita. Le poche energie rimaste in corpo ai giocatori di Roma hanno permesso alla Mens Sana di vincere con buon margine gara 4 e gara 5 e di tornare sul tetto d’Italia. Datome, eletto MVP del campionato grazie a 16.9 punti, 5.8 rimbalzi e 20.1 di valutazione a partita, è stato ingaggiato in estate dai Detroit Pistons.

FOTO: Federico Rossini