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Alla scoperta di Durand Scott, il vincente che può fare le fortune di Brindisi

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Quest’anno noi di MY-Basket.it abbiamo deciso di impegnarci anche sul mercato italiano, in modo però differente dal solito: sul nostro sito non aspettatevi di trovare rumors o notizie in esclusiva, poiché per quello ci sono tanti portali dedicati, in primis Sportando.com. La nostra intenzione, invece, è quella di presentarvi, nel miglior modo possibile, tutti i giocatori più importanti o sconosciuti che si affacceranno alla nostra Serie A nella prossima stagione.

Durand Scott è un rookie assoluto per il nostro campionato, ma non per l’Europa: nelle ultime due stagioni ha vestito le casacche di Obradoiro e Hapoel Tel Aviv. Il suo primo anno al di fuori dai confini statunitensi, quello in Spagna (2013/2014), è stato altamente deludente rispetto alle aspettative che c’erano sul ragazzo. Il campionato spagnolo, va detto, non è un banco di prova facilissimo e Scott non è mai riuscito ad ambientarsi e a ritagliarsi un ruolo in rotazione. Diversa è stata l’avventura a Tel Aviv: nel campionato israeliano è arrivato appena fuori dalla Top 10 dei migliori marcatori e ha mostrato di nuovo quei lampi di onnipotenza in transizione che lo avevano reso immarcabile in NCAA. Il prodotto di Miami arriva a Brindisi con un obiettivo ben preciso: lanciarsi definitivamente nel basket europeo, per dimostrare di aver lasciato alle spalle la timidezza della stagione in Spagna.

Per chi ha seguito il college basketball negli ultimi anni, quello di Durand Scott è un nome tutt’altro che sconosciuto. L’esterno faceva parte della meravigliosa formazione allenata da coach Jim Larranaga che arrivò a vincere il titolo ACC nel 2013. Un risultato storico per i Miami Hurricanes, che dal loro approdo in questa conference (2004) avevano ottenuto come miglior risultato un quinto posto in regular season. In un’intervista che ci rilasciò al termine della stagione 2012/2013, il coach ci chiarì che Scott e Larkin ─ attualmente giocatore NBA con i Brooklyn Nets ─ erano i perni difensivi ed offensivi attorno a cui aveva costruito la squadra. Non per nulla Scott fu eletto miglior difensore della ACC in quell’annata. Negli Hurricanes campioni ACC giocava anche Kenny Kadji, lungo della Dinamo Sassari che ha vinto lo Scudetto di quest’anno. Se c’è una qualità che Scott ha sempre dimostrato durante la sua carriera, è lo spirito del vincente. Fin dai tempi dell’high school, quando vinse con Rice H.S. due titoli dello Stato di New York e fu MVP del torneo statale durante l’anno da senior. In quell’ultima stagione al liceo, Scott si rese protagonista di una prestazione memorabile contro un giocatore del livello di Brandon Knight: segnò 26 punti complessivi, ma soprattutto tenne l’avversario a 1/15 dal campo nel primo tempo. Ha rifiutato borse di studio da college prestigiosi (UCLA e UConn su tutti) per recarsi a Coral Gables ─ sede della University of Miami ─ e mai scelta fu più azzeccata: ha letteralmente scritto la storia cestistica di un ateneo che ruota quasi del tutto intorno al football. Fin dal suo anno da freshman, è stato il leader emotivo e tecnico degli Hurricanes, oscurato solo parzialmente dall’esplosione di Shane Larkin durante la sua ultima stagione a Miami.

Venendo alle caratteristiche vere e proprie del giocatore, il suo profilo è ampiamente compatibile con il gioco mostrato da Brindisi nelle ultime stagioni. È un buon attaccante dal palleggio, ha un primo passo bruciante e ha notevoli doti di ball-handling, tanto che al college veniva incaricato di portare palla nei momenti in cui Larkin sedeva in panchina. Tuttavia, non è un playmaker e il passaggio ─ ad eccezione delle situazioni di penetra e scarica ─ non è una parte rilevante del suo repertorio. Parlando di ruoli, è probabile che in Serie A possa essere utilizzato come ala piccola, più che come guardia. Le caratteristiche, tecniche e fisiche, sono compatibili con quella posizione. Scott è un tiratore da fuori discontinuo (33.8% dall’arco nei quattro anni a Miami, 33.6% l’anno scorso in Israele), ma è al contempo bravissimo a creare per sé dal palleggio: riesce a ritagliarsi frequentemente uno spazio per il tiro, al di là delle sue percentuali altalenanti. Le due situazioni in cui si trova più a suo agio in attacco sono la transizione e la penetrazione. Attacca il ferro con energia e apprezzabile resistenza ai contatti e il suo arsenale comprende un floater abbastanza affidabile. In campo aperto, riesce a sfruttare la sua grande velocità per concludere con un appoggio al vetro. Se in attacco Scott è sostanzialmente un’arma da corsa e da transizione, in difesa può prendersi cura del miglior esterno avversario. In NCAA si è distinto non solo per la tenacia nel rimanere incollato al palleggiatore, ma anche per la capacità di non perdere il contatto con l’avversario dopo un blocco. Un ottimo colpo per un coach come Bucchi che, in questi anni a Brindisi, ha dimostrato di saper valorizzare giocatori di questo tipo.

DURAND SCOTT
Data di nascita 22 febbraio 1990
Ruolo Guardia / Ala piccola
Altezza 196 cm
Peso 92 kg
College Miami (FL) (2009-2013)
Statistiche Israeli BSL ‘14/’15 15.4 ppg, 4.6 rpg, 2.2 apg, 33.6 %3P, 28.5 mpg