Anno nuovo, stessa Siena vincente: cosa ci lascia la Supercoppa

“Bisogna che tutto cambi, perché tutto resti com’è”. Aforismi a parte, anche nell’anno della terza rivoluzione, la Siena “low cost” targata Crespi si affaccia alla nuova stagione, sulla scia di un precampionato decisamente positivo, vincendo la prima partita ufficiale e aggiudicandosi così la sua settima Supercoppa, trofeo che torna a conquistare dopo l’interruzione della striscia vincente per mano di Cantù lo scorso anno. Vince Siena, senza grandi sorprese. Vince contro Varese, nella riedizione dello scontro infinito dello scorso anno, e vince meritatamente, ma trovando sulla strada una resistenza interessante. L’81-66 è frutto quasi tutto di uno strappo finale della Montepaschi, mentre per tre quarti la partita è stata sicuramente equilibrata. Il significato della Supercoppa, vuoi per le motivazioni con cui è giocata, vuoi per le sue modalità di svolgimento, vuoi, soprattutto, perché disputata prima dell’inizio del campionato, sarà pure limitato, ma questa partita ci ha regalato indicazioni preziose su come le due contendenti arrivano ad affrontare la stagione, sicuramente con obiettivi differenti. Andiamo allora ad analizzare le chiavi del match e le prospettive che ci ha regalato.

STELLE POLARI – Un solo nome brilla nel firmamento senese: Daniel Hackett. MVP scontato, leader annunciato, guida caratteriale e a livello di gioco. Inutile guardare le statistiche: il gioco della Mens Sana cambia radicalmente –in peggio- senza di lui. È evidente nel secondo quarto, unico periodo in cui si è visto in campo l’opaco Rochestie: confusione, soluzioni singole e palle perse, che hanno favorito le ripartenze e il gioco in velocità di Varese, che ha trovato in Polonara l’appiglio nel momento del bisogno iniziale. Proprio il giovane Achille  ha giocato un ruolo da protagonista tra primo e secondo quarto, con ben 17 punti che hanno permesso alla Cimberio di ricucire un iniziale break pesantemente sfavorevole. Insieme a lui, positivo Aubrey Coleman, devastante in attacco e protagonista, con Hackett, di un duello divertente. È già però chiara una differenza fra le due formazioni: Siena ha nel playmaker il leader indiscusso, che fa quadrare il cerchio nel gioco dei toscani; Varese deve affidarsi al talento offensivo di due grandi atleti. Hackett-dipendenza per Siena e gioco troppo individuale per Varese?

GIOCO DI SQUADRA – Sembra allora naturale chiedersi come siano amalgamati i due gruppi, tema che comunque è particolarmente difficile da analizzare parlando di squadre che giocano insieme da così poco. Alcuni spunti però ci possono essere. Siena pare sicuramente ben amalgamabile: rischierà pure di essere Hackett-dipendente, ma le ottime risposte di Carter –sempre pronto dall’angolo, miglior marcatore biancoverde con 18 punti- e di un Green ottimo nel secondo tempo lasciano ben sperare Crespi. I due sembrano ben completarsi: il primo, ala piccola, è un cecchino, capace di farsi sempre trovare libero nel posto giusto; la guardia statunitense sa invece fare bene il solista, integrando gli attacchi in cui Hackett non può sempre prendersi responsabilità. Ottima anche la risposta alla zona 3-2 varesina  dell’ultimo quarto: quintetto piccolo, Ress da centro, con ovvi movimenti perimetrali, tre bombe e tutti a casa. Dall’altro lato discorso più complesso: complici i numerosi acciacchi, si è vista una Varese comunque limitata: male Sakota (dato in forse alla vigilia), Ere, inspiegabilmente impalpabile, Scekic, troppo nervoso e ingenuo, cosa ingiustificabile per uno esperto come lui, e scarso apporto di De Nicolao e Rush. Al netto dell’assenza di un asse play-pivot significativo –Clark non incide sul gioco, Hassell è positivo vicino al canestro, ma ha bisogno di più coinvolgimento- Varese si è dovuta molto appoggiare a iniziative individuali. Ci sono comunque margini di miglioramento evidenti: crescendo nella difesa sul pick’n roll, per ora scadente, e migliorando la circolazione di palla, si possono sfruttare le indiscusse capacità da sotto del centrone americano e le doti balistiche degli stessi Clark ed Ere.

PROSPETTIVE – È ora lecito chiedersi a che tipo di campionato preluda questo scontro di inizio stagione e se mai potremo rivedere Siena e Varese contendersi importanti risultati anche nel prossimo futuro. Difficile: gli obiettivi dei due team sembrano decisamente differenti. Se Siena, grazie a giusti innesti e a un sistema collaudato, può ancora essere leader in Italia, Varese quasi sicuramente non troverà in Clark e Hassell sostituti al pari di Green e Dunston. Escono però tutte e due da questa sfida con un tratto comune: il carattere. Sarà la grinta dei singoli Hackett, Polonara e Coleman, oppure la forza del gruppo, ma, al netto di oggettivi limiti tecnici su cui ci sarà la prima parte di campionato per lavorare, questa Supercoppa ci lascia il ricordo di due squadre che -sebbene in chiaro rapporto di gerarchia- hanno lottato per tre quarti con buona intensità. A Siena si può giustamente festeggiare, a Varese si può partire a costruire da qui.